Nel Paese che condanna Morisi

Nel Paese in cui non basta rubare o rapinare per finire dritti in galera; nel Paese in cui si tollera lo spaccio a cielo aperto, dalla mattina alla sera, in città grandi e piccole; nel Paese in cui ci si lamenta per gli omicidi di fidanzati o mariti gelosi, dimenticando che gli assassini molto spesso erano stati denunciati, ma nessuno li aveva rinchiusi, per evitare che portassero a termine i loro piani omicidi; nel Paese in cui si può tenere un concerto di cinque giorni, in un terreno privato, all’insaputa del proprietario, facendo confluire 15mila persone, senza che nessuno finisca dietro le sbarre. In un Paese così, alla vigilia delle elezioni comunali, il pericolo pubblico numero uno è diventato un uomo apparentemente mite, tal Luca Morisi, “colpevole” di essere stato a capo della cosiddetta “Bestia”, la macchina comunicativa della Lega di Salvini.

Luca Morisi, infatti, è stato sbattuto in prima pagina su tutti i giornali e si è conquistato le copertine di molti telegiornali, con un banale pretesto, anche se la sua vera colpa, come abbiamo già scritto, è semplicemente quella di aver guidato la potentissima macchina della comunicazione della Lega salviniana. Il pretesto è il fatto che gli siano stati trovati due grammi di cocaina in casa e che due ragazzi sostengano che da lui abbiano ricevuto la cosiddetta droga dello stupro. Fatti gravi, senz’altro, ma fatti privati, che in questa società malata sono, purtroppo, all’ordine del giorno.

La cocaina è il vero male del secolo, certamente più del Covid, e gli assuntori di questo schifo sono ormai milioni, molti più di quel che si pensi. Lo stesso Morisi ha ammesso che quei due grammi erano per uso personale. Per la cessione di droga, poi, ha negato tutto, ma in questo caso saranno gli inquirenti a stabilire la verità. 

Ecco, per questi episodi, peraltro avvenuti intorno a Ferragosto e “casualmente” emersi una settimana prima delle elezioni amministrative, giornaloni e tv di regime hanno scatenato un vero e proprio inferno. L’inchiesta è su tutte le prime pagine di questi mezzi di disinformazione, gli stessi, ad esempio, che si scordano delle persone scomparse (poi puntualmente ritrovate morte assassinate); si dimenticano delle colpe di un ministro dell’Interno, che consente a 15mila persone un rave party illegale su un terreno privato; omettono di fare uno straccio d’inchiesta sullo spaccio diffuso, davanti agli occhi di tutti, da parte della mafia, della camorra, dei nigeriani, degli albanesi e chi più ne ha più ne metta. No, questi non sono problemi da portare all’attenzione dei lettori o dei telespettatori: il cattivone è Luca Morisi, amico e collaboratore di Salvini. 

Non c’è molto da aggiungere: è il solito schifo. Si parte dalle accuse a Morisi, per colpire Salvini, peraltro già in evidente difficoltà, per aver sbagliato, sul piano politico, tutto quello che c’era da sbagliare. Tanto che, ormai, la sfida con Giorgetti, per la guida della Lega, è praticamente ufficiale. Ma la politica è un conto, il killeraggio a mezzo stampa, da parte di personaggi che si autodefiniscono giornalisti, è un’altra cosa. Perciò, per quanto condividiamo davvero poco delle recenti scelte politiche di Salvini, non possiamo non associarci ai tanti che gli hanno espresso vicinanza, sul piano strettamente umano. Anche perché, nella tempesta, non ha scaricato l’amico Morisi: “Ha sbagliato - ha detto il Capitano leghista - ma io per lui ci sarò sempre”. Questo testimonia, se non altro, che Salvini ben conosce uno dei valori fondamentali della nostra esistenza: quello dell’amicizia. Fatto che, da solo, basta a rendercelo più simpatico dei tanti “professori” che, in questi giorni, sproloquiano contro Morisi e, nelle segrete stanze, s’imbiancano il naso.

 

Immagine: https://www.open.online/


Editoriale

 

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