Il fallimento della provocazione di Israele

Sono in molti a ritenere che Israele, con la sua azzardata mossa di attaccare dal mare le installazioni in Siria, causando l’abbattimento dell’aereo russo, avesse un piano, concordato con i francesi, teso ad ottenere la reazione russa e il conseguente intervento della NATO, preludio di un conflitto generale.

Nella ricostruzione fatta dal Ministero della Difesa russo, il preavviso dato ai russi dal comando militare israeliano solo un minuto prima, dimostra che l’aviazione israeliana, in collaborazione con le unità navali francesi, doveva ingaggiare le forze russe e siriane su Latiaka.

Sembra ormai certo che Israele e Francia abbiano coordinato un attacco alla Siria, senza il coinvolgimento degli Stati Uniti, per provocare la Russia e far colpire in ritorsione l’insignificante fregata francese che ha compartecipato all’attacco aereo israeliano.

Questo scambio di colpi fra israeliani, russi e francesi, avrebbe costituito un attacco a uno stato membro della NATO e avrebbe facilmente causato una risposta della NATO, ottenendo in tal modo l’escalation necessaria per continuare la guerra in Siria e provocare, forse, la terza guerra mondiale.

Si trattava di fornire il pretesto all’Amministrazione Trump per intervenire in Siria e cambiare le sorti del conflitto già segnato con l’ultimo accordo intervenuto fra Russia e Turchia sulla questione di Idlib, con la definizione di una zona smilitarizzata, evitando una possibile trappola con il gas dei ribelli jihadisti.

Una soluzione questa per ricostruire la popolarità di Trump in vista delle elezioni di Novembre e tirarlo fuori dall’impasse in cui è stato cacciato dai suoi nemici mediante gli scandali e le accuse.

Il piano non ha funzionato, nonostante l’abbattimento dell’aereo russo, la Russia e Putin hanno mantenuto i nervi saldi ed hanno dimostrato di essere più abili rispetto ai loro avversari. Putin ha capito il gioco ed ha volutamente imposto un alt ai militari che scalpitavano per dare subito la risposta a Israele.

Non è accaduto nulla di quanto prevedevano israeliani e americani, salvo una dura dichiarazione da parte russa , le scuse di Netanyahu, con il capo dell'aviazione israeliana inviato a Mosca ad offrire "spiegazioni" mentre saranno Israele, Parigi e Washington a perdere la faccia, con il fallimento della loro operazione.

Israele ha dimostrato di non rispettare gli accordi e, avendo tradito la fiducia di Putin, sarà la parte che rimarrà più penalizzata.

I giochi di guerra di Israele sono stati messi allo scoperto nonostante la complicità dei governi occidentali ed i tentativi maldestri di dare le colpe ai siriani, ad Hezbollah, agli iraniani ed agli stessi russi. Israele non ha convinto nessuno, le sue spiegazioni sono state rigettate.

Da questo momento in poi la Russia non avrà più remore a blindare il cielo della Siria occidentale ed imporre un “no fly zone” che non permetterà più all’aviazione israeliana di scorrazzare nei cieli della Siria e bombardare ogni volta che vuole. Sono già in viaggio per la Siria, per essere installate,  batterie di missili S-300 e forse S-400 che saranno sotto controllo russo e, da quel momento, ogni missione dei Jet israeliani sarebbe un suicidio.

Tutto questo permetterà ai russi di giocarsi la carta iraniana senza che Israele possa continuare a richiedere il ritiro delle forze iraniane dalla Siria. L’abbattimento dell’aereo russo ha dimostrato chi siano i veri nemici e Putin non avrà difficoltà al suo interno ad imporre una svolta anti-israeliana nella sua politica estera, tacitando la potente quinta colonna sionista che esiste in Russia.

I quindici militari russi caduti per la irresponsabile operazione delle forze israeliane, sono lì che gridano vendetta e i russi sono con le famiglie dei caduti a chiedere la condanna di Israele. Il loro sacrificio non sarà stato inutile.

Potrebbe essere questa l’occasione che permetta alla Siria di ottenere la pace. Sarà Washington a dover  trattare con chi ha posto fine al conflitto (russi, turchi e iraniani) a meno di perdere la faccia dimostrando la propria complicità con i terroristi.


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