Il grande bluff del ritiro delle forze USA dalla Siria

Come era facile prevedere, l’annuncio del presidente Trump del ritiro delle forze statunitensi era soltanto una mossa propagandistica ad uso interno, oltre al tentativo di distrarre dal cambio di strategia di Washington in Siria. Si viene a sapere adesso, per bocca di Mike Pompeo, che le forze USA rimarranno indefinitamente – con il pretesto fasullo di combattere il flagello dell’ISIS, in realtà creato e sostenuto da Washington, insieme alla protezione dei curdi nelle regioni settentrionali del paese.

Pompeo afferma che “l’America non si ritirerà fino a quando la lotta al terrore sarà finita”. Questo è un linguaggio in codice che si traduce nell’occupazione permanente delle aree in cui vengono schierate le forze statunitensi.

Venerdì, il ministro della Difesa turco Hulusi Akar aveva detto che i preparativi continuano “intensamente” per attaccare i combattenti YPG curdi nel nord della Siria, aggiungendo: “Ankara è determinata a combatterli ovunque si trovino, mentre questi fingono di essere opposizione ai jihadisti in Siria, che il regime di Erdogan non sostiene”.

La scorsa settimana, il turco Erdogan aveva detto che ordinerà un’incursione in Siria “molto presto” per combattere i combattenti delle YPG e l’ISIS che probabilmente ancora sostiene occultamente per i suoi fini.

Pompeo ha promesso solennemente di “voler espellere fino all’ ultimo stivale iraniano” dalla Siria, indicando che l’aggressione americana nel paese continuerà all’infinito, compresi i bombardamenti terroristici alle infrastrutture vitali, continuando a massacrare i civili con il finto pretesto di combattere l’ISIS.

Non è del tutto chiaro quante truppe statunitensi siano in Iraq e in Siria. Il Pentagono è molto riservato.

Secondo il sito di notizie in lingua araba al-Maaloumeh, oltre 20.000 soldati americani hanno sede ad al-Anbar, Erbil e Kirkuk, nell’Iraq. Il Pentagono in precedenza ha richiesto 5.200, altri 2.000 in Siria, i numeri veri probabilmente bisogna moltiplicarli in più.

Il Pentagono e la CIA dispongono di forze speciali per operazioni “top secret” e parallelamente si sa che operano nell’area delle milizie mercenarie (Academi, ex Black Water), contractors assoldati dal Pentagono per “compiti speciali” dove è preferibile non utilizzare i soldati USA. Questo ad esempio avviene per l’addestramento dei terroristi, le nuove reclute del gruppo Jabath Fatah al Sham (ex Al Nusra) che sono ormai entrati nell’organico dell’US. Force, con armi e salari forniti dall’Intelligence USA.

Un contingente di forza di 20.000 uomini in Iraq indicherebbe che il paese è la principale piattaforma del Pentagono per le guerre regionali. Il posizionamento al confine con la Siria significa che le truppe possono spostarsi oltre confine tra i due paesi, a seconda delle missioni ordinate.

Mike Pompeo è volato in Iraq su un aereo militare, le indiscrezioni filtrate indicano che il paese è un territorio occupato dagli Stati Uniti.

Secondo quanto riferito, il Pentagono sta rafforzando le sue basi militari nel nord-est della Siria, nelle province di Aleppo e Raqqa – ulteriori prove dell’intenzione di Washington di rimanere nel paese.

Centinaia di camion americani di armi, munizioni e attrezzature sono stati inviati nelle basi del Pentagono a Deir Ezzor, in Siria e le armi continuano ad arrivare.

I media occidentali filoatlantisti, dal New York Times alla CNN, alla BBC alla NBC, a Le Monde, a Repubblica e La Stampa, hanno già pubblicato le notizie del ritiro in corso e l’opinione pubblica ne è convinta.

Nel frattempo al Pentagono John Bolton ha dato disposizione per studiare un piano di opzioni per attacchi militari contro l’Iran e Pompeo si prepara ad organizzare un summit a Varsavia di tutti i paesi per creare un’alleanza internazionale contro l’Iran.

La pianificazione dell’attacco USA contro l’Iran è già iniziata, Netanyahu ne è entusiasta, i monarchi sauditi sono anche loro più che contenti e le forze USA, dislocate fra Iraq e Siria, avranno presto il loro compito assegnato, la basi USA nei paesi del Golfo sono in preallarme.

Il conto alla rovescia è iniziato per la prossima guerra amerikana, naturalmente per "portare la democrazia".


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Editoriale

 

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