Il Parlamento Europeo ha dichiarato guerra alla Russia

L’Occidente sta attaccando Russia e Cina con la sua propaganda e sembra che una demenza collettiva si sia impadronita dell’Europa e tale sintomo si rivela anche dall’ultima risoluzione del Parlamento Europeo.

L’altro sintomo di demenza viene da oltre oceano ed è stato il discorso dell’altro ieri di Biden; un discorso con cui Biden ha battuto il record di menzogne e dove risulta che le parti più importanti siano state oscurate dai media quando ha voluto allertare che Cina e Russia stanno accelerando il loro sviluppo e si stanno avvicinando rapidamente agli USA e ha promesso misure per impedirlo al fine di evitare che la Cina debba superare gli USA. Sulle misure non si è espresso ma si possono indovinare: pressione economica, sanzioni, concorrenza sleale, spionaggio e soprattutto propaganda, con l’utilizzo dei 300 milioni di dollari, stanziati per la propaganda anticinese. Un esempio è la costruzione falsa del presunto genocidio degli uiguri, della repressione su Hong Kong, ecc..

La grande paura di Washington è dover perdere il suo primato economico che rivendica come posizione di ricatto sul resto del mondo.

L’altro sintomo di questa demenza rabbiosa dell’Occidente si manifesta con una risoluzione estremamente dura e minacciosa contro la Russia votata dal Parlamento Europeo. Il testo dimostra un contrasto che ha avuto il suo massimo sviluppo con la guerra diplomatica che alcuni paesi baltici e dell’est , come la Repubblica Ceca, hanno intrapreso contro la Russia.

Quasi spaventano i termini utilizzati nella risoluzione, nel contenzioso iniziato con l’espulsione dei diplomatici russi e a cui Mosca ha risposto con le sue contromisure.

Il processo di contrasto è avanzato a un livello molto elevato e non è chiaro quali siano i vantaggi per l’Europa nell’interrompere i rapporti con la Russia, se non compiacere il padrone americano.

Nella risoluzione approvata dal parlamento europeo con 548 voti a favore, si menziona l’attacco alla repubblica Ceca, la concentrazione di truppe russe alla frontiera con l’Ucraina, la persecuzione di Navalny, tutte questioni ricavate dalla distorsione dei fatti pilotata da Washington e da Londra.

Il testo del parlamento europeo stabilisce che, se l’accumulazione delle truppe russe dovesse trasformarsi in un’invasione del paese, i paesi europei dovrebbero varare un embargo totale contro l’importazione di energia dalla Russia e inoltre i deputati hanno richiamato i paesi interessati ad interrompere la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 e a negarsi nel cooperare con Mosca nel settore dell’energia nucleare e, cosa più grave, si sono offerti con Kiev di fornire un’assistenza militare efficace con forniture di armi difensive, mentre esigono dalla Russia una ritirata delle truppe dal Donbass. Inoltre gli eurocrati di Bruxelles fanno propria la richiesta del trasferimento quanto prima della penisola di Crimea dalla Russia al controllo dell’Ucraina e richiedono lo sblocco delle misure di limitazione navale nel Mar Nero, oltre ad esigere la liberazione immediata di Navalny.

Tutto questo senza tenere conto delle provocazioni di Kiev, del mancato rispetto di quest’ultima degli accordi di Minsk, oltre che della natura totalitaria delle autorità di Kiev.

Tale documento dimostra l’allineamento totale della UE alle regole dettate da Washington e questo avvalorato da una comunicazione aggiuntiva diretta al rappresentante della UE, Josep Borrel, con cui si richiede l’espulsione dei diplomatici russi accreditati presso la UE.

Di fatto quella del Parlamento Europeo è una dichiarazione di guerra contro la Russia.

Tutti i “finti sovranisti” della penisola italiana si sono affrettati a condannare la Russia e a dichiararsi solidali con il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, che si sente “perseguitato” dalla Russia per essere stato dichiarato persona non gradita dal Ministero degli Esteri di Mosca in ritorsione per le espulsioni di diplomatici russi da Bruxelles.

Gli europei ci tengono ad essere considerati nemici dalla Russia e ne subiranno le conseguenze. Esattamente l’obiettivo che da sempre persegue la politica di Washington.

 

 


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