Israele sospinge Washington a rompere il patto nucleare con l'Iran

 Questa settimana è previsto a Washington un vertice fra le cinque potenze che hanno sottoscritto il patto del nucleare con l'Iran nel 2015, conosciuto come il "Piano di Azione Congiunto" (JCPOA). Si riuniranno quindi il presidente francese, Emmanuel Macron, la  cancelliera tedesca Merkel; li raggiungerà il ministro degli esteri britannico, Boris Johnson, per discutere con Trump circa la prospettiva del rinnovo dell'accordo sul nucleare con l'Iran e delle eventuali condizioni da ridiscutere. Non è un mistero che Trump si trova fermamente contrario a tale accordo.

Nel frattempo il ministro degli esteri iraniano Javad Mohammed Zarif trascorrerà la settimana a New York per assistere ad una assemblea presso le Nazioni Unite.

In una parola, questa settimana sono stati avviati negoziati indiretti sul futuro dell'accordo nucleare del 2015 con l'Iran.

Consapevole di questo, Zarif, alludendo alla inaffidabilità dell'Amministrazione USA, ha rilasciato una sua dichiarazione ai media: "La volontà manifestata da Washington di rinegoziare unilateralmente lo storico patto nucleare internazionale con Teheran dovrebbe essere vista come un "messaggio molto pericoloso" per qualunque paese che pianifichi di intrattenere accordi e negoziati con gli Stati Uniti”.

Fonti ben introdotte rivelano che i documenti di lavoro sono stati preparati per il vertice a Washington da una squadra di diplomatici. Devono essere gli orientamenti concordati per una nuova linea politica occidentale comune sull'Iran. Secondo questa bozza di nuovo accordo (predisposto dai soli alleati europei):

  1. A) All'Iran sarebbe vietato sviluppare armi nucleari dopo la scadenza dell'accordo nucleare nel 2025.
  2. B) Le ispezioni internazionali dell'AIEA dovranno essere intensificate sul posto, compresi i siti militari in cui si sospetta l'attività nucleare e che Teheran ha chiuso ai controlli.
  3. C) La continuazione di Teheran nello sviluppo di missili balistici incorrerebbe in nuove sanzioni.

Nelle sue interviste ai media statunitensi, il ministro degli Esteri Zarif ha messo in rilievo  che Teheran non sarebbe disponibile ad accettare alcuna clausola aggiuntiva da inserire nel testo originale dell'accordo nucleare ed ha avvertito che il suo paese riprenderà il suo programma nucleare "a una velocità molto maggiore", se Trump romperà unilateralmente il patto mettendo gli Stati Uniti fuori dall'accordo.

Zarif ha anche insistito sul fatto che rimanere nell'accordo non sarebbe sufficiente se gli Stati Uniti non andranno a revocare le sanzioni che strangolano l'economia iraniana. I punti su cui l'Iran è disponibile sarebbero i seguenti:

  1. A) L'Iran si impegna a non attaccare Israele a meno che non venga attaccato dallo Stato sionista.
  2. B) Tutti i paesi devono intraprendere la via diplomatica per regolare le questioni internazionali e non ricorrere alla forza.
  3. C) Il Governo di Bashar al-Assad in Siria non è in discussione e le forze iraniane rimarranno in Siria per fronteggiare i gruppi terroristi.
  4. D) Le forze di Hezbollah sono in Siria per garantire la sicurezza del Libano e si ritireranno quando la loro missione sarà compiuta.
  5. E) L'Iran non ha ambizioni territoriali sulla Siria ma il suo aiuto è stato richiesto dal Governo di Damasco ed è quindi pienamente legittimo.

L'altro attore che non compare sulla scena ma la cui incombente presenza si staglia sul tavolo  del prossimo negoziato è Israele. Questo Stato non risparmia minacce e promesse di guerra contro l'Iran proprio quando i partner occidentali propongono a Teheran una forma di autodisarmo parziale. Vedi le avvertenze di Netanyahu.

Questo rende tutta la vicenda una commedia delle parti che potrebbe rivelarsi alquanto inutile e pericolosa.

Qualora infatti tutto dovesse procedere ottimisticamente nel migliore dei modi, con un’intesa fra le parti ed il rinnovo degli accordi, sembra molto probabile che sarebbe Israele a lanciare una prossima provocazione per poi richiedere alla "comunità internazionale" un "intervento umanitario" contro le forze iraniane. Azione questa che farebbe saltare qualsiasi accordo e vanificherebbe tutti gli sforzi negoziali.

La volpe israeliana è troppo furba per non attuare le sue macchinazioni ma, questa volta con l'Iran, la Russia e la Cina schierate contro, poterebbe lasciarci la coda.


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Editoriale

 

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Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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