Una trappola tesa a Putin?

A differenza di quanto avveniva in passato, le possibilità di un’intesa fra le super potenze nucleari, USA, Russia e Cina, sono del tutto fuori da ogni prospettiva realistica. Esiste un Impero in declino, quello degli Stati Uniti, che non vorrebbe rinunciare alla propria posizione di dominio e non accetta la coesistenza pacifica con le altre superpotenze. Tanto meno accetta di rispettare le norme internazionali ma, al contrario, pretende di sottoporre il mondo alle proprie regole.

Come ormai tutto il mondo ha imparato a proprie spese, il fattore chiave della politica statunitense verso tutte le nazioni libere è quello della sua pretesa egemonica.

Sebbene gli interventi di Washington siano sempre ammantati da una massiccia propaganda, vuoi sulla necessità di "ristabilire la democrazia", vuoi sui "diritti umani", nessuno può seriamente credere che gli Stati Uniti operino per portare benefici alle popolazioni dei paesi presi di mira.

Nella fase attuale Washington deve reagire alla perdita di credibilità causata dalle sue tante guerre e dalle occupazioni illegali di territori di altre nazioni, per sfruttarne le risorse. Per trovare giustificazione gli USA ricorrono al finto pretesto di combattere il terrorismo quando in molti casi, sono proprio loro che lo alimentano.

Quelli che vengono decantati di volta in volta come i "valori" dell'Occidente o le "regole internazionali" sono sempre e comunque un camuffamento della volontà egemonica di Washington.

In alternativa Washington agita la "minaccia alla propria sicurezza" per giustificare il proprio atteggiamento aggressivo.

L’ulteriore motivazione essenziale è sempre quella di alimentare la spesa mastodontica del complesso militare/industriale degli Stati Uniti.

In sostanza Washington disprezza ogni intento di difesa della propria identità e cultura quando questo rappresenta un ostacolo alla omologazione al sistema globalizzato che viene perseguito da Washington a propria immagine e somiglianza.

Per questo motivo sembra oggi del tutto inutile che si sia pianificato un vertice tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente USA, Joe Biden.  Non si vede quale dialogo sia possibile, visto che Biden non ha manifestato alcuna volontà di riconoscere gli interessi legittimi della Russia e continua, per mezzo della NATO, a condurre una campagna di provocazioni alle frontiere occidentali della Federazione Russa.

I motivi sopra esposti definiscono l'inutilità dei colloqui previsti per il vertice Russia/USA del 16 giugno, se questo si svolgerà effettivamente.

Il presidente russo, Vladimir Putin ha dimostrato di aver compreso molto bene che l’avanzata della NATO verso est in Ucraina, in Georgia e in altri paesi dell’Est Europa, non è limitata soltanto al livello militare ed economico, ma piuttosto rientra in una campagna di minacce e di aggressione contro l’integrità dello stato russo.

La Russia di Putin ha opposto all’ideologia liberista una sua propria concezione del mondo incompatibile con quella occidentale, riferendosi alla identificazione di questa sua visione con la tradizione spirituale e culturale della Grande Madre Russia, con la sua connotazione identitaria, il suo rifiuto del progetto mondialista e delle sue implicazioni.

Tutti valori che in Occidente e in particolare nell’Unione Europea si vogliono sostituire con il relativismo morale, con la legalizzazione dei matrimoni gay, con la liberalizzazione totale dell’aborto, con l’eutanasia libera (applicata anche ai bambini come in Belgio) con il feticcio della società aperta e multiculturale.

Per tali motivi essenzialmente è partita la campagna di demonizzazione di Putin da parte dei media occidentali, indicato come “nuovo Hitler”, e della Russia come “minaccia” per l’ordine globale.

Tutto questo è considerato imperdonabile dal potere anglo USA che tenta con ogni mezzo, dalle minacce alle sanzioni, di bloccare la rinascita della Russia. Tale scenario rende la situazione del mondo estremamente pericolosa.

L'incontro proposto da Biden sembra quindi avere tutte le caratteristiche di una "trappola" tesa a Putin che dovrà essere molto accorto.


Editoriale

 

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La Spina nel Fianco

 

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24 dicembre, dopo una sparuta presenza nelle sale cinematografiche esce sulla piattaforma Netflix il nuovo film di Adam McKay, regista e sceneggiatore statunitense famoso per pellicole particolarmente feroci contro l' "American way of life". Il Film «Don’t look up», (non guardare in alto) è interpretato da un cast stellare che include divi del calibro di Meryl Streep e Leonardo Di Caprio. La trama inserisce la produzione nel genere catastrofico, (Allarme Spoiler) 2 scienziati, la dottoranda in astronomia Kate Dibiasky ed Il suo professore, Randall Mindy, scoprono casualmente l'esistenza di un asteroide non identificato. Calcolandone la traiettoria, si accorgono che il corpo celeste colpirà in pieno la terra in circa sei mesi e che le sue dimensioni sono tali da comportare l’estinzione di qualsiasi forma di vita sul pianeta. I due insieme ad un funzionario governativo si recheranno alla Casa Bianca per cercare di evitare la catastrofe, ma la presidente degli Stati Uniti, Janie Orlean, (Mary Streep) ispirata ad Hillary Clinton, (sulla scrivania dello Studio Ovale vediamo una foto che la ritrae abbracciata a Clinton), non ha alcuna intenzione di occuparsene in quanto presa dai suoi calcoli elettorali. Impone, pertanto, di mantenere segreta la notizia.

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