Il Centrodestra e il Campidoglio: occasione irripetibile

La domanda sorge spontanea: il centrodestra ha deciso di perdere, per l’ennesima volta, la corsa al Campidoglio? Da mesi, infatti, va avanti un tira e molla inaccettabile tra Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, per scegliere chi candidare a sindaco, ma la cosiddetta “quadra” non si trova mai. Le frizioni locali sono acuite da quelle nazionali: il partito di Meloni e Rampelli (FdI) è all’opposizione del Governo Draghi, di cui sono, invece, parte integrante gli eredi di Berlusconi e Salvini. Le cose, perciò, si complicano giorno dopo giorno e, alle porte dell’estate, ancora non c’è un accordo sul nome da lanciare per le elezioni comunali, che si terranno in autunno.

Si dirà che a sinistra le cose non vanno meglio, perché alla fine il Pd si è dovuto quasi rassegnare a scegliere l’ex ministro Gualtieri, il cui “appeal” presso l’elettorato è pari a zero. E che lo stesso Gualtieri dovrà lottare non solo contro il sindaco uscente, Virginia Raggi, e il candidato del centrodestra, ma anche contro un altro ex ministro, Carlo Calenda, peraltro eletto europarlamentare proprio nelle liste Pd, anche se ora ha creato un nuovo partito (Azione).

Il punto è proprio questo: con una sinistra così frammentata e con un sindaco uscente imbarazzante – indiscutibilmente, la peggiore della storia della Capitale – per il centrodestra ci sarebbero davvero tutte le condizioni per tornare a guidare Roma. Ovviamente, andrebbe scelto un candidato forte e autorevole: esattamente quello che i tre partiti dell’alleanza sembrano non voler fare. I nomi che girano, dopo mesi di liti interne, sono francamente inquietanti.

Prima si è parlato di Bertolaso, l’ex capo della Protezione Civile nell’epoca di Berlusconi presidente del Consiglio, già riesumato per attuare la campagna vaccinale anti-Covid in Lombardia; poi qualcuno ha cercato di mettere in pista Maurizio Gasparri, storico esponente dell’Msi, successivamente di Alleanza Nazionale e attualmente senatore di Forza Italia, un uomo che, con tutta la buona volontà, non appare come un campione di simpatia e capacità, tale da far convergere su di sé i voti dei romani; alla fine, l’idea partorita da Giorgia Meloni è stata quella di “sparigliare”, proponendo il nome di un “civico”, l’avvocato-professore Enrico Michetti.

Michetti è, senza dubbio, un professionista di estremo valore, che ha un minimo di notorietà, perché interviene, ogni mattina, ai microfoni di Radio Radio, anche su temi politici. Ma non si è mai cimentato in alcun confronto elettorale e Roma, invece, ha bisogno di un politico vero. E anche bravo. Perciò, nella corsa al Campidoglio dovrebbero confrontarsi i leader dei partiti, a partire dalla romanissima Meloni, e non uomini, come il professor Michetti, che sarebbero ottimi capi di gabinetto, ad esempio, ma che, come sindaco, paiono destinati allo stesso fallimento vissuto da Marino o dalla Raggi. Che è stato, poi, il fallimento di tutta la città.

In definitiva, il futuro della Capitale d’Italia appare tutt’altro che roseo. Comunque vada questa sfida, la “macchina” del Campidoglio finirà nelle mani sbagliate. Calenda, il primo a essersi candidato, ha già dimostrato la sua pochezza da ministro, al pari di Gualtieri: sono entrambi inadeguati a ricoprire incarichi politici importanti. Della Raggi inutile parlare: basta fare un giro per Roma, per comprendere l’entità del disastro che si lascerà alle spalle. Michetti (o un profilo analogo) potrebbe essere un buon dirigente del Campidoglio, non di più.

L’unica speranza è che il centrodestra, alla fine, comprenda che l’occasione è irripetibile e faccia scendere in campo un pezzo da Novanta, non un Gasparri o un Michetti qualsiasi. E che restituisca, così, a Roma e ai romani, la speranza di un rilancio che, al momento, appare davvero lontano.


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