Una trappola dietro l'emergenza bollette

I complottisti, quelli che vedono ombre anche dove non ci sono, quelli che credono alle congiure sempre e comunque, non hanno dubbi: il 25 settembre non si voterà, le elezioni saranno rinviate sine die e quel che resta della nostra scalcinata democrazia verrà definitivamente annientato. Insomma, i “padroni del vapore” (Mattarella in primis) getteranno la maschera e l’Italia sarà effettivamente – e non più solo nei discorsi da bar – un regime, una dittatura in mano a forze oscure, che la governeranno attraverso i loro dipendenti, a partire da Mario Draghi.

Non crediamo che le elezioni saranno annullate, figuriamoci: quanto a votare, si voterà, ma il risultato non sarà molto diverso dal finale indicato dai complottisti. Una sola cosa, infatti, è certa: tutto quello che sta accadendo da mesi e le stesse dichiarazioni di politici (politici?) che prendono parte alla competizione elettorale lasciano credere che la chiamata alle urne si trasformerà in una farsa colossale, che finirà per riproporci Draghi alla guida del Governo, stavolta per cinque anni. E allora “il Migliore” completerà l’opera di distruzione del Paese e della sua consegna irreversibile ai potentati economico-finanziari europei e mondiali.

Del resto, proprio nel pieno della campagna elettorale, presunti leader, come Salvini e Calenda, chiedono di riaprire il Parlamento, per affrontare il tema del caro bollette, una materia gravissima, sì, ma sulla quale si è già dibattuto a lungo e che ha già registrato consistenti interventi del Governo in carica. Che bisogno c’è, allora, di interrompere i comizi, sia pure per qualche ora, e di riaprire il Parlamento? Un uomo dello spessore di Draghi, per quanto l’esecutivo sia in carica solo per l’ordinaria amministrazione, è certamente in grado di assumere provvedimenti tali da sgravare, peraltro di poco, cittadini e imprese dai costi impazziti dell’energia. Invece, no: si invoca l’emergenza, il presidente degli industriali, Bonomi, interviene a gamba tesa, lanciando un accorato allarme, e questi mezzi politici chiedono di riaprire il Parlamento.

Una situazione, in definitiva, che si presenta come una grande trappola per chi pensa di insediarsi a Palazzo Chigi, da vincitore delle elezioni, dopo il 25 settembre. E’ inutile, perciò, che Giorgia Meloni continui a gridare al mondo che, se avrà un voto in più nella sua coalizione (in realtà, dicono i sondaggi, ne avrà quasi il doppio della Lega e il triplo di Forza Italia) sarà lei a guidare il Governo. Si rassegni, non succederà.

E’ tutto pronto, infatti, per un nuovo incarico a Mario Draghi, a meno che Fratelli d’Italia non ottenga il 50,1 dei voti, cosa praticamente impossibile. Salvini, Berlusconi, Enrico Letta, Conte, Renzi, Calenda e tutta la banda dei poltronisti, statene certi, un minuto dopo la chiusura delle urne inizieranno a parlare di un nuovo Governo di unità nazionale, in nome dell’emergenza economica, causata dall’esplosione dei prezzi dell’energia, che non si arrestano nemmeno con i carri armati o con le granate gentilmente fornite all’Ucraina.

Così, si spalancherà la porta al Draghi bis e la stessa Meloni, pur di non restare cinque anni senza mezza poltrona, pur avendo fatto il pieno di voti, sarà pronta a fare la vice del “Migliore” o ad assumere qualche incarico ministeriale di grande prestigio. Insomma, alla fine potrebbe andare anche peggio di come la raccontano i complottisti. Perché, a ben guardare, Draghi, Salvini, Meloni, Enrico Letta e tutti gli altri inquilini dei Palazzi del potere sono diversi, a parole, ma in realtà hanno lo stesso mandato: accontentare i “padroni del vapore” e lavorare per loro, ricavando grossi guadagni, politici e non solo, per sé stessi. Alla faccia del popolo italiano.  


Editoriale

 

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