Lo scontro fra Occidente e Russia si prefigura come ideologico prima che politico e militare

Il cursus della Storia dell'Occidente dal dopoguerra ad oggi dimostra che il sistema occidentale presenta tutti i segni inarrestabili di una netta decadenza che non è soltanto di carattere politico ed economico ma rappresenta un crollo di civiltà e di morale che oggi investe sia l’Europa sia gli Stati Uniti e il nord America.

Questo processo si è reso ancora più evidente dopo l'ultima ritirata disastrosa delle forze statunitensi e della NATO dall'Afghanistan, considerando come hanno lasciato quel paese dopo 20 anni di intervento bellico. Una situazione non migliore di quella che lasciavano le orde barbariche: rovine, massacri, saccheggio delle risorse, fame e depravazione.

L'Occidente oggi rappresenta una depravazione progressiva della sua stessa civiltà avviata sulla china delle nuove ideologie globaliste e distruttive delle identità tradizionali e della cultura europea, il tutto in nome di un preteso universalismo apolide caratterizzato da materialismo consumistico e individualista.

Era inevitabile che il paese capofila, gli Stati Uniti d'America, entrasse in conflitto con la Russia di Putin che Washington per diversi anni aveva provato a sottomettere dopo la disgregazione dell'URSS avvenuta nel 1991.

Questa aggressività non è dovuta esclusivamente ad un fattore geopolitico, quale la volontà americana di dominio unipolare ma il fattore scatenante è ideologico: fra Mosca e Washington si scontrano due concezioni del mondo.

L'Occidente a guida statunitense rappresenta il rovesciamento del mondo tradizionale contro la Russia che difende il mondo della Tradizione.

Se diamo uno sguardo alla Storia, un’ostilità dell'Occidente, in particolare del mondo anglosassone, c'è sempre stata nei confronti della Russia, sia quando era governata dagli Zar, sia quando poi si è tramutata in Unione Sovietica. 

Dopo lo sfaldamento dell'URSS, gli anglosassoni hanno cantato vittoria troppo presto e, come noto, hanno infiltrato in Russia gli oligarchi di loro fiducia per privatizzare e impadronirsi dei beni della Russia fino a che il processo avviato non è stato bruscamente interrotto dal presidente Putin che ha fatto arrestare tali soggetti.

Negli anni successivi la battaglia condotta dall'Occidente contro la Russia si è svolta in gran parte nell'area culturale, ovvero nella comunicazione, per influenzare la società russa con il modo di vita occidentale, consumistico ed individualista, in particolare fra le giovani generazioni, più sensibili alle mode.

Questa la principale battaglia culturale che la Russia di Putin deve sostenere per arrestare i fenomeni di disgregazione dall'interno che gli anglosassoni stanno pilotando come strategia di lungo periodo.

In parallelo gli Stati Uniti e la NATO hanno condotto un progressivo accerchiamento della Russia mediante l'inglobamento nella NATO di tutta una serie di paesi dell'Est Europa, che in precedenza erano membri del Patto di Varsavia, tramite pressioni e ricatti economici, fino a creare un blocco che circonda la Russia con una catena di basi militari le cui armi sono puntate verso Mosca.

L'Occidente ha dato ad intendere che, se non riuscisse a destabilizzare dall'interno la Russia, l'alternativa è quella di provocare un conflitto fra la Russia e gli stati regionali cooptati dagli USA in funzione anti russa.

Chiaramente questo non è tollerabile per la Russia che oggi, dopo un periodo di trattativa con gli USA e con la UE, ha finalmente inteso che nessuno spazio di compromesso è possibile.

Questo spiega il cambio di atteggiamento di Putin che si è deciso per la prima volta a lanciare un ultimatum agli USA ed alla NATO per ottenere garanzie di sicurezza e di non allargamento della NATO ad est.

Questa decisa presa di posizione di Putin è stata resa possibile dal fatto che la Russia militarmente ha fatto grossi passi avanti negli armamenti e nella tecnologia, dedicandosi a sviluppare missili ipersonici come i Kalibr, Kinjal, Avangard, Krasukha, Bastion e molte altre armi che le hanno conferito un vantaggio strategico.

Allora forse Washington e Buxelles saranno costrette ad ascoltare le richieste tassative dell'ultimatum russo alla NATO. Tuttavia si può essere certi che la battaglia culturale continuerà nel lungo termine poichè a questa è collegata la possibilità di rappresentare un modello per tutto il mondo.

 

 

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