I patrioti, questi sconosciuti

Ha detto Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che il nuovo Presidente della Repubblica dovrà necessariamente essere un “patriota”, altrimenti il suo partito non lo voterà. E ha aggiunto che Silvio Berlusconi è un patriota. Ecco, basterebbe questo, per capire cosa significhi per i politici di oggi “essere un patriota”.

Di Berlusconi, infatti, conosciamo tutta la storia, forse ci mancherà qualche dettaglio, ma, più o meno, sappiamo chi è, cosa ha fatto nella vita, da imprenditore e da politico e, sinceramente, tutto ci pare fuorché un patriota. Un capitano d’industria, certamente; un precursore della tv moderna, con una grande visione del settore, ci mancherebbe; un eccezionale presidente di una squadra di calcio, il Milan, inutile sottolinearlo; ma di qui a definirlo un patriota, un uomo che si è fatto da sé e che ha difeso gli interessi italiani, come qualcuno ci vuol far credere, ce ne corre. Berlusconi imprenditore, infatti, nasce con i fidi della Bnl di Nerio Nesi (uomo di Craxi) e i suoi atti di Governo, molto spesso, sono stati “pro domo sua”, piuttosto che per migliorare la qualità della vita degli italiani.

Sicuramente, noi non siamo mai stati tra i suoi denigratori “a prescindere”, ma esaltarlo fino a farne il candidato alla Presidenza della Repubblica del centrodestra, definendolo addirittura un “patriota”, ci sembra un po’ esagerato.

La domanda, però, a questo punto sorge spontanea: se non Silvio, chi? Chi è degno del titolo di “patriota”, che secondo la Meloni vale il Quirinale? Salvini ha liquidato l’argomento, dicendo che “in Italia ci sono 60 milioni di patrioti” e questo la dice lunga sullo stato confusionale in cui versa il leader leghista, peraltro ormai da troppo tempo. Al contrario di quel che dice Salvini, infatti, tra tutti i nomi fatti finora per il Colle, appare davvero difficile trovarne qualcuno che possa far pensare, anche lontanamente, a un “patriota”.

Mario Draghi, il candidato più accreditato, ad esempio, è l’espressione di potentati economico-finanziari, che tutto hanno a cuore, tranne l’interesse del nostro amato Paese. Letizia Moratti, il nome che, in subordine a Berlusconi, pare piaccia tanto proprio a Giorgia Meloni, è la rampolla di una famiglia di petrolieri e ha già dato prova delle sue “capacità” da Presidente della Rai, dove ha lasciato il segno soltanto per la sua inadeguatezza.

L’Italia ha bisogno di meglio e, allora, c’è chi avanza nomi triti e ritriti, come quello di Romano Prodi, che da capo del Governo ha fatto esclusivamente gli interessi di banchieri, finanzieri senza scrupoli e burocrati europei, massacrando i cittadini del Belpaese. Un’altra che vorrebbero dipingerci come “patriota” è la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che da seconda ambisce a diventare prima carica dello Stato: peccato che, ogni volta che ha ricoperto un ruolo istituzionale, è incappata in episodi quantomeno antipatici, come l’abuso di auto di servizio e di voli di Stato. Gli unici atti degni di nota dell’attuale presidente del Senato, insomma, finora sono stati quelli di far pagare allo Stato i suoi spostamenti privati. E questo non basta, anzi, per definirla una “patriota”.

Potremmo andare avanti così, scrivendo per ore: ognuno dei candidati al Quirinale, almeno quelli che ci propinano giornalini e giornaloni, sono totalmente inadeguati, a nostro giudizio, a rappresentare l’Italia.

I patrioti, questi sconosciuti, potremmo dire. E non c’è da meravigliarsi: questa classe politica è di un livello così infimo, da non essere nemmeno in grado di riconoscere chi davvero può rappresentare in modo adeguato il tricolore, difendendone gli interessi in Europa e nel mondo intero.

Il problema è che tra appena due mesi il Parlamento si riunirà, per scegliere il nuovo Capo dello Stato. E, con l’aria che tira, è molto concreto il rischio di vedere al Quirinale, ancora una volta, l’esatto opposto di un patriota. Con buona pace di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini.

Immagine: https://www.ilcittadinomb.it


Editoriale

 

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24 dicembre, dopo una sparuta presenza nelle sale cinematografiche esce sulla piattaforma Netflix il nuovo film di Adam McKay, regista e sceneggiatore statunitense famoso per pellicole particolarmente feroci contro l' "American way of life". Il Film «Don’t look up», (non guardare in alto) è interpretato da un cast stellare che include divi del calibro di Meryl Streep e Leonardo Di Caprio. La trama inserisce la produzione nel genere catastrofico, (Allarme Spoiler) 2 scienziati, la dottoranda in astronomia Kate Dibiasky ed Il suo professore, Randall Mindy, scoprono casualmente l'esistenza di un asteroide non identificato. Calcolandone la traiettoria, si accorgono che il corpo celeste colpirà in pieno la terra in circa sei mesi e che le sue dimensioni sono tali da comportare l’estinzione di qualsiasi forma di vita sul pianeta. I due insieme ad un funzionario governativo si recheranno alla Casa Bianca per cercare di evitare la catastrofe, ma la presidente degli Stati Uniti, Janie Orlean, (Mary Streep) ispirata ad Hillary Clinton, (sulla scrivania dello Studio Ovale vediamo una foto che la ritrae abbracciata a Clinton), non ha alcuna intenzione di occuparsene in quanto presa dai suoi calcoli elettorali. Impone, pertanto, di mantenere segreta la notizia.

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