Ve lo avevamo detto

Col senno di poi siamo tutti capaci di giudicare con maggiore limpidezza gli eventi. Il giudizio che voglio esprimere adesso non pretende di esaurire l’orizzonte politico che con le elezioni di pochi giorni fa si è aperto davanti gli occhi di tutti gli italiani, anche perché sarebbe un mera avventura di intellettualismo da tastiera.

La critica che muovo sarà chiara e diretta e si riassume in queste poche parole: ve lo avevamo detto!

Non si tratta di una frase messa a caso, tutt’altro. Noi ve lo avevamo veramente detto.

E quando lo abbiamo fatto? Sin da subito. E come? In tutti i modi.

Vi avevamo detto che il problema non è la dicotomia superata fra “destra” e “sinistra” dei partiti politici, dove ben sappiamo che sono tutti figli della stessa matrice in putrefazione che è il liberismo e il conseguente liberalismo, veri nemici della politica, e che continuare a blaterare futilmente di alleanze, accordi sottobanco, schieramenti è una distrazione dal centro del problema; vi avevamo anche detto che il sistema della finanza internazionale, in mano a pochi cognomi, ha una ragnatela di interessi e di carte jolly da sfoderare al momento opportuno, per destabilizzare una nazione e deciderne le sorti della borsa e della moneta, perciò alcuni problemi di “marketing” politico sono idiozie da campagna elettorale che a nulla portano di concreto; vi avevamo detto che pure che il rosatellum, la recente legge elettorale approvata con l’accordo di quasi tutti gli schieramenti parlamentari, è una bufala epocale fatta appositamente per arrivare una situazione di ingovernabilità per dare vita ad un governo di interessi ancor più invalicabili, arroccandosi con più vigore dentro i privilegi di casta e disintegrando le reali possibilità di fare il bene del popolo; infine, ma sin dall’inizio, vi avevamo detto che l’inverno della democrazia è il cancro della politica del Belpaese e che l’unica via per uscirne è la ridefinizione della politica stessa a partire da un pensiero forte.

Dunque, abbiamo bisogno di politica forte, di governo forte. Fa paura questa parola? Forse è un bene. La paura talvolta è il trampolino di lancio per superare una crisi e realizzare qualcosa di grandioso.

Noi lo vogliamo. Noi ci crediamo. Siamo qui, da ormai 3 mesi, per gridare ai nostri lettori, al popolo italiano, di questa nazione che amiamo con tutto il cuore e per la quale siamo pronti a dare il sangue, che abbiamo bisogno di eroi della Patria, di uomini e donne che prendano in mano la situazione con forza e onore, per dare un futuro prospero e glorioso a questa Nazione che da secoli è il baluardo della civiltà, la culla della cultura, l’ empireo dell’umanità vittoriosa.


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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