L'Impero USA agita l'arma dei "Diritti Umani" per giustificare le sue campagne di guerra ibrida

L'Occidente, nella fase attuale di decadenza, non dispone dei mezzi per competere con l'impetuoso sviluppo della Cina. A questo si aggiunge la stretta cooperazione fra Cina e Russia, estesa dall'ambito economico a quello militare, che rende il blocco Russia Cina un antagonista in grado di ridimensionare l’intenzione, proclamata da Biden, di restaurare la leaderchip USA sul mondo.

Il premer cinese Xi Jim Ping, nell'ultimo discorso ufficiale, ha lanciato un monito agli USA, affermando che il mondo non potrà conoscere la pace e la stabilità fino a quando gli USA non cesseranno di interferire negli affari degli altri paesi. Ha inoltre denunciato i tentativi sfacciati dell'Occidente di sopperire alla sua incapacità, nella sua ossessione di contrastare la minaccia cinese e quella russa, attraverso la sobillazione e la propaganda per realizzare il cambio di regime. Una forma di guerra ibrida e un obiettivo peraltro esplicitamente dichiarato dalla dirigenza di Washington che si rifiuta di considerare legittimi i governi dei paesi che si oppongono all'egemonia nord americana e si impegna a contrastarli, ricorrendo all'arma delle sanzioni o dell'embargo. Il gioco con la Cina e la Russia è però più complicato, le sanzioni sono inefficaci e Washington ricorre allora alla consueta retorica dei "diritti umani", omettendo di riconoscere che sono gli Stati Uniti il maggiore responsabile delle violazioni di diritti umani in tutto il mondo. 

Per assecondare la loro propaganda, sostenuta dall'apparato dei mega media occidentali, Washington e Londra mobilitano i servizi di intelligence per creare avvelenamenti prefabbricati, dal caso Skripal a quello Navalny, di cui la Russia viene accusata (senza prove), o per fomentare disordini e manifestazioni a Hong Kong. Nel caso della Russia, Vladimir Putin viene rappresentato come il nuovo tiranno spietato che sguinzaglia i suoi agenti alla ricerca di presunti oppositori da avvelenare, mentre Xi Jim Ping viene descritto come il nuovo pericolo per il "mondo libero". In alternativa i servizi di intelligence di Washington e Londra predispongono le consuete "False Flag" (provocazioni sceneggiate) di attacchi con armi chimiche effettuate da russi e siriani in Siria per mettere sotto accusa Putin ed Assad e preparare nuovi "bombardamenti umanitari".

Non si può dire che gli Anglo-USA dispongano di molta fantasia in merito, basti ricordare le "armi di distruzioni di massa" presentate come movente della guerra all'Iraq; tuttavia a questa poca fantasia sopperisce ogni tanto Israele con i suoi precostruiti attacchi a qualche nave nel Golfo Persico, di cui viene accusato l'Iran. Il recentissimo finto attacco ad una nave commerciale israeliana è stato smentito dalle riprese aeree fatte da un drone iraniano. Provocazioni dirette a convincere del "pericolo" dell'Iran, un paese che da 41 anni è il maggiore antagonista di Israele e dell'egemonia USA nella regione. In ogni caso l'arma preferita da Washington (e da Londra) è sempre quella dei "diritti umani". Nella realtà l'embargo, per prendere per fame le popolazioni e spingerle ad attuare un cambio di regime, è la caratteristica della politica USA: la stessa tecnica che, da oltre undici anni, Israele attua contro i palestinesi di Gaza.

Tutto ciò che minaccia vita e dignità delle persone è un crimine contro l’umanità. Vergognoso è il comportamento dell’Europa che si accoda a questi blocchi decisi da Washington, dimostrando il suo servilismo verso il padrone. Risulta però come una "trave nell'occhio" dei difensori dei diritti umani il caso dell'Arabia Saudita, con la copertura accordata dagli USA al sanguinario principe Bin Salman, mandante sia dello squartamento del giornalista Khashoggi, che dell’aggressione contro lo Yemen. Questo enorme inciampo mette in evidenza l'ipocrisia di questa propaganda cui oggi possono credere soltanto gli imbecilli.


Editoriale

 

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