Colpire i vitalizi per colpire le pensioni

Dagli al vitalizio! Ormai è un vero e proprio tormentone. Subito dopo il voto, si sono scatenati i Cinquestelle, che hanno promesso lacrime e sangue per gli ex deputati, anche grazie al fatto che adesso, con Fico alla presidenza, saranno loro a dare le carte. E, sull’onda del “tagliamo tutti i vitalizi”, sono stati messi nel mirino anche quelli degli ex consiglieri regionali, oltre, ovviamente, a quelli degli ex senatori. L’idea del taglio indiscriminato, da dare in pasto ai cittadini, è piaciuta molto ai soliti noti del giornalismo cartaceo e televisivo, che hanno scritto fiumi di parole e allestito intere trasmissioni, per spiegarci quanto sia giusto intervenire, con la mannaia, su tutti i vitalizi.

Inutile dire che nessuno di questi fenomeni del giornalismo nostrano si è posto un problema: il taglio rischia di riguardare non solo i privilegiati che hanno fatto politica, ma milioni di pensionati. Già, perché il taglio dei vitalizi può essere un pericoloso apripista per ricalcolare tutte le pensioni. Infatti, se agli ex del Palazzo verrà applicato il sistema contributivo (col quale si riceve solo quello che si è versato), anche tutte le altre pensioni potranno essere ricalcolate e non essere più erogate sulla base del sistema retributivo, cioè in percentuale rispetto allo stipendio percepito durante gli anni di lavoro.

Non ci meraviglieremmo, insomma, se tutta questa furia contro i vitalizi nascondesse, in realtà, la volontà dello Stato di “massacrare” milioni di italiani, che percepiscono la pensione sulla base del sistema retributivo. Portandoli al contributivo, la loro pensione sarebbe abbattuta perlomeno del 30 per cento e, così, chi fatica ad arrivare a fine mese, a malapena arriverebbe al 20: il rischio di un’operazione di macelleria sociale, sulla pelle dei pensionati, è molto concreto.

Del resto, a indicare questa strada è stato il Fondo Monetario Internazionale: nella relazione “Italia verso una riforma fiscale favorevole alla crescita”, il Fondo sollecita proprio il taglio delle pensioni calcolate col sistema retributivo. Come al solito, dunque, ci sono partiti che, mentre dicono di fare gli interessi del popolo, in realtà sono portatori delle istanze di un organismo politico, monetario e bancario internazionale, che mira a una profonda revisione del nostro sistema pensionistico. Il Sole24ore si era posto il problema nel 2015 e aveva fatto un calcolo empirico, arrivando alla conclusione che un passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, per tutti i pensionati, avrebbe prodotto un risparmio, per le casse dell’Inps e dello Stato, di almeno 46 miliardi di euro.

Ecco, dunque, che il taglio dei vitalizi può rappresentare solo la prima tappa di un percorso, che porterà, poi, ad usare la mannaia con le cosiddette “pensioni d’oro” (il Movimento Cinquestelle lo ha già annunciato) e, infine, con tutte le pensioni. In buona sostanza, ai cittadini converrà continuare a foraggiare i vitalizi degli ex politici, che incidono in minima parte sul loro bilancio personale e su quello dello Stato, e continuare a percepire pensioni basse, ma non da fame, come vorrebbero i signori del Fondo Monetario Internazionale. E, se proprio si vuole risparmiare qualcosa, si chieda il taglio degli stipendi d’oro di giornalisti e conduttori televisivi Rai, che predicano bene contro i vitalizi, ma razzolano malissimo, intascando compensi da capogiro. Che, tanto per cambiare, paghiamo noi, attraverso il canone.


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