Il disastro della Libia e la politica estera dell’Italia e della UE

Di fronte al disastro della Libia amplificato , in questi giorni , dalla nuova offensiva delle formazioni del generale Haftar su Tripoli, viene messa in evidenza l’inconsistenza della politica estera UE, la nullità dell’Italia come soggetto di politica internazionale, la vacuità delle “promesse” fatte dagli USA all’Italia, nonché il palese contrasto dell’azione della NATO con gli interessi dell’Italia.

Vale la pena ricordare innanzi tutto chi ha causato questo disastro: l’aggressione della NATO contro la Libia nel 2011 che ha avuto come mandanti l’Amministrazione Obama, la Francia di Sarkozy e il governo della Gran Bretagna, uniti nel voler rovesciare il governo di Gheddafi.

Le conseguenze della criminale aggressione sono sotto gli occhi di tutti in termini di vittime (almeno 16.000), con la distruzione di un paese che vantava il più alto standard di vita, il conseguente caos e l’emergere della guerra per bande che ha consentito anche l’insorgere del terrorismo islamico.

Come se non bastasse ci sono centrali transnazionali interessate a mantenere il caos nel paese in modo da approfittarne per i propri interessi energetici e geopolitici. Una di queste è la Francia, l’altro sono gli Stati Uniti che hanno facilitato il trasferimento in Libia di gruppi di terroristi dell’ISIS provenienti dalla Siria e dall’Iraq.

Nel mezzo di questo marasma, i governi italiani (Renzi e Gentiloni) avevano puntato sul generale Serraj quando, già all’epoca dei negoziati, si sapeva che questi non disponeva del controllo del territorio se non in minima parte (Tripoli e parte della periferia). Questo perchè Serraj era appoggiato dall’ONU.

La Francia si era tirata subito fuori ed appoggiava il generale Haftar, considerato l’uomo forte che è amico dei francesi e vede gli italiani come “il fumo negli occhi”. Idem l’Egitto, interessato a garantirsi una fascia di sicurezza al confine libico contro le infiltrazioni dei terroristi. La Russia altrettanto appoggia il generale, in quanto lo vede come il “cavallo vincente” nella contesa per il potere.

In sostanza l’Italia ha sbagliato tutto ed adesso rischia di pagarla cara mentre l’eredità del disastro viene lasciata nelle mani del Governo Conte/Salvini che si ritrova con la prima grande “patata bollente” dal suo inizio sullo scenario internazionale con il rischio di nuovi massicci flussi di profughi in navigazione verso l’Italia.

L’anarchia in Libia vuole dire barconi stracolmi e gommoni che partono verso l’Italia senza più freni e senza possibilità di fermarli sulle coste libiche e con la prospettiva che siano imbarcati detenuti (c’è stata una evasione di massa da un carcere) e terroristi islamici in fuga.

Non basta sperare che intervenga Trump, a cui si era affidato il governo Conte, in sostegno del governo di Serraj, come lo stesso presidente USA aveva promesso al nostro presidente del consiglio, nel corso della sua visita a Washington. Trump ha ben altra gatte da pelare in casa e su come muoversi in Libia lo decidono Mike Pompeo ed i neocon ai quali risulta comodo che il paese rimanga nel caos.

Poche illusioni quindi per l’Italia: la rogna se la deve “grattare” il Governo Conte e questo mentre la NATO rema contro gli interessi italiani per provocare la Russia e sabotarne i rapporti con l’Europa.

L’Unione Europea si dimostra per quello che è: un’accozzaglia di Stati dove ogni governo cerca di affermare i propri interessi a danno degli altri soci. La finiranno forse con la retorica dell’Europa solidale e garanzia di pace (Boldrini, Bonino, Grasso e soci).

Tuttavia un effetto positivo dal disastro libico potrebbe venire fuori: il Governo Conte/Salvini potrebbe essere costretto a prendere finalmente una posizione netta di politica internazionale che fino ad oggi l’Italia non ha avuto.

 


Editoriale

 

Vincitori e vinti alle elezioni

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I dati ormai sono sul tavolo, i giornali di regime ci hanno raccontato chi ha vinto e chi ha perso, i principali interpreti si sono tutti manifestati, pure il nostro Pensiero Forte ha dato le pagelle ai contendenti, sembra una pratica da archiviare. Anche se… tutto può ancora succedere. L’aumento delle astensioni dal voto manifesta, come in tanti hanno commentato, disaffezione e malessere, ovvero l’aumento della distanza sempre più significativo tra la gente e le istituzioni. D’altra parte non poteva essere diversamente visto tutto quello che è accaduto in questi ultimi anni.

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