Conte e Salvini sparano a salve contro Draghi

In Ucraina si combatte con i mitra, con le bombe e con i missili, in Italia, invece, si spara a salve: dall’inizio del conflitto russo-ucraino, infatti, Salvini e Conte attaccano Mario Draghi e il ministro della Difesa, Guerini, colpevoli, a loro dire, di non favorire la pace, visto che continuano a inviare armi a Zelensky, come ordinato dal presidente americano, Biden. Conte e Salvini, in linea di principio, non sbagliano, ma i loro attacchi sono senza alcuna efficacia, perché contro Draghi sparano pallottole a salve, che fanno un gran rumore, ma che non hanno alcun effetto concreto.

Questo perché sia Conte che Salvini non vogliono, in alcun modo, che il Governo Draghi cada adesso: se si dovesse andare a elezioni ora, per Movimento 5 Stelle e Lega sarebbe una tragedia. Perciò, sia “Giuseppi” che il Matteo leghista minacciano sfracelli, se non si interromperà l’invio di armi in Ucraina, ma alla fine i loro ministri continuano a restare nel Governo Draghi e i loro parlamentari a sostenere l’esecutivo, quando si vota alla Camera o al Senato. E le armi continuano a viaggiare, senza sosta, dall’Italia a Kiev.

Del resto, i due sono leader di partiti dimezzati, che, in caso di elezioni immediate, rischierebbero un vero e proprio disastro. I Cinque Stelle, che ottennero quasi il 33 per cento dei voti nel 2018, oggi sono indicati, da tutti i sondaggi, intorno al 10/12 per cento, mentre la Lega, che appena due anni fa era stimata ben oltre il 30 per cento, viaggia oggi tra il 15 e il 17 per cento, nettamente dietro i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che hanno sfondato, sempre nelle intenzioni di voto, il 20 per cento e si giocano col Pd di Enrico Letta il ruolo di primo partito italiano.

Ecco, dunque, che le armi di Conte e Salvini contro il Governo sono spuntate: Draghi sa benissimo che, più in là delle minacce e di qualche “boom”, i due non possono andare. E continua, perciò, nella sua azione, tutta tesa ad accontentare i voleri di Macron e Biden, da una parte, e dei potentati economico-finanziari mondiali, dall’altra.

Così, le promesse fatte agli italiani sono, via via, cadute nel dimenticatoio e non c’è nessuno che sia davvero in grado di battere i pugni sul tavolo, per ricordarle al premier: Enrico Letta, Macron-dipendente, è il primo complice di Draghi e appoggia qualsiasi sua iniziativa; i ministri di Forza Italia, pur di conservare il posto, prima dello scioglimento definitivo di un partito in via di estinzione, dicono “sì” a tutto; i renziani, increduli di poter fare ancora parte di un governo, applaudono sempre il Migliore; il “miracolato” Speranza è una specie di zerbino di Draghi. E di Conte e Salvini abbiamo detto: per evitare le elezioni anticipate, rinnegherebbero i familiari.

E’ semplice capire, perciò, che Draghi, col suo fidato scudiero, il ministro dell’Economia, Franco, può continuare a fare il bello e il cattivo tempo. “Fino all’autunno – dice qualcuno – quando giocoforza l’esecutivo cadrà”. “Certamente fino al 2023 – ribatte sicuro qualcun altro – perché l’obiettivo comune dei partiti di governo è evitare la vittoria della Meloni, che, col passare dei mesi, potrebbe sgonfiarsi”.

Difficile prevedere cosa accadrà davvero, ma una cosa è certa: l’Italia dovrebbe liberarsi il prima possibile di questo premier, che fa soltanto danni. E, invece, rischiamo di vedercelo riproporre anche dopo il voto, se non ci sarà una maggioranza chiara. Con effetti nefasti per tutti i cittadini.

 

Immagine: https://www.corriere.it/


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 2

di Adriano Tilgher

Abbiamo definito, nell’articolo del 10 novembre, le modalità di risveglio e ripresa delle capacità intrinseche del nostro popolo, da me definite come patrimonio immateriale, la cui conservazione e trasmissione alle nuove generazioni è ancora possibile, nonostante sia sotto attacco da parte di potenze straniere che utilizzano traditori nostrani, frequentemente allocati anche in ruoli di governo. Questa definizione è fondamentale perché chiarisce le prime cose da realizzare immediatamente, ovvero salvaguardare e trasferire quell’enorme patrimonio impalpabile ma di straordinaria potenza, per riacquistare per l’Italia quel ruolo fondamentale che ci è stato assegnato dalla storia e dalla collocazione geografica.

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La Spina nel Fianco

 

The Damiano Horror Picture Show

Novembre del 1974, due ragazzi Brad e Janet partecipano al matrimonio di amici, al termine del quale Brad chiede a Janet di sposarlo. Lei accetta e decidono di comunicare questa loro decisione al loro mentore, ed ex docente universitario, il Dr. Scott. I due partono in auto per recarsi all'abitazione dell'insegnante. Durante il tragitto però vengono colpiti da un forte temporale e si perdono nei boschi, per giunta bucheranno una gomma, proprio mentre all'autoradio ascoltano la voce di Nixon che annuncia le proprie dimissioni da presidente degli Stati Uniti. Abbandonata la vettura seguono le luci di un'abitazione lontana, luci che scopriranno appartenere ad un castello. Vengono accolti da due domestici il maggiordomo Riff Raff, e la domestica Magenta, e accompagnati nel salone principale dove è in corso una festa. Janet spaventata chiederà di andarsene, quando le musiche si interrompono per l'arrivo del padrone di casa il dottor Frank-N-Furter. Questo è l'incipit del Cult Movie "The Rocky Horror Picture Show", diretto da Jim Sharman e tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Richard O'Brien, che qui ricoprirà anche il ruolo di sceneggiatore e di interprete nel ruolo di Riff Raff. Nella classifica dei migliori "cult movies" della storia del cinema, stilata nel 2003 dalla rivista "Entertainment Weekly", "The Rocky Horror Picture Show", si piazza al primo posto. Nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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