Gli USA rivelano la loro strategia di dominio imperale

Con il suo discorso davanti all'assemblea delle Nazioni Unite, il presidente Donald Trump ha di fatto rivelato quale sia la vera essenza della politica estera di Washington: "addio al globalismo, benvenuto è il nazionalismo patriottico... America the first", che possiamo chiamarlo egemonia unilaterale sulle altre nazioni.

In particolare dal discorso di Trump, sfrondato dalla retorica e dalle lampanti ipocrisie, si rende evidente che Washington attualmente "vuole avere relazioni con gli altri paesi soltanto se gli USA beneficiano di qualcosa". Gli altri paesi del mondo si devono adeguare di fatto al sistema statunitense, devono assumere quelli che sono gli standard imposti dagli Stati Uniti altrimenti sono considerati "paesi ostili".

La strategia conclamata da Trump è quella di costringere i “paesi ostili” a muoversi secondo gli “standard" attraverso le sanzioni e la pressione economica, questo "ha funzionato" parzialmente con la Corea del nord, lo stesso sistema si vuole applicare con l'Iran e con il Venezuela.

Il vero cruccio di Washington è quello di perdere influenza e capacità di determinare l'assetto dell'Eurasia, che attualmente sta prendendo forma in modo autonomo dagli Stati Uniti.

Risulta illuminante a questo proposito la testimonianza rilasciata davanti al comitato per le relazioni estere del Senato il 21 agosto, da Wess Mitchell, Assistente Segretario di Stato americano per l'Europa e l'Eurasia.

" Il punto di partenza della Strategia di sicurezza nazionale è il riconoscimento che l'America è entrata in un periodo di grande competizione e che le passate politiche statunitensi non hanno sufficientemente afferrato la portata di questa tendenza emergente e non hanno adeguatamente equipaggiato la nostra nazione per riuscirci".

Quindi lo stesso Mitchell continua con la seguente straordinaria ammissione: "Contrariamente alle supposizioni speranzose delle precedenti amministrazioni, la Russia e la Cina sono concorrenti seri che stanno sviluppando il materiale e i mezzi ideologici per contestare il primato e la leadership degli Stati Uniti nel XXI secolo. Continua ad essere tra i principali interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti per impedire il dominio del continente eurasiatico da parte di potenze ostili. L'obiettivo centrale della politica estera dell'amministrazione è preparare la nostra nazione ad affrontare questa sfida rafforzando sistematicamente i fondamenti militari, economici e politici del potere americano".

L'ammissione fatta da Mitchell ci fa capire l'attuale obiettivo della strategia di Washington: il controllo USA sull'Eurasia. In sostanza Washington ci dice che l'Eurasia viene considerata come un’area di influenza americana e i "poteri ostili" come la Cina o la Russia diventano di fatto "nemici" degli Stati Uniti.

Questo spiega la politica di provocazioni continue che gli USA svolgono contro la Russia, già alle sue frontiere, per contenerne l'influenza.

In tal senso devono inquadrarsi i trasferimenti di gruppi terroristi islamici dalla Siria e dall'Iraq in Afghanistan, paese strategico dell'Asia occidentale, da dove parte un’attività di sobillazione verso i paesi dell'Asia occidentale.

Questa strategia geopolitica ci fa ritornare al periodo precedente alle due guerre mondiali, all'inizio del secolo XX quando gli strateghi dell'Impero britannico teorizzarono la dottrina base della dominazione anglo americana che prevedeva un anello di potenze marine dominanti, Gran Bretagna, USA e Australia, che fosse inaccessibile a qualsiasi minaccia proveniente dalle potenze terrestri dell'Eurasia.  Tale formulazione stabiliva la necessità per le potenze del mare di impedire il costituirsi di una forza unificata di terra che avrebbe potuto minacciare il predominio delle potenze marittime. Questa forza di terra veniva identificata nella Germania, senza tralasciare tuttavia un’aperta contrapposizione all’espansione della Russia zarista.

Non è un caso che la rivoluzione bolscevica e la successiva destabilizzazione dell'impero zarista venne appoggiata dalla finanza occidentale.

Come sosteneva il nostro grande storico Gian Battista Vico, le fasi storiche si alternano e ritornano nelle vicende delle nazioni.

 


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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