Suona la campana a morto per Zelensky

Di Luciano Lago

Zelensky scaricato dai suoi padroni e sponsor occidentali cerca un rifugio sicuro. Adesso l’ex comico deve guardarsi le spalle da quanti vogliono fargli la pelle e fargli pagare la sua arroganza diretta a sacrificare gli ucraini per gli interessi dei suoi padroni.

La guerra è persa e non c’è più alcuna possibilità di riprendere qualsiasi controffensiva. Lo dicono tutti gli analisti e lo dice persino l’ex sindaco di Kiev (il pugile) che  ha accusato Zelensky di essere un dittatore che vuole creare uno stato autoritario. Lo accusano i suoi ex sottoposti ed i capi delle forze militari per aver mandato al macello le truppe ucraine come carne da cannone.

Smentite tutte le balle pronunciate dai media e dagli agenti militari USA in Europa, i Draghi, gli Scholz, i Macron e gli altri sulla sicura sconfitta militare della Russia e sulle sue inevitabili difficoltà per le sanzioni. Al contrario la Russia si è rafforzata, militarmente ed economicamente, ha invertito il flusso del suo export dall’Europa all’Est, verso la Cina, l’India e altri paesi e le sanzioni non hanno prodotto altro che l’affossamento dell’Europa. Un effetto boomerang che non era difficile prevedere.

Le sanzioni sono servite soltanto a rafforzare l’industria energetica statunitense e tutto quello che avevano sostenuto si è dimostrato falso.

Il primo responsabile di tutto, il presidente Biden, è disperato per aver ottenuto il rifiuto del Congresso nello stanziamento di ulteriori soldi per l’Ucraina.  Il Senato ha detto basta e Biden è uscito di testa, iniziando a sbroccare, farneticando di guerra mondiale, di prossima invasione della Russia e di attacco alla Nato. In realtà vorrebbero mantenere in piedi l’Ucraina perché questa è utile e serve all’Occidente, in particolare agli ambienti dello stato profondo per realizzare enormi profitti con le forniture belliche a cui lavora l’apparato industriale militare USA.

Ci raccontavano che la Russia sarebbe rimasta isolata. Altro che isolare la Russia, vedi il rafforzamento della Russia sul piano internazionale e i rapporti sempre più solidi e consolidati della Russia con i grandi paesi emergenti che voltano le spalle all’occidente.

La spaccatura tra occidente e resto del mondo è sempre più evidente ed è accresciuta dal rifiuto dei grandi paesi di aderire alle “regole” imposte dagli Stati Uniti.

Zelensky e gli altri burattini dell’occidente a guida USA sono destinati a finire nella spazzatura della storia, come è stato per quelli che l’hanno preceduto, i Guaidò in Venezuela o il Noriega di Panama, il Ngô Đình Diệm del Vietnam del Sud, e tanti altri.

I “fantocci” degli americani in Europa sono ammutoliti ed attendono nuove istruzioni da Washington, pronti ad obbedire al padrone che deve indicare quale sarà la via d’uscita per sottrarsi alle loro responsabilità.

Putin viaggia in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi e si gode l’accoglienza trionfale mentre gli statisti occidentali sono costretti ad ore di attesa prima di essere ricevuti dagli sceicchi arabi che minacciano di chiudere il rubinetto del petrolio e dei soldi ai governi europei, non più graditi per la loro tracotanza.

Il mondo è cambiato ma in Occidente non se ne sono accorti.


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