Dietro la ritirata USA dall'Afghanistan un calcolo geopolitico

Gli avvenimenti non sono mai come sembrano o come vogliono farli apparire.

Questa norma si può applicare anche agli ultimi eventi che si sono sviluppati clamorosamente in Afghanistan con l'improvviso e rapido ritiro delle forze USA dal paese.

E' davvero tutto come sembra e come viene descritto dalle agenzie e dai grandi media, ovvero una ritirata precipitosa incalzata dall'avanzata dei talebani, con la resa dell'esercito afghano e la fuga dell'equipe del governo di Kabul?

Non ci sembra plausibile e piuttosto siamo orientati a credere che sia intervenuto un accordo segreto pianificato già da tempo che ha permesso tutto questo: ritiro forze USA, resa esercito afghano, campo libero e passaggio di consegne ai talebani.

L'ordine del ritiro e della resa è stato dato, non da Biden che non è in grado di dare qualsivoglia ordine,  ma da ambienti del Dipartimento di Stato collegati al Deep State di Washington sulla base di un calcolo geopolitico.

Si può indovinare quale sia questo calcolo e, a nostro parere, questo si può riassumere nel creare un centro di caos in Asia occidentale con la possibiltà di propagarlo ai paesi vicini ed in particolare alla Cina ed alla Russia.

La politica del caos non è una novità ma è stata perfino teorizzata da alcuni strateghi di Washington e fra questi la stessa Hillary Clinton.  Sembra quindi credibile che questa finalità sia stata adottata quando, negli uffici degli strateghi USA, si è analizzata la situazione dell'Afghanistan come non più sostenibile ed eccessivamente onerosa per seguire a mantenere le truppe ed i numerosi contractors USA nel paese. Meglio adottare un piano alternativo, devono aver pensato gli strateghi della Casa Bianca.

Il piano che si intravede è quello di creare un caos in Asia e cercare di farlo esondare verso i paesi vicini ed  è sembrata questa una soluzione vantaggiosa nel contesto della guerra ibrida (e non solo ibrida) contro la Cina, il principale concorrente della superpotenza USA.

In particolare trasmettere l'infezione del terrorismo islamista verso la regione cinese del Sinkijang provocando un incremento delle spinte di secessione da parte dei gruppi terroristi che già esistono nel paese e sono utilizzati dalla CIA alla stregua di "ribelli" da sostenere contro Pechino.

La vecchia tecnica di sobillazione USA per destabilizzare paesi ostili torna semre valida nei piani delle teste d'uovo di Washington e non è difficile indovinare quale sia il piano del Dipartimento di Stato USA per creare problemi alla Cina e destabilizzare il suo ordine interno.

Questo sarebbe un obiettivo ben più importante di una stabilizzazione dell'Afghanistan a cui Washington non è mai sembrato interessato nel corso degli anni.  La prova è nella situazione sempre precaria in cui il paese è stato mantenuto con una corruzione stratosferica del gruppo dirigente del paese, enorme crescita del traffico di droga e scarso controllo del territorio. Quindi perchè affannarsi tanto per un paese che interessa relativamente poco (se non per la sua posizione strategica)  la elite di potere di Washington, ?

Meglio giocarsi la carta del caos come già è stato fatto in altri paesi (dall'Iraq alla Libia, alla Siria, ecc..) con esiti disastrosi ma utili per la strategia USA ed Israele.  Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Sarà un calcolo di lungo periodo per gli USA ma, in ogni caso, il ritiro e la sconfitta per quanto giudicato più utile in termini strategici, per il resto si sta tramutando in una catastrofe che potrà avere conseguenze disastrose per la credibilità di Washington sulla scena mondiale, in particolare per la perdita di credibilità e di prestigio della super potenza americana. Forse questo fattore non è stato sufficientemente soppesato dalla miope visione delle teste d'uovo di Washington. Gli effetti del ritiro americano e delle guerre distruttive si vedranno nel prossimo periodo ma una cosa è certa: il vecchio mondo unipolare dominato dalla superpotenza americana è tramontato per sempre.

 

Immagine: https://www.radiocittafujiko.it/


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