L'America impotente di fronte alla resistenza del popolo siriano e dei suoi alleati

Le vicende della guerra contro la Repubblica Araba Siriana (RAS) sono tornate di attualità lo scorso sabato 17 luglio quando il presidente Bashar al-Assad ha presieduto la cerimonia di investitura per la sua rielezione alla Presidenza della RAS. Una rielezione che ha dimostrato il forte appoggio della popolazione siriana che lo ha votato in massa in patria ed all'estero, (anche da paesi come il Libano dove sono presenti oltre un milione di siriani espatriati). Elezione naturalmente contestata dagli stessi paesi che hanno aggredito la Siria direttamente o per mezzo degli eserciti mercenari. 

Della Siria si torna a parlare a più riprese quando la cronaca dei fatti entra di prepotenza nei notiziari di tutto il mondo come nel corso dell'ultimo bombardamento del 27 giugno ordinato dall'Amministrazione Biden sul confine fra Siria e Iraq, per colpire le forze alleate siriane e irachene che si oppongono al terrorismo ed alla presenza degli statunitensi. Un bombardamento a scopo "dissuasivo" ha detto il portavoce di Washington ma l'effetto è stato contrario, visto che si sono intensificati gli attacchi contro le basi e i convogli delle forze USA sia in Iraq che in Siria.

La guerra in Siria dura da oltre dieci anni ma i nemici della Siria (USA e alleati occidentali, Israele, la Turchia e le monarchie del Golfo) non si sono ancora rassegnati alla sconfitta e, in particolare, Washington non ha preso bene il fallimento del suo progetto di balcanizzazione della Siria e dell'Iraq.

Le illusioni di un ammorbidimento di Biden sono presto cadute. Nella realtà gli avvenimenti hanno dimostrato che la strategia USA non cambia e gli obiettivi che persegue sono sempre gli stessi: cambio di regime, destabilizzazione dei paesi ostili al suo dominio e aggressioni dirette.

Questo significa che colui che occupa la Casa Bianca non decide sulle politiche strategiche di questo potere.

Tale considerazione è stata comprovata chiaramente quando Trump non è stato in grado di mantenere la sua promessa elettorale di ritirare le forze di occupazione dal nord-est della Siria. Alla domanda su chi disponga quindi del vero potere, si può rispondere: i grandi monopoli finanziari, militari-industriali, tecnologici, commerciali, energetici …

Può sembrare strano ma l'imperialismo, dopo 10 anni di guerra per procura, non è riuscito a rovesciare il partito socialista arabo siriano Baath. Se Washington riconosce la sua sconfitta, deve assumere la vittoria della Russia e del Fronte di Resistenza e, di conseguenza, la perdita della sua influenza in una regione strategica dotata di grandi risorse.

Quale l'obiettivo USA nel bombardare le forze siriane e irachene

Il primo obiettivo è rompere la continuità del collegamento orizzontale del Fronte della Resistenza che intercorre tra Teheran e Beirut attraverso Baghdad, Bassora e Damasco. In seconda battuta minacciare la presenza militare russa che è stata determinante nel fallimento del piano di USA e Israele in Medio Oriente. Inoltre gli USA vogliono impedire la ricostruzione della Siria e il consolidamento della sua vittoria nei territori ancora occupati dalle truppe turche, americane, britanniche e dai loro mercenari islamisti e curdi. Allo stesso tempo contenere l'espansione dell'Iran.

La principale strategia USA in questo momento è quella di mantenere ben scavate le linee di frattura interetniche, inter religiose e interculturali". L'asse della resistenza ha dimostrato che i popoli della regione possono integrare le loro forze per contrastare i piani dell'Imperialismo e di Israele. Gli USA e le potenze occidentali non accettano che la Siria sia un paese sovrano e indipendente, che Assad sia confermato dal suo popolo come presidente e che la presenza americana sia rifiutata in tutti  paesi del Levante e dell'Asia occidentale. Per questo continuano la stessa politica di ingerenza, occupazione e aggressione contro i popoli arabo, musulmano e iraniano, a dispetto della Russia e a sostegno dei loro clienti regionali: Israele, le monarchie reazionarie del Golfo.

Ci si può domandare se sarà sufficiente la solidarietà internazionale con la resistenza senza precedenti del governo e del popolo siriano. Ovviamente e purtroppo la risposta è no.

Il livello delle falsità della propaganda occidentale contro la Siria non hanno precedenti ed hanno influenzato negativamente l'opinione pubblica internazionale ma la verità sta iniziando ad emergere e altri paesi iniziano a ristabilire i rapporti diplomatici con la Siria di Assad.

Fra queste nazioni è emersa la volontà della Cina di riconoscere la legittimità del governo di Bashar al-Assad e di fornire il suo aiuto concreto per la ricostruzione del paese ed il suo sostegno nella lotta ai gruppi terroristi.

Un segnale importante da Pechino, la nuova superpotenza emergente, dichiarato espressamente dal ministro degli esteri cinese nel corso della sua ultima visita a Damasco, quello di non lasciare sola la Siria ed il suo eroico popolo.

 

Fonte: https://www.controinformazione.info/lamerica-impotente-di-fronte-alla-resistenza-del-popolo-siriano-e-dei-suoi-alleati/

Immagine: https://www.controinformazione.info/lamerica-impotente-di-fronte-alla-resistenza-del-popolo-siriano-e-dei-suoi-alleati/


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 2

di Adriano Tilgher

Abbiamo definito, nell’articolo del 10 novembre, le modalità di risveglio e ripresa delle capacità intrinseche del nostro popolo, da me definite come patrimonio immateriale, la cui conservazione e trasmissione alle nuove generazioni è ancora possibile, nonostante sia sotto attacco da parte di potenze straniere che utilizzano traditori nostrani, frequentemente allocati anche in ruoli di governo. Questa definizione è fondamentale perché chiarisce le prime cose da realizzare immediatamente, ovvero salvaguardare e trasferire quell’enorme patrimonio impalpabile ma di straordinaria potenza, per riacquistare per l’Italia quel ruolo fondamentale che ci è stato assegnato dalla storia e dalla collocazione geografica.

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La Spina nel Fianco

 

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