La Meloni, i sondaggi e le scelte sbagliate

Lo avevamo scritto in tempi non sospetti: Giorgia Meloni, inebriata dai sondaggi, si sta montando la testa. A distanza di un paio di mesi, è arrivata la conferma: la leader di Fratelli d’Italia, ormai, vive su un altro pianeta e ritiene che il consenso di oggi si trasformerà automaticamente in un trionfo elettorale, nel 2023, quando finalmente si dovrebbe tornare a votare. Così, respinge sdegnata ogni proposta di candidatura per ruoli diversi da quello di presidente del Consiglio.
Chi meglio di Giorgia Meloni potrebbe rappresentare il centrodestra nella corsa per il Campidoglio? O, in alternativa, per la successione di Zingaretti alla Regione Lazio? Certamente nessuno, soprattutto in un momento storico in cui tutto congiura a favore del partito targato Meloni-Rampelli, “volato” in doppia cifra e, attualmente, addirittura accreditato di maggiori consensi del Pd.

Proprio queste “lievitazioni” veloci, però, dovrebbero mantenere con i piedi per terra la leader venuta dalla Garbatella, perché, come insegnano esempi recentissimi (leggi Renzi o Movimento Cinque Stelle), si fa presto a passare da numeri in doppia cifra allo zero del prefisso telefonico o giù di lì. Chi lievita così rapidamente, infatti, spesso si sgonfia in modo ancor più veloce, ora che la politica non ha nulla di solido (nessun ideale, nessun leader di grande caratura) e tutto è liquido. Basta una piccola falla e il serbatoio di voti resta a secco, in men che non si dica.

Eppure lei, la verace Giorgia, un tempo con lo sguardo truce e oggi sempre sorridente, a favore di telecamere, non vuole sentire ragioni: “Potrei fare il premier. Mi candido a governare la Nazione”, ha detto di recente. E a chi le suggerisce di cominciare dalla sfida romana, lei replica secca: “Chi mi propone la corsa per il Campidoglio, mi si vuole togliere dai piedi”.

È chiaro, insomma, che Giorgia ritiene più che possibile la scalata dalla Garbatella a Palazzo Chigi, forte anche dei tanti lacchè che la circondano. A cominciare dall’imbarazzante capogruppo alla Camera, il cognato Lollobrigida, o dall’inquietante figlia di Rauti, nonché ex moglie di Alemanno: tutti i giorni ce li dobbiamo sorbire “dichiaranti” nei tg nazionali, mascherati col tricolore, sempre pronti a esaltare la patria e la famiglia. Difficile, del resto, dargli torto: senza la famiglia, non solo non avrebbero trovato posto in Parlamento, ma probabilmente nemmeno un posto di lavoro.
Ecco, la signora Meloni dovrebbe comprendere che, con questi compagni di viaggio, andrà poco lontano. Soprattutto se non partirà da una base molto forte, quale sarebbe una vittoria alle elezioni per il nuovo sindaco di Roma. Seguita, magari, da anni di buongoverno, che “resuscitino” una Capitale agonizzante. Questo, sì, sarebbe il viatico per candidarsi, poi, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Pretendere, invece, di correre per Palazzo Chigi, peraltro litigando con Tajani e Salvini due anni prima del voto, non sembra una scelta intelligente.

Quasi impossibile, però, farlo comprendere a un personaggio che ha un ego smisurato e che, ormai, ragiona e sceglie soltanto con l’obiettivo di salire sempre più nei sondaggi. Esattamente lo stesso errore compiuto, qualche anno fa, da Renzi, poi precipitato vorticosamente, fino a ritrovarsi con un partitino che non raggiunge il 2 per cento. Ma anche quello compiuto dallo stesso Salvini, nella famosa estate del Papeete, quando perse la possibilità di restare al governo. Da allora, il Matteo leghista si è ripreso, ma ne ha azzeccate sempre meno.

Nelle prossime settimane, dunque, assisteremo ancora alla farsa della scelta del candidato del centrodestra per Roma, da cui potrebbe uscire il ticket Bertolaso-Colosimo. Sarebbe un’altra vittoria di Pirro della Meloni, che vuole imporre la consigliera regionale (livello infimo) come vice dell’ex capo della Protezione Civile. Il centrodestra, infatti, andrebbe dritto verso una nuova sconfitta e la Meloni si metterebbe definitivamente contro Rampelli, che ha “creato” la Colosimo, che poi lo ha poco elegantemente scaricato, per “filtrare” con la rampante Giorgia.

Peccato, però, che il serbatoio di voti dei Fratelli d’Italia, a Roma, sia quasi tutto in mano all’ala rampelliana. Insomma, proprio il “no” della Meloni a Roma e le sue scelte successive potrebbero portare alla rottura definitiva di Giorgia Meloni con Fabio Rampelli. E questo - per la regina dei sondaggi - rappresenterebbe, senza se e senza ma, l’inizio della fine.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.