Guerra e colonizzazione: le due costanti dell'egemonia USA

La sequela degli avvenimenti che hanno portato all’attuale situazione di guerra in Ucraina e in Europa rappresentano un'accelerazione qualitativa di una tendenza che durava da vari decenni per cui il mondo occidentale a guida statunitense si sarebbe prima o poi scontrato con i paesi che non hanno accettato la dominazione unipolare USA e non hanno aderito all'ideologia globalista liberal.

Questa ideologia, prevalente nel mondo anglosassone e occidentale, con il suo intrinseco carattere relativista, consumista ed omologatore di individui e popoli, è diventata sempre più totalizzante da quando le potenze occidentali pretendono di farne una propria bandiera in nome della "democrazia" e dei "diritti umani".

La visione globalista e liberal concepisce un tipo di individuo privo di proprie radici  culturali e identitarie, omologato alle logiche economicistiche e consumiste, privo di una propria spiritualità  e pronto ad abbandonare il retaggio delle leggi naturali che ogni persona porta nel proprio bagaglio ereditario.

Da questa visione discende la legittimazione del matrimonio omosessuale, con la esaltazione della cultura Gender, di cui il rifiuto del sesso predeterminato alla nascita è uno degli anelli di questa catena.

L'occidente a guida anglosassone considera arretrati i paesi che non si uniformano a questa ideologia e si propone di diffondere i suoi pretesi "valori" attraverso gli organismi sovranazionali come l'ONU, le agenzie a questo collegate, vari organismi finanziati dai potentati finanziari (Open Society, la National Endowment for Democracy (NED), USAID ed altre similari.

Quanto sopra serve a far comprendere che la causa dei crescenti conflitti in cui sono coinvolti i paesi occidentali (in primis USA e Regno Unito) non deriva solo da motivazioni geopolitiche e economiche, ma anche dalla contrapposizione fra globalismo liberal e visione identitaria o religiosa di singole nazioni.

In altre parole si tratta di uno scontro di civiltà che era stato preconizzato da storici ed studiosi fra cui spicca Samuel P. Huntington, autore del famoso testo "Clash of Civilizations" (scontro di civiltà 1993) in cui aveva previsto il conflitto fra la civiltà occidentale con quella islamica, quella cinese o quella indiana.

Siamo testimoni della morte delle identità più importanti per i mondi locali, tradizionali. Alcune di queste identità non si arrendono e resistono ancora al meglio delle loro capacità. Tuttavia in ogni decennio il mondo globale conquista nuove vittorie, religiose, culturali, nazionali, di genere: le identità più importanti per una persona vengono cancellate e riconosciute come arcaiche in nome della costruzione di una nuova persona globale, consumista, economicista e omologata.

Non a caso gli Stati Uniti hanno intensificato la loro aggressione militare a livello internazionale mano a mano che hanno preteso di affermare il proprio "eccezionalismo" quale super potenza che doveva imporre il proprio modello agli altri popoli per poi naturalmente assoggettarli alla propria dominazione economica, politica e culturale, come avvenuto per i paesi già assoggettati.

Gli scontri avvenuti in passato, in Medio Oriente, in Asia o nei Balcani, avevano riguardato quasi sempre paesi del terzo mondo o comunque paesi non eccessivamente industrializzati. Dall'ex Jugoslavia  all'Afghanistan, all'Iraq, alla Libia, alla Somalia, alla Siria ecc.. La lista delle guerre americane è lunga.

Attualmente lo scontro in corso riguarda gli Stati Uniti e la NATO con la Russia, in una guerra per procura combattuta in Ucraina.

Questa è la prima volta che gli Stati Uniti si trovano ormai faccia a faccia con la principale potenza militare continentale che si contrappone all'occidente con una propria visione identitaria, tradizionalista e religiosa che è agli antipodi con il globalismo liberal.

Ne deriva che questo non è soltanto uno scontro geopolitico ma è soprattutto un conflitto fra due visioni del mondo inconciliabili.

La colonizzazione dell'Ucraina, che diventa una base USA/NATO puntata contro la Russia, si scontra con un avversario che ha risorse militari, tecnologiche, energetiche ed industriali paragonabili a quelle dell'egemone USA.

Questa è una situazione nuova a cui l'occidente non era abituato se non nell'epoca della guerra fredda.

Attualmente gli equilibri si sono rotti e da una parte c'è la pretesa americana di assoggettare l'Eurasia, piegando la Russia, mentre dall'altra c'è la lotta divenuta esistenziale della Russia che non vuole soggiacere alla dominazione anglosassone e rivendica la propria sfera di influenza.

Questa contrapposizione è stata recepita da molti paesi, che oggi cercano di affrancarsi dalla dominazione a guida USA per rivendicare la propria sovranità ed hanno trovato un collegamento utile con le potenze emergenti, Cina e Russia, che guidano lo scontro.

Questo spiega il fallimento della campagna di sanzioni messa in atto contro la Russia che si assomma a quelle precedenti campagne ancora in atto contro paesi come l'Iran, la Siria, Cuba, il Venezuela.

Questo è un segnale denso di significato di cui il mondo occidentale a guida USA dovrà tenere conto.


Editoriale

 

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