Gli USA impazienti di mettere le mani sulle risorse del Venezuela

Nell'ultima settimana, la situazione in Venezuela, dove da tempo si trascina una forte crisi economica e sociale, si è evoluta in forma molto rapida. Il 23 gennaio, si sono verificate proteste di piazza organizzate contro il Governo di Nicolas Maduro. A distanza di soli tre giorni, il leader designato dell'opposizione, Juan Guaido si è autonominato presidente ad interim, ricevendo un immediato riconoscimento  dagli Stati Uniti, cui si sono uniti a stretto giro  paesi dell'America Latina  tutti nell'orbita di Washington, dal Brasile di Bolsonaro alla Colombia, al Perù, al Cile e all'Equador. L' Europa, dopo varie titubanze, ha deciso di dare un utlimatum per la celebrazione delle elezioni.

L'attuale presidente Nicolas Maduro, che aveva vinto le elezioni presidenziali dello scorso anno con il 68% dei voti, ha accusato Washington di aver organizzato un colpo di stato e ha interrotto le relazioni diplomatiche con la superpotenza USA.

Le elezioni in cui era prevalso Maduro si erano svolte con la partecipazione di alcuni partiti di opposizione mentre altri avevano scelto di boicottare le elezioni di propria iniziativa. Da questo era stata dichiarata la illegittimità dell'investitura di Maduro da parte di ampi settori dell'opposizione venezuelana.

 Gli americani stanno preparando un'invasione militare del Venezuela e il Pentagono ha inviato nella vicina Colombia un contingente di 5.000 marines.

Questa valutazione è stata condivisa dal giornalista venezuelano José Vicente Rangel, citando le fughe di dati dai circoli militari statunitensi. Rangel ha dichiarato che l'attacco sarebbe stato effettuato su tre basi militari: Palo Negro, Barcellona e Puerto Cabello. Inoltre, è filtrato che il Pentagono invierà due portaerei all'isola di Curaçao. Facile pensare che ci sia quindi un piano preordinato da tempo per prendere il controllo del Venezuela e installare, al governo di Caracas, uno dei tanti burattini di Washington.

La pretesa americana di  voler "riportare la democrazia" in  Venezuela è un pretesto risibile   per prendere il  controllo  delle risorse naturali  del paese,  visto che il Venezuela possiede  le maggiori riserve petrolifere, oltre a ingenti risorse naturali. 

Gli USA avevano già provato il golpe durante i primi anni del governo di Hugo Chavez, nel 2002, ma questo era fallito grazie all'insurrezione del popolo venezuelano che aveva bloccato l'operazione e fatto liberare Chavez, un leader che, nonostante tutte le sue contraddizioni, era profondamente amato e godeva di grande consenso nel paese, a differenza di Maduro.

Il nuovo leader autoproclamato, Juan Guaido, ha fatto appello ai militari, ma questi hanno espresso sostegno all'attuale presidente, dimostrandosi pronti a difendere il paese da un’invasione orchestrata dall'estero. Da notare che l’Esercito è ben armato, organizzato e pronto per la battaglia.

In ogni caso, nonostante la volontà di Washington di procedere al cambio di regime e prendere possesso del paese, il Venezuela non è solo nell’arena internazionale; un certo numero di importanti paesi si sono rifiutati di accodarsi agli Stati Uniti ed hanno manifestato appoggio all'attuale governo di Caracas.

La Russia, la Cina, L’India, l’Iran, la Turchia, il Messico ed altri paesi hanno chiarito che, nonostante tutto, i loro soliti rapporti commerciali con i loro colleghi venezuelani continueranno. Uno scotto per la dirigenza di Washington.

Il paese è spaccato a metà fra sostenitori del Governo e fans dell'opposizione, finanziata dagli USA per provocare una guerra civile. 

I responsabili della Casa Bianca, nella loro impazienza di mettere le mani sulle risorse del paese caribeño, hanno fatto uno sbaglio madornale manifestando il loro sostegno e la loro volontà di intervento. Gli statunitensi non hanno calcolato che, se c’è qualcosa che unirà le forze in un paese nazionalista, è l’aggressione di uno straniero.

Arrivati a questo punto, l'essenza del problema è se gli USA siano disponibili a rischiare il cosiddetto “intervento umanitario” contro un paese che ha scorte di armi due volte più grandi dell’Iraq e il cui collasso potrebbe causare instabilità sociale in tutto l’emisfero. Visto il livello psicopatico a cui è arrivato il gruppo dei neocon che dirige la politica di Washington, nulla si può escludere in questo momento.


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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