L’Europa resta ai margini intrappolata nelle guerre americane

Ancora una volta si profila una guerra americana per gli interessi egemonici di Washington, coperti dalla abituale propaganda diretta contro il cattivo tiranno di turno, ieri Saddam Hussein in Iraq, il Mullah Omar in Afghanistan, poi Muammar al-Gheddafi in Libia, seguito da Bashar al-Assad in Siria, adesso niente meno che Vladimir Putin in Russia, scelto come il male assoluto che incarna la “minaccia russa” sull’Europa.

Tutta la campagna di isterismo bellico degli Stati Uniti e della NATO copre precisi interessi collegati al mantenimento dell’egemonia USA sull’Europa e alla volontà di impedire l’attivazione del gasdotto Nord Stream 2 fra Russia e Germania. Lo sbocco di questa campagna sarà un conflitto con effetti devastanti e con conseguenze prevedibili di un milione di profughi all’incirca.

L’obiettivo di Washington è quello di far impantanare la Russia in un conflitto in Ucraina e per questo stanno istigando Kiev ad attaccare nel Donbass i secessionisti filo russi in modo da creare il casus belli dove la Russia non potrebbe tirarsi indietro. Tutto calcolato nei piani del Dipartimento di Stato USA, della CIA e dei servizi di intelligence britannici.

La prima vittima sacrificale prescelta in questo caso è l’Ucraina che fornirà la carne da cannone per farsi stritolare dai russi. Approfittando della dabbenaggine dell’attuale presidente dell’Ucraina, Zelensky, stretto da enormi problemi interni e dalla pressione delle fazioni estremiste ucraine, gli statunitensi hanno buon gioco a fare dell’Ucraina il detonatore di un conflitto in Europa.

Non manca però anche la seconda vittima sacrificale che sarà l’intera Europa, quella che dovrà subire una crisi energetica, economica di forte impatto a seguito delle sanzioni che Washington decreterà sulla Russia e delle ritorsioni che quest’ultima adotterà contro i paesi europei. Senza contare i rischi elevati di un coinvolgimento di alcuni paesi europei che hanno una forte attitudine aggressiva contro Mosca per motivi storici o politici.

È evidente che gli interessi dei paesi europei non coincidono con quelli degli Stati Uniti, visto che l’Europa avrebbe il suo naturale fornitore di risorse energetiche nella Russia e un mercato di sbocco importante per l’industria manifatturiera.

Tuttavia l’asservimento delle classi politiche europee alle politiche atlantiste e filo USA non consente scelte autonome a nazioni come Germania, Francia, Italia o Spagna, dato che in questi paesi sono presenti decine/centinaia di basi militari USA e le politiche di intervento militare sono stabilite attraverso i fiduciari di Washington.

Gli esaltatori dell’Atlantismo e della fedeltà all'”ordine liberale” propugnato come slogan dai politici della destra e della sinistra, sostenitori dell'”ordine basato su regole”, non hanno dubbi in proposito: bisogna sempre seguire il “grande fratello” d’oltre Atlantico.

Non importa se poi queste sono le stesse regole che hanno consentito a Washington ed alla NATO di invadere e destabilizzare paesi sovrani, utilizzando i terroristi Jihadisti come fanteria d’assalto per imporre il proprio modello di regime, sempre fallimentare come accaduto in Iraq, in Libia o in Afghanistan, causando massacri e centinaia di migliaia di vittime civili.

Gli Stati Uniti e le potenze della NATO salgono sul podio a proclamare il primato della democrazia e l’obiettivo della difesa dei diritti umani ma dimenticano di essere il peggiore esempio di sopraffazione di tali diritti in tutti i paesi dove sono entrati con le loro truppe a cui hanno fatto seguito i bombardamenti indiscriminati e le sanzioni che colpiscono le fasce più deboli delle popolazioni già impoverite dalle guerre.

Questa peculiarità delle guerre americane oggi però ha per obiettivo una grande super potenza come la Russia che difende la sua sicurezza e si oppone all’ordine globale stabilito dagli Stati Uniti.

La Russia, a nostro avviso, ha il pieno diritto di esigere una distanza di sicurezza delle basi della NATO dalle sue frontiere in virtù della predisposizione aggressiva di questa alleanza e di assicurarsi la tutela delle centinaia di migliaia di suoi cittadini (circa 700.000) residenti nel Donbass che rischiano di essere sottoposti a pulizia etnica da parte del regime Ucraino.

L’Europa nega alle Repubbliche del Donbass quello che a suo tempo è stato concesso al Kosovo a seguito della guerra della NATO contro l’ex Jugoslavia: l’autonomia come Stato. Un evidente doppio standard di valutazione che non ha alcuna giustificazione se non quella di voler sostenere le tesi di Washington che vorrebbero assimilare gli stati dell’Ex URSS in funzione anti russa. Sembra ovvio che Mosca sia molto attenta a difendere il proprio interesse nazionale ed a non cedere.

Gli Stati Uniti non hanno mai mantenuto neppure uno solo dei trattati che hanno firmato. Il presidente Putin lo ha compreso tardi ed ha adottato un atteggiamento deciso e non più conciliante, riservandosi le sue contromosse.

L’Europa rimane ad assistere all’esito di questa partita che, comunque vada a finire, sarà l’ennesima sconfitta per l’Europa rimasta ai margini della scacchiera geopolitica. Ne subirà le conseguenze.

 

 

 

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