Zingaretti addio. E ora?

Le regole lo vieterebbero, ma visto che le norme, in Italia, sono fatte per non essere rispettate, in molti temevano che anche Zingaretti, come farà De Luca in Campania, nel 2023 potesse candidarsi alla presidenza del Lazio per la terza volta consecutiva. Il fratello del commissario Montalbano, però, nei giorni scorsi ha ufficializzato la sua rinuncia definitiva alla poltrona di Governatore e, probabilmente, entrerà in Parlamento, visto che nel 2023 ci saranno (o, perlomeno, dovrebbero esserci) anche le elezioni politiche.

I cittadini di Roma e del Lazio, dunque, tirano un sospiro di sollievo: Zingaretti, in questi dieci anni in via Cristoforo Colombo, è stato praticamente inutile, ha rimandato tutte le decisioni che poteva rinviare e la Regione è rimasta praticamente paralizzata. L'esempio più lampante è quello dei rifiuti di Roma: la Capitale è stata sommersa per mesi dall'immondizia, grazie al trio Zingaretti-Valeriani (assessore regionale ai Rifiuti) - Raggi (allora sindaco di Roma), senza che nessuno muovesse un dito. Le uniche cose che i tre sono riusciti a fare sono state quella di imporre i rifiuti di Roma alle altre Province del Lazio e, alla fine, quella di portare l'immondizia della Capitale in giro per l'Europa, con costi folli per la comunità.

Fortunatamente, però, dal 2023 si volterà pagina. Il problema, adesso, è: chi succederà a un presidente così dannoso? Non c'è il rischio di cadere dalla padella nella brace? Molto dipenderà dal centrodestra e dalla sua capacità di compattarsi, per sfidare, ci auguriamo con un candidato forte e credibile, l'uomo che sarà scelto dalla sinistra.

Certo è che se Meloni e Salvini continueranno a litigare come bambini di cinque anni, allora il panorama sarà tutt'altro che roseo. Sì, perché il segretario regionale del Pd, il senatore Bruno Astorre, ha ben chiaro quel che vuole: lancerà l'attuale vicepresidente della Regione, Daniele Leodori, che alle primarie - dove sfiderà Alessio D'Amato, oggi assessore regionale alla Sanità - sarà sostenuto da tutte le clientele del Pd laziale. D'Amato, insomma, ha davvero poche possibilità di spuntarla, anche se i bene informati dicono che Zingaretti lo vedrebbe meglio di Leodori come suo successore. Il fatto è che, da tempo, il Pd laziale, targato Astorre, ha archiviato il fratello del commissario Montalbano, per puntare proprio su Leodori.

Non a caso, da mesi Zingaretti e Leodori non si parlano e Leodori è pubblicizzato quotidianamente anche da RadioRadio, l'emittente che ogni venerdì dedica uno spazio di sessanta minuti al senatore Astorre. Visto il precedente di Michetti - candidato sindaco di Roma, proposto prima da RadioRadio e, poi, fatto proprio dalla Meloni - Astorre e Leodori fanno gli scongiuri, ma sono convinti di poter sbancare alle prossime Regionali, anche grazie alle divisioni interne al centrodestra.

La Lega, infatti, vorrebbe candidare Claudio Durigon, campione di brutte figure, ma Fratelli d'Italia ha già risposto che non se ne parla. "Molto meglio - fanno sapere i fedelissimi di Giorgia - qualcuno che di Regione ne sa parecchio, come Lollobrigida". In effetti, "Lollo", marito di Arianna Meloni e attuale capogruppo dei fratellini alla Camera, è già stato assessore nella Giunta Polverini, pur non brillando per i risultati ottenuti. L'ipotesi Lollobrigida, però, è avversata, senza se e senza ma, da Lega e Forza Italia.

A questo punto, chi ha a cuore le sorti del Lazio e non vuole vederlo finire in mano, per l'ennesima volta, agli affaristi di casa Pd comincia a preoccuparsi. E prega Meloni, Salvini e Tajani di mettere da parte, almeno in questa occasione, ambizioni e sfide personali e di pensare al bene comune. Lo sappiamo, è difficile. Ma questa è l'unica strada che c'è, per arrivare alla scelta di un candidato credibile, che non sia un Michetti qualsiasi o un altro Parisi (l'improbabile rivale di Zinga del 2018, di cui nessuno sa più nulla).

Il centrodestra faccia fronte comune, tiri fuori un nome vero e si prepari fin da ora per la campagna elettorale del 2023: vincere nel Lazio sarebbe fondamentale, per restituire dignità alla Regione e per aiutare anche la Capitale a svincolarsi dalle mani del sindaco Gualtieri, altra espressione del Pd degli affari. Questa volta no, non si può fallire: sbagliare ancora, per meri interessi di bottega, sarebbe criminale. Meloni, Salvini e Tajani sono avvertiti.

 

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Editoriale

 

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