Draghi uno al capolinea, voto in autunno?

Il primo Governo Draghi è ormai al capolinea, come testimoniano gli scontri sempre più aperti tra il premier e il Movimento 5Stelle, e tutto lascia presagire che le elezioni politiche non si terranno, come da copione, nel 2023, ma già il prossimo autunno. E le forze politiche che sostengono il Draghi uno, tranne appunto i pentastellati, sembrano pronte a recitare una sceneggiata che, dopo il voto, porterà nuovamente Draghi a Palazzo Chigi. Con la differenza che, stavolta, forte del disastro dei partiti, Draghi potrà fare ciò che gli riesce meglio, ovvero colpire senza pietà i più deboli, già ridotti alla canna del gas, e favorire i potentati economico-finanziari europei e mondiali, che lo vogliono alla guida dell’esecutivo italiano almeno fino al 2025.

La situazione, insomma, per il nostro Paese è davvero critica e non si intravedono vie d’uscita. L’attuale premier, infatti, si è schierato apertamente dalla parte degli Stati Uniti, dicendo che l’Italia ha il dovere di aiutare l’Ucraina, in tutti i modi, per difendersi dall’invasione russa. Una scelta insensata, per chi sostiene di volere la pace: come ha detto Papa Francesco, la pace non si ottiene inviando armi in Ucraina. Ma, si sa, il Papa, qualunque esso sia, è buono e bello soltanto quando dice cose che fanno comodo, altrimenti è “un illuso” o “un inguaribile ottimista” (queste alcune delle definizioni di Papa Francesco, ascoltate dai filo-ucraini, dopo i suoi appelli per la pace).

Dal Movimento 5Stelle (e, per la verità, in parte anche da Salvini) sono arrivate critiche alla posizione di Draghi sulla guerra in Ucraina, ma il Migliore tira dritto: il Parlamento ha già dato il suo “sì” all’invio di armi a Zelensky e tanto basta. Certo, i distinguo di Giuseppe Conte hanno infastidito non poco il presidente del Consiglio, che, così, per ripicca, di fronte ai parlamentari europei, ha detto chiaramente di non condividere il superbonus 110 per cento per l’edilizia. Apriti cielo: i grillini, che del superbonus hanno fatto un loro cavallo di battaglia, si sono rivoltati, accusando Draghi di essere un bugiardo, per aver sostenuto che i prezzi delle ristrutturazioni, da quando esiste il superbonus, sono triplicati.

Insomma, siamo ai titoli di coda di questo Governo, ma le profonde lacerazioni in seno al centrodestra, con la Meloni ormai convinta di essere in grado di vincere le elezioni anche da sola, e la pochezza del Pd di Letta nipote faranno sì che Lega, Forza Italia, Italia Viva, Pd e la parte dei cinquestelle che fa capo a Di Maio, se davvero si voterà in autunno, sostengano anche un Draghi bis, che sarebbe ovviamente “benedetto” da Biden, Macron e da tutte le élite finanziarie, che traggono vantaggi enormi dalle politiche di Draghi, ovviamente a danno dei cittadini italiani.

L’orizzonte, insomma, è davvero buio, a meno che, nelle prossime settimane, Draghi cada davvero e, prima del voto politico, i resti dei partiti di centrodestra tornino a ragionare, Meloni in primis. Se il cosiddetto centrodestra restasse unito, infatti, probabilmente otterrebbe la maggioranza in Parlamento e, allora, si potrebbe guardare anche a un domani senza Draghi e senza Migliori. Che, vista la qualità dell’attuale personale politico, probabilmente non porterebbe granché di buono. Ma, certamente, qualcosa di meglio della svendita del Paese, che Draghi porterebbe a termine con un secondo mandato da premier.

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Editoriale

 

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