Israele si prepara a trascinare Biden in un nuovo grande conflitto

Una notizia trapelata da alcuni media rivela che “Israele sta spostando armi di difesa aerea, artiglieria a lungo raggio, elicotteri e caccia F-15 a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno per una guerra più ampia contro Iraq e Iran” -

La notizia, confermata da fonti dell’intelligence dell’Iran e della Russia, conferisce credibilità alle ipotesi fatte da alcuni analisti secondo cui la nuova Amministrazione Biden avrebbe poco tempo per decidere, sotto la spinta di Israele, di muovere una nuova guerra in Medio Oriente contro l’lran che coinvolgerebbe le forze pro iraniane che si trovano in Iraq e nel Libano.

Netanyahu non intende perdere tempo e avrebbe già previsto una provocazione: un attacco contro le truppe USA in Iraq di cui sarebbe incolpato l’Iran per spingere Washington alla guerra.

Il presidente Donald Trump aveva cercato di tenere calma l’elite di potere sionista concedendo tutto quello che era richiesto: 1) ritiro dall’accordo sul nucleare con l’Iran, 2) riconoscimento di Gerusalemme come capitale, 3) annessione del Golan siriano. 4) annessione della Cisgiordania e legalizzazione delle colonie ebraiche sul territorio della Palestina, 5) eliminazione fisica dei capi della resistenza, con l’omicidio del generale Soleimani e del vicecomandante iracheno Abu M. al-Muhandis.

Tuttavia Trump aveva evitato di entrare in guerra direttamente con l’Iran subito dopo l’attacco iraniano alla base USA in Iraq di al-Asad per non creare un grande conflitto alla fine della sua presidenza. La questione della guerra all’Iran rimane in cima alla lista delle urgenze che l’Amministrazione USA ha in previsione e Netanyahu ha fretta. Il premier israeliano non può aspettare, stretto fra gli scandali interni di corruzione, il malcontento di larghi settori della sua opinione pubblica e le accuse di non aver affrontato le minacce alla sicurezza che incombono su Israele.

Non è un caso che il Congresso ed il Senato degli Stati Uniti hanno approvato una dichiarazione, del senatore repubblicano Lindsey Graham e del democratico Robert Menéndez, che afferma  “se Israele è costretto a difendersi e ad agire (contro l’Iran), gli Stati Uniti saranno al suo fianco”.

Lo scenario è già predisposto: una provocazione di un finto attacco realizzato dal Mossad con vittime fra i militari statunitensi e la successiva azione di ritorsione USA che innescherà la guerra.

Gli iraniani ritenevano però che il pericolo fosse nelle ultime settimane dell’amministrazione Trump e per questo avevano dato ordine alle milizie sciite filo iraniane di non attaccare le basi e le truppe USA. Tuttavia avevano sottovalutato la furbizia di Netanyahu il quale vuole incastrare Biden prima che questi si accinga a negoziare con l’Iran un possibile rientro nel trattato sul nucleare.

D’altra parte Il governo Netanyahu aspira a resuscitare il vecchio piano sionista della “Grande Israele” (Eretz Israel), dal Nilo all’ Eufrate, una idea messianica ispirata ai sionisti dalla Genesi. Da qui la volontà del potere in Israele di muovere guerra ai governi sciiti di Iran, Iraq e Libano.

Questo spiega il piano di Israele di impadronirsi furtivamente del Kurdistan iracheno, come primo passo per acquisire una base strategica da cui attaccare l’Iran. Da anni Israele arma ed addestra i curdi del PKK in Kurdistan, li fornisce di armi e attrezzature ed adesso vede l’occasione di sospingere i curdi a proclamare l’indipendenza del Kurdistan dal governo sciita di Baghdad, nemico di Israele. La Turchia è in allarme e guarda con sospetto le mosse di Israele e degli USA in appoggio ai curdi, preparandosi ad intervenire e sarebbe in questo caso un alleato in più per l’Iran.

Tutto ritorna ed il grande puzzle del Medio Oriente inizia nuovamente a comporsi secondo i piani degli strateghi di USA e Israele che sono disposti a un nuovo grande conflitto che rischia di coinvolgere anche la Russia.

Il presidente Putin non potrebbe rimanere inerte poiché sa benissimo che, se gli USA dovessero riuscire a distruggere l’Iran, il passo successivo sarebbe quello di attaccare la Russia. L’Iran è un bastione sul Golfo Persico che indirettamente protegge anche la Russia.

Inoltre l’Iran ha un accordo di cooperazione pluriennale con la Cina che vede nell’Iran un suo fornitore di energia e, per Pechino, la via del rifornimento energetico è questione vitale.

Tutti fattori questi che dovrebbero sconsigliare un attacco all’Iran ma il fanatismo messianico sionista di Israele non sente ragioni.

Questa sorta di pulizia etnica è già toccata ai palestinesi e non è escluso che sia riservata, anche, alle popolazioni fra il Kurdistan e l’Eufrate.


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