Prima Zelensky, gli italiani possono aspettare

Tempo gliene abbiamo dato anche troppo, dietro consiglio di tanti amici, i quali sostenevano che "non possiamo attaccare il Governo proprio adesso che, finalmente, è la destra a guidarlo", aggiungendo che "Giorgia è bravissima, saprà tenere le briglie dell'esecutivo e farà bene, nell'interesse del Paese". Purtroppo, dopo quattro mesi, nessuno, ma proprio nessuno, può affermare con sincerità che Giorgia Meloni stia lavorando bene. Al contrario, ci sentiamo di dire che non ne ha azzeccata una e che non avremmo mai voluto assistere alla scena pietosa della nostra premier prona davanti a Zelensky, come Biden comanda.

Agli amici che continuano a difenderla, vorremmo chiedere sommessamente: cos'hanno di destra Giorgia Meloni e il suo Governo? Non basta la fiamma scippata al Movimento Sociale per fare di Fratelli d'Italia un partito di destra e non bastano certo i proclami elettorali, poi puntualmente disattesi, di Nostra Signora della Garbatella o del cognato, oggi ministro, per inquadrare come di destra questo esecutivo.
 
Quante volte abbiamo sentito urlare Giorgia Meloni "prima gli italiani?". Centinaia di volte, davanti a una folla esultante, che chiedeva la testa di questo o di quel premier, quando FdI era all'opposizione, perché accusato di non guardare agli interessi dei cittadini italiani. Giorgia si scatenava, se la prendeva con tutti e assicurava: "Quando si voterà, vinceremo noi e guarderemo, prima di tutto, ai bisogni degli italiani". 
 
Arrivata a Palazzo Chigi, però, Meloni ha pensato bene di non abbassare il prezzo della benzina ("Non ci sono le condizioni"), ha varato provvedimenti in linea con quelli del Governo Draghi, che dall'opposizione massacrava quotidianamente, e,  dulcis in fundo, ha abolito all'improvviso il Superbonus 110 per cento, salvo poi dover trattare la marcia indietro, per non far fallire migliaia di imprese e non mettere sul lastrico decine di migliaia di famiglie.
 
L'azione di Meloni e soci sembra dettata dall'improvvisazione, quando non è guidata dalle stesse lobby economico finanziarie, che la facevano da padrone col Governo Draghi. E, quel che è peggio, Giorgia Meloni - che qualcuno si ostina a definire espressione della Destra - ha superato lo stesso Draghi come cameriera degli Stati Uniti, urlando al mondo che l'Italia sarà al fianco dell'Ucraina fino alla fine, anche dopo lo schiaffo di Parigi, quando Zelensky è andato a cena con Macron e Scholtz, accettando l'esclusione proprio di Meloni. Lei ha provato a protestare, a dire che non si fa così, ma Macron l'ha zittita, dicendo che lui fa come vuole, piaccia o no a Nostra Signora della Garbatella.
 
Qualcuno, allora, ha provato a suggerire alla Meloni di occuparsi di casa sua, di fare quello che aveva promesso in campagna elettorale. Niente da fare, Biden chiama e lei deve rispondere: viaggio in Ucraina, sceneggiata col guitto Zelensky e promessa di nuove forniture militari, anche se gli alleati di governo hanno già chiesto di andarci piano.
 
Ma Giorgia, si sa, è ostinata e testarda e va avanti per la sua strada, che poi è la stessa di Biden e Zelensky.
 
Nel frattempo, Fratelli d'Italia ha trionfato anche alle elezioni Regionali, disertate dal 70 per cento circa degli italiani. Del resto, anche Renzi e Salvini ottennero trionfi effimeri, che svanirono nel giro di pochi mesi, con i loro partiti passati dal 35 per cento all'irrilevanza. Anche loro promettevano grandi cose agli italiani, ma poi pensavano a piazzare le fidanzate in ruoli chiave o a ballare in costume sulle spiagge più esclusive. E gli italiani non perdonarono.
 
Farebbe bene a ricordarlo, Giorgia Meloni. Urlando "prima gli italiani" è arrivata a Palazzo Chigi, ma con i fatti dimostra che, per lei, viene prima Zelensky. E gli italiani, costretti ad aspettare ancora, potrebbero farla cadere in disgrazia prima del previsto.

Editoriale

 

I diritti civili

di Adriano Tilgher

Si fa un gran parlare, in questi tempi, di diritti civili e la mia sensazione è che pochi fra quelli che ne parlano sappiano esattamente cosa siano questi diritti civili, che sul piano della sinistra hanno letteralmente soppiantato i diritti sociali che sono scomparsi dal dibattito politico, nonostante siano totalmente sotto attacco. Guardo raramente e con difficoltà i dibattiti televisivi perché sento solamente banalità per lo più insulse, prive di riscontri reali e soprattutto completamente estranei alla realtà e alla gravità dei problemi che stiamo affrontando come Italiani.

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La Spina nel Fianco

 

Professor Odal

5 marzo 1965, muore al Cairo, Omar Amin, militare, politico, filosofo ed esoterista tedesco naturalizzato egiziano, amico di Renè Guenon e di Savriti Devi. Omar Amin, nasce in Germania a Karbow-Vietlübbe, un piccolo comune del Meclemburgo-Pomerania, il 25 gennaio 1902, con il nome di Johann Jakob von Leers. Studiò nelle università di Kiel, Berlino e Rostock, laureandosi in giurisprudenza. Si dedicò soprattutto a studi storici e linguistici, come la slavistica. Divenne un poliglotta, imparò italiano, russo polacco, ungherese arabo e giapponese; scriveva correntemente in latino, ma anche nello yiddish degli ebrei aschenaziti dell'Est Europa. Ernst Jünger (1895-1998) lo definì “un genio linguistico”. Nel mondo intellettuale tedesco von Leers era noto con l'appellativo, "professor", il professore,  anche in virtù della cattedra universitaria presso l'università di Jena.

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