Lettera aperta al Presidente della Repubblica

di Adriano Tilgher

Egr. Presidente,

nel farLe gli auguri per l’odierno Ferragosto, non posso esimermi dall’esprimerLe la mia solidarietà per le difficili scelte che sono nelle Sue mani.

L’Italia è in un momento critico della sua storia...

e del suo cammino, è sulla soglia di una definitiva decomposizione che sarebbe nefasta non solo per il popolo italiano, ma per l’indispensabile costruzione dell’Europa e di un suo popolo.

Il popolo italiano, di cui Ella, in questo momento, è il primo ed il più importante rappresentante, ha dimostrato, anche se in modo scomposto e senza una visione preordinata, di voler cambiare e di desiderare delle scelte in controtendenza rispetto alla volontà precostituita sia del ceto politico, sia dei manipolatori di massa, quali sono i vari controllori dei “media” e dei “social”.

Nulla di razionale in tutto questo, solo istinto, puro istinto. Ma, se vogliamo credere nelle enormi capacità intuitive e creative del nostro popolo – come ci insegna la storia – non possiamo non tener conto di quanto emerge dalla pancia profonda degli Italiani, capirne ed interpretarne al meglio le indicazioni, liberi dai condizionamenti che vengono da più parti, come Lei, per il ruolo che occupa, sa meglio di me.

Io non credo nella democrazia di facciata, quale quella in cui viviamo oggi; credo profondamente nel diritto/dovere di tutti di partecipare concretamente alla vita politica e sociale della nostra amata Nazione ed il popolo italiano pare disperatamente proteso verso la ricerca di soluzioni in tal senso, che nessuno prospetta concretamente.

Gli Italiani sono riusciti, dall’epoca di “mani pulite” in poi, a modificare più volte, solo con il loro voto, il nostro panorama politico e a vanificare le astiose e talvolta violente contrapposizioni che ci hanno sempre contraddistinto.

Da qualche tempo a questa parte in Italia le elezioni vengono vinte da partiti che, per lo meno a parole, parlano di superamento dell’antitesi destra/sinistra e di non riconoscersi nelle contrapposizioni delle ideologie del passato.

La  molla che ha fatto scatenare questo fatto nuovo, nonostante il perpetuarsi, da parte dei rimasugli trasformati della vecchia partitocrazia, di proposizioni discriminatorie e tendenti a fomentare odi e contrasti ormai superati dai tempi, è quel malessere diffuso che serpeggia il tutti noi.

Lei, da buon cattolico, sa benissimo che il malessere non è solo economico, ma è soprattutto etico, sociale, esistenziale per l’assoluta mancanza di riferimenti certi, di qualsiasi genere, nella società in cui viviamo, soprattutto nel mondo occidentale.

Tutto il resto, leggi di bilancio, Europa, debito pubblico, PIL ecc. sono successivi alla ricostruzione interiore di un popolo.

Qua innesto il mio appello, non presti il fianco ai giochi di palazzo, non consenta la sopravvivenza di ciò che il popolo italiano, a larga maggioranza, ha manifestato di non volere più e, una volta espletate tutte le procedure che la legge Le impone, rimetta la decisione nelle mani del popolo, che in più occasioni ha dimostrato di avere molta più sapienza dell’attuale classe politica.

La ringrazio per la Sua attenzione e La saluto con deferenza.


Editoriale

 

L'antifascismo in assenza di Fascismo

di Adriano Tilgher

Davanti al nulla assoluto della loro presenza e capacità politica ed al loro squallido servilismo nei confronti dell’emissario dei potentati anti italiani, Draghi, tutti i partiti ed i sindacati hanno ritrovato ossigeno e una ragione per esserci nell’antifascismo. L’antifascismo è un rito antico, impostoci con il diktat di pace del 1947 da inglesi, americani, marocchini che ci hanno sconfitti ed occupati il 25 aprile 1945 e non se ne sono più andati. Un rito recepito dalla nostra costituzione nelle norme transitorie e finali che non transitano mai.

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La Spina nel Fianco

 

Sindacalismo Rivoluzionario

Settembre 1904 con il primo sciopero nazionale prende ufficialmente vita in Italia il "Sindacalismo Rivoluzionario", tra i principali ideologi il francese Georges Sorel e gli italiani Arturo Labriola e Enrico Leone. Il principio fondamentale del sindacalismo rivoluzionario era l'indipendenza sindacale nei confronti sia dei partiti politici che dello Stato. Inizialmente nasce come corrente di sinistra in seno al Partito Socialista per poi distaccarsene nel congresso di Ferrara del 1907, per avviare un lavoro sindacale autonomo, dapprima nelle campagne emiliane, poi nei centri industriali del Nord, e nelle miniere di Puglia e Toscana. I suoi organizzatori più attivi furono Alceste De Ambris e Filippo Corridoni. Nel 1907 a Parma nasce la CGdL, su una idea di Alceste de Ambris. Nel 1912 Filippo Corridoni ed altri, spaccano il movimento creando l'(USI), l'Unione Sindacale Italiana, che aumentò il proprio peso politico diffondendosi specialmente a Milano.

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