Elezioni a Roma, Michetti flop targato Meloni

Disperati. Giorgia Meloni e il suo cerchio tragico – la sorella Arianna, il capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida (marito di Arianna), il deputato viterbese Mauro Rotelli e pochi altri intimi – non sanno più a che santo votarsi: il candidato a sindaco di Roma, Enrico Michetti, scelto grazie al “genio” di Arianna e della stessa Giorgia, si sta dimostrando totalmente inadeguato.

Michetti è avvocato e professore universitario, stimatissimo da molti sindaci, anche di sinistra, perché la sua creazione, la Gazzetta Amministrativa, è uno strumento prezioso, che li aiuta nel quotidiano. E molti Comuni si avvalgono della consulenza di Michetti, straordinario esperto di Pubblica amministrazione, quando si stratta di scrivere bandi o avvisi.

Il fatto è che, per diventare sindaco di Roma, non basta conoscere leggi e regolamenti: è necessario spiegare ai cittadini quel che si vuole fare, nel dettaglio, per migliorare una città al disastro; è necessario confrontarsi, anche con toni aspri, con gli altri candidati, cercando di dimostrare che il proprio programma elettorale è il migliore; ed è necessario, soprattutto, parlare di cose concrete, quelle che toccano quotidianamente la comunità. Non è più sopportabile sentir parlare solo della grandezza dell’antica Roma, senza delineare soluzioni per il futuro dell’attuale Roma Capitale, come sta facendo da settimane Ernico Michetti.

Così, nei sondaggi il candidato di Giorgia Meloni resta in testa, per quel che riguarda il primo turno, attestandosi intorno al 30 per cento. Il problema è che il ballottaggio è praticamente certo e, in quell’occasione, nessuno dal centrosinistra o dai grillini sposterà un solo voto su Michetti. Il panorama, al momento, è dunque chiaro: ballottaggio tra Michetti e uno tra Calenda, Raggi e Gualtieri. E sarà proprio uno di questi tre a essere il prossimo sindaco di Roma, con conseguenze drammatiche per la città, facilmente immaginabili.

Abbiamo già visto di cosa (non) è capace Virginia Raggi. E con Calenda o Gualtieri tornerebbero in auge le vecchie clientele Pd, protagoniste dell’inchiesta mafia Capitale. Insomma, per Roma non c’è speranza. E la colpa è di un centrodestra miope. In particolare, di una supposta leader, Giorgia Meloni, che sarà anche brava, ma che non sa guardare oltre il suo naso e la sua tribù.

La scelta di Michetti si è rivelata una tragedia. Chi lavora con lui lo definisce presuntuoso e arrogante, incapace di ascoltare i consigli degli esperti di comunicazione. “Abbiamo agosto – spiega uno dei suoi più stretti collaboratori, imposti da Fratelli d’Italia – per ‘educarlo’. Non c’è più tempo per cambiare il candidato, quindi o lui cambia o andiamo a sbattere, anche in modo pesante”.

Sullo sfondo, gongola l’altro leader dei Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, che da tempo non condivide una sola scelta di Giorgia Meloni. Il flop di Michetti è, indirettamente, una sua vittoria: lui aveva detto da subito che non era il candidato giusto. Ma Meloni e famiglia allargata hanno deciso il contrario. E a pagare saranno ancora una volta i romani: Michetti, quasi certamente, perderà e in Campidoglio si ritroveranno Raggi, Calenda o Gualtieri. Comunque vada, sarà un’altra consiliatura persa. 

 

Immagine: https://www.vaticannews.va


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