I metalmeccanici non sono più monopolio della triplice sindacale

 

La pubblica opinione e i mass-media hanno dedicato e dedicano ampio spazio alle ultime elezioni politiche, ai risultati ambigui che ne sono derivati, alle trattative per la formazione del nuovo governo. Tuttavia, con la pigrizia e il conformismo ossequioso che contraddistingue la nostra informazione, non si fornisce alcuna notizia su altre importanti elezioni che continuano invece a svolgersi quasi settimanalmente.

Si tratta delle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU), dove la parola “unitaria” indica il fatto che esse rappresentano congiuntamente tutti i lavoratori senza distinzioni di sigle sindacali, anche se le liste sono presentate separatamente dalle quattro principali confederazioni sindacali. Queste elezioni non avvengono in una data unica per tutte le aziende, ma secondo la scadenza delle precedenti elezioni: e a volte ci sono ritardi, in genere per particolari situazioni aziendali in atto.

Ebbene, nelle ultime settimane si sono svolte molte elezioni delle RSU nell’importante settore dell’industria metalmeccanica, un settore che comunque continua ad essere trainante nell’economia nazionale per diversi motivi: l’occupazione, innanzitutto, poi la tecnologia d’avanguardia studiata e applicata; infine la prevalenza nell’esportazione di macchine utensili, mezzi di produzione, veicoli da trasporto civile e veicoli militari.

Il settore è quindi importante, e sarebbe opportuno che i media dessero notizie di ciò che avviene in quelle fabbriche. Ma forse non lo si fa perché ciò entra nell’ambito di ignorare tutto ciò che avviene nella cosiddetta “società civile” (che è poi quella che lavora e produce), tanto più se riguarda un “corpo intermedio” come il sindacato e la rappresentanza dei lavoratori. A queste elezioni partecipa da tempo anche il sindacato di categoria della UGL, ossia l’UGL-Metalmeccanici che è diretto da Antonio Spera, esperto sindacalista e organizzatore. I risultati elettorali degli ultimi due mesi sono del tutto straordinari, e indichiamo le percentuali dei voti conseguiti dall’UGL in alcune fabbriche:

  • GE Avio – Rivalta Torinese: conseguito il 7% dei voti;
  • LEONARDO – divisione elicotteri – Brindisi: conseguito il 24% dei voti;
  • FCA (ex-FIAT) – Termoli: conseguito il 19% dei voti;
  • IVECO DEFENSE – Bolzano: conseguito il 26% dei voti;
  • CNHI –IVECO – Suzzara (Ma): conseguito il 6 % dei voti;
  • FCA Magneti Marelli – Sulmona: conseguito il 19% dei voti;
  • XYLEM LOWARA – Vicenza: conseguito l’8% dei voti;
  • BOSCH – Bari: conseguito il 10% dei voti;
  • ST Microelectronis – Catania: conseguito il 25% dei voti;
  • FCA (ex FIAT) – Melfi (Potenza): conseguito il 5% dei voti.

 

E potremmo continuare a lungo. Ricordiamo anche che pochi mesi fa, nel corso del rinnovo delle elezioni dei delegati all’assemblea del Fondo Pensione di quella categoria, l’UGL conseguì il 17% dei voti. Rileviamo anche che la maggior parte dei voti vengono dagli operai, essendo le liste separate tra gli operai e gli impiegati.

Il che dimostra ancora una volta che il popolo, il popolo “lavoratore”, è poi quello che dà la maggior fiducia alla cosiddetta “destra” (anche se sociale, ma è un termine poco adatto; preferiamo nazional-popolare) anziché i “borghesi” dei centri storici. Ma questa è una tradizione che nasce a Dalmine nel 1919 e che si è perpetuata anche durante gli ultimi mesi della Repubblica Sociale Italiana, con il consenso alla socializzazione.

Ricordiamo, per inciso, che le RSU certamente non possono cogestire le aziende in cui operano, però hanno molti importanti compiti, soprattutto nel vigilare sull’applicazione delle norme contrattuali, della sicurezza sul lavoro, dei piani industriali che gli devono essere sottoposti in base a una norma europea sui diritti all’informazione, e devono stipulare i contratti aziendali che stanno avendo una certa importanza con l’istituzione del “welfare aziendale” come integrazione delle carenze del sistema pubblico in materia di sanità e previdenza.

Un’altra osservazione va fatta: il consenso totalitario che la “Triplice” si arroga di avere, tanto da stipulare accordi esclusivi con la Confindustria (da sempre complice con essa di tutte le modifiche peggiorative del sistema delle relazioni industriali) è evidentemente una presunzione non confermata dai fatti. E, se si votasse - come è stato proposto – in un’unica giornata nazionale per tutte le aziende, i risultati sarebbero ancora (per loro) peggiori!

 


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