Salvini venderà cara la pelle, ma è in trappola

Difficile, quasi impossibile prevedere cosa succederà davvero nelle prossime settimane. Una cosa certa, però, c’è: Matteo Salvini venderà cara la pelle, prima di essere defenestrato dalla guida del Carroccio. La “ribellione” a Draghi, andata in scena subito dopo il flop elettorale della Lega, è un segnale chiaro a tutto il mondo leghista: “Il Capitano sono ancora io e, se proprio devo morire, lo farò combattendo, non approvando supinamente i diktat dell’ex Governatore della Banca Centrale Europea”.

Una linea che, ovviamente, non piace al ministro Giancarlo Giorgetti e a Governatori importanti, come Zaia e Fedriga. Lo scontro tra i “governisti” e Salvini era iniziato, sotto traccia, prima del voto e a breve si mostrerà nitidamente, alla luce del sole. La speranza di Giorgetti e compagnia era che Salvini, dopo la batosta delle urne, scendesse a più miti consigli e si allineasse alle scelte del premier, ma il Capitano ha imboccato la strada opposta: scontro totale con Draghi, pur dicendo di voler restare nell’esecutivo.

Gli unici applausi al “nuovo” Salvini sono arrivati soltanto da qualche fedelissimo e da Giorgia Meloni, che resta saldamente all’opposizione di Draghi. Per il resto gelo totale. Nessuno, tra i notabili leghisti, ha detto una parola, ma è chiaro che il malcontento dilaga, tanto che qualcuno già parla di Papeete bis. “Matteo – dice un sottosegretario, a microfoni spenti – ha perso la bussola, proprio come quando abbatté il Conte uno. Va fermato, prima che faccia danni irreparabili: andare all’opposizione dell’esecutivo Draghi sarebbe la fine”.

Un pensiero condiviso da molti, a partire proprio da Giorgetti, che, nelle segrete stanze, rassicura Draghi sulla fedeltà di buona parte dei gruppi parlamentari del Carroccio. Ma Salvini, ormai, è partito: il nuovo corso è lanciato, insieme alla sfida ai “governisti”.

Il pretesto è la mancata condivisione, all’interno dell’esecutivo, di un provvedimento fondamentale come la delega fiscale, ma è evidente a tutti che il problema non è quello. Il Capitano, infatti, esaminati i risultati elettorali, è arrivato alla conclusione di essere stato danneggiato dalle scelte del Governo, senza riflettere bene sui suoi tanti errori degli ultimi mesi. Così, ha iniziato la sua personale crociata contro il premier, senza, però, staccare la spina al Governo.

Un’altra posizione ambigua, l’ennesima, che quasi certamente non gli gioverà. La verità è che Salvini non può permettersi lo scontro totale – pochi lo seguirebbero nel suo stesso partito – e, al tempo stesso, il “governismo” non paga più di tanto, perché fa venire meno una fascia importante di elettori, contrari a molte delle scelte dell’esecutivo in materia sanitaria (dal Green Pass al vaccino praticamente obbligatorio).

Il risultato è che, comunque vada, il Capitano leghista appare in trappola: le vie d’uscita sono poche, quasi nulle, e lui sembra in confusione totale. Proprio come nell’estate del Papeete.

 


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