Vaccini, torta in faccia a Gemmato

Non abbiamo mai fatto mistero di ritenere l’attuale classe politica – senza differenze di appartenenza – di un livello infimo, ma quello che sta accadendo nelle ultime settimane va al di là di ogni più pessimistica previsione. Passi per l’inadeguatezza di molti ministri, ma questa è una “dote” che testimonia la continuità con chi ha governato negli ultimi vent’anni e oltre.

Ciò che ci attendevamo, dopo la vittoria di quello che si ostina a chiamarsi centrodestra, pur strisciando ai piedi degli americani, era una maggiore attenzione ai cittadini e una minor propensione al pavoneggiamento in tv, spesso portatore di guai grossi. E, invece, niente: ministri e sottosegretari sfilano dall’alba al tramonto in tutti i programmi televisivi, per dire banalità, che spesso filano via lisce, ma che talvolta cacciano questi personaggi in situazioni catastrofiche.

Questo, ad esempio, è ciò che è accaduto a tal Marcello Gemmato, “beneficiato” dalla sua amica Giorgia Meloni con una poltrona di sottosegretario alla Salute. Un ruolo importante, adeguato, secondo le voci di partito, al farmacista pugliese, autentica “promessa” di Fratelli d’Italia. Il quale, però, dopo pochi giorni dal suo insediamento nelle stanze che affacciano sul lungotevere, non ha resistito, accettando l’invito di Aldo Cazzullo, giornalistone del Corriere della Sera, a un’insulsa trasmissione di RaiDue. Lì il povero Gemmato è stato messo in mezzo, fino a quando non ha detto che “per larga parte della pandemia l’Italia è stata prima per mortalità e terza per letalità, quindi questi grandi risultati non li vedo raggiunti”. Così, il prode Cazzullo, alfiere dei vaccini senza se e senza ma, ha buttato là una frasetta all’apparenza innocua (“Senza vaccini sarebbe stato magari peggio”), alla quale Gemmato ha replicato: “Questo lo dice lei, non abbiamo l’onere della prova inversa. Ma io non cado nella trappola di schierarmi a favore o contro i vaccini”.

Con quelle parole, invece, Gemmato in trappola ci è finito eccome, perché si è schierato, per tutta la banda dell’informazione prezzolata, contro i vaccini. Sono scattati titoloni sui giornaloni online, cui hanno fatto seguito le dichiarazioni scandalizzate del defunto (politicamente) Enrico Letta e del quasi defunto (sempre politicamente) Carlo Calenda, che chiedevano le dimissioni immediate di Gemmato. Il quale, a ben guardare, non ha detto proprio nulla di scandaloso, riportando ciò che pensano milioni di italiani: se chi è vaccinato si infetta come e più di chi non è vaccinato, questi sieri sperimentali (non dimentichiamolo), chiamati impropriamente vaccini, sono serviti, davvero così tanto?

Una domanda semplice, che il cittadino comune si è posto migliaia di volte, in questi due anni e mezzo di pandemia. Che a farla sia, però, uno dei più alti rappresentanti del Ministero che è schiavo della lobby dei vaccini non è cosa accettabile per i padroni del vapore. Immaginiamo che Giorgia Meloni, che in quel momento era a Bali per il vertice dei Grandi del mondo, abbia telefonato a Gemmato, facendolo sobbalzare sulla sedia. E lui, dopo pochi minuti, ha fatto un rapido dietrofront, spiegando che quelle frasi erano state decontestualizzate e via con la solita formula di chi è costretto a rimangiarsi ciò che aveva affermato con tanta sicumera.

In poche parole, chi sperava in un cambiamento è servito. Siamo alle solite: questa classe politica, anche quella che governa oggi in Italia, è asservita ai potentati economico finanziari mondiali, alle multinazionali farmaceutiche e non è ammesso che qualcuno, specie se ricopre incarichi istituzionali, possa dissentire dalla linea ufficiale. Ecco perché, quando sentiamo parlare di Commissione d’Inchiesta sulla gestione del Covid in Italia ci viene da sorridere. Anche perché per presiederla si è già candidato Matteo Renzi. Un lobbista dichiarato per far chiarezza sui danni prodotti in pandemia dalle lobby dei vaccini: sarebbe la ciliegina sulla torta in faccia a Gemmato.

 

 

Immagine: www.ilfattoquotidiano.it


Editoriale

 

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