Niente di quanto conosciamo sarà più come prima

Quando cesseranno le ostilità della guerra in Ucraina, indipendentemente da chi vinca sul terreno, è facile prevedere che assisteremo ad un cambiamento del sistema internazionale e nulla sarà più come prima.

Una delle prime conseguenze è che il vecchio sistema dominato dall'imperialismo statunitense, sin dalla Seconda guerra mondiale, è destinato a essere solo un ricordo.

Come effetto della guerra e del sistema sanzionatorio occidentale, alcuni paesi si vedranno costretti ad adottare il sistema di sanzioni varato da Washington e dalla NATO ma sono già un grande numero i paesi che hanno manifestato la loro volontà di non sottomettersi ai dettami degli USA e dei loro alleati. Fra questi, oltre alla Cina, l'India, il Pakistan, l'Indonesia, il Brasile, il Sud Africa, l'Argentina e persino il Messico. Tutto lascia prevedere che emergerà un blocco di paesi antagonisti dell'egemonia americana che avrà come capofila la Russia e la Cina a cui si aggregheranno un grande numero dei paesi emergenti e, fra questi, quelli con la maggiore popolazione mondiale.

Un tale scenario rappresenterà la vera sfida all'ordine mondiale di marca statunitense che vedrà messa in crisi la sua leadership globale.

Il calcolo, che gli strateghi USA avevano fatto, della convenienza di suscitare un conflitto in Ucraina per isolare la Russia e riprendere la leadership in Europa, impedendo il formarsi di un asse euroasiatico, era fondamentalmente errato. Questo non teneva conto che il mondo è cambiato e sta emergendo comunque un nuovo equilibrio che risulta dai nuovi blocchi commerciali che si sono creati in Asia ed in altre zone che non sono più sotto la diretta influenza degli Stati Uniti. La politica sanzionatoria di Washington, estesa ormai a oltre quaranta nazioni del mondo, rischia di produrre effetti contrari a quelli che si erano proposti.

Se esaminiamo il conflitto in Ucraina da un punto di vista geopolitico, era chiaro che gli Stati Uniti sono stati i principali istigatori della militarizzazione dell'Ucraina per provocare l'inevitabile intervento della Russia e che vedevano in questo il mezzo per bloccare l'intensificarsi della cooperazione russo tedesca ed europea, considerata pregiudizievole per il predominio economico statunitense.

La strategia di Washington è stata allargamento della NATO verso Est e circondare la Russia con una cintura di paesi ostili utilizzati per destabilizzarla. L'Ucraina era ed è il pezzo forte, pur non essendone membro, al suo interno erano state costituite di fatto basi della NATO ed erano stati inviati una quantità di istruttori e consiglieri militari, camuffati sotto altre vesti. Alcuni di questi sono stati eliminati o catturati dalle forze russe nel corso dell'operazione speciale.

Lo scontro fra la politica imperiale USA e la Russia era inevitabilmente destinato a manifestarsi per interposta persona e l'Ucraina rappresenta il campo di battaglia dove si affrontano i gruppi pro USA NATO con le forze russe decise a rompere l'accerchiamento. Esattamente l'opposto di come viene descritto il conflitto dalle fonti di propaganda occidentale.

Era chiaro che la Russia doveva agire prima o poi per disinnescare la minaccia di un paese divenuto il fulcro delle attività anti russe che si apprestava a disporre a breve anche di un’arma nucleare.

Nella lotta fra la Russia e l'Occidente oggi è implicito il confronto in atto che si ricava anche dalle dichiarazioni fatte, circa un anno fa, da Vladimir Putin che gli sforzi degli USA e della UE erano volti a “provocare la destabilizzazione interna per minare i valori che uniscono la società russa e, in ultima analisi, indebolire la Russia e metterla sotto controllo esterno”.

Nel suo discorso annuale all’agenzia di intelligence nazionale, Putin aveva ribadito che l’Occidente stava “cercando di incatenare la Russia con sanzioni economiche”, aggiungendo: “Stiamo affrontando quella che viene chiamata la politica di contenimento della Russia.”

Putin inoltre aveva sottolineato che “la questione non è legata alla concorrenza … piuttosto, è una linea coerente e aggressiva volta a ostacolare il nostro sviluppo, rallentandolo e creando problemi lungo i nostri confini”.

Bastava ascoltare questo discorso e comprendere che la reazione della Russia non avrebbe tardato a manifestarsi ma era proprio questo l'obiettivo che le élite di potere occidentali perseguivano da tempo.

 

Immagine: https://tfnews.it/


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.