Difendere la lingua italiana

Chi scrive ha fatto parte, durante il primo governo Berlusconi, della Commissione per la difesa e la diffusione della lingua italiana nel mondo, istituita dall’allora ministro della P.I. on. D’Onofrio e presieduta dal sottosegretario on. Aloi, cui partecipavano studiosi e linguisti di altissimo prestigio come Francesco Sabatini, già presidente della Crusca, Tullio De Mauro, futuro ministro dell’Istruzione dal 2000 al 2001 nel governo Amato 2, il prof. Luca Serianni, ordinario di Storia della Lingua italiana a La Sapienza di Roma.

Come dimostra la composizione della Commissione non vi era nessun problema di collocazione politica (l’appartenenza del prof. De Mauro alla sinistra era storicamente evidente) essendo chiaro e condiviso l’obiettivo principale: la difesa e la diffusione della lingua e della cultura italiana di fronte a un processo di decadenza o degenerazione.

Cosa accade al giorno d’oggi? Accade che la ministra (sic) Fedeli, titolare del Miur, si consente di pubblicare il 27 dicembre 2017 il bando per il rinnovo del PRIN , cioè il finanziamento dei progetti universitari d’interesse nazionale, imponendo che la domanda di partecipazione sia compilata in in-glese, penalizzando così la lingua nazionale, come ha giustamente sottolineato l’attuale presidente dell’Accademia della Crusca prof. Claudio Marazzini,che ha messo in evidenza il fatto che nessuno degli Stati europei ha fatto scelte analoghe. Lo stesso prof. Marazzini ha chiesto di conseguenza al Ministro dell’Istruzione e della Ricerca di modificare il bando eliminando tale obbligo. Va da sé in-fatti che tali iniziative attestano la scarsa consapevolezza di chi (in primis il ministro dell’Istruzione e della Ricerca Universitaria) ha la responsabilità della difesa della lingua e della cultura italiana dai processi di degenerazione spesso alimentati dai mezzi di comunicazione di massa non sempre atten-ti al rispetto delle regole linguistiche.

Vale la pena, a questo proposito, di riportare il giudizio della docente universitaria di Letteratura italiana Annalisa Andreoni espresso sul Sole-24 Ore, la quale, nel condannare l’iniziativa della Fe-deli, che impone l’inglese nella redazione dei PRIN trattando l’italiano come una lingua minore, sottolinea il provincialismo dell’attuale ceto politico italiano “drammaticamente inadeguato alle sfi-de che abbiamo di fronte, che scambia per internazionalizzazione la dismissione dell’identità nazio-nale”.

Il comportamento della Fedeli è tanto più grave se lei stessa e il suo staff hanno ignorato o persino non hanno voluto tenere in alcun conto quanto affermato nella Sentenza n. 42 della Corte Costitu-zionale relativa all’equilibrio tra inglese e italiano nell’Università, resa pubblica nel febbraio 2017. In tale sentenza infatti si sostiene che l’ufficialità della lingua italiana è strumento di diffusione del-la cultura e della tradizione che costituiscono le fondamenta la comunità nazionale. Non solo, nella stessa sentenza si affermava che la “centralità costituzionalmente necessaria della lingua italiana si coglie particolarmente nella scuola e nell’università”.

Evidentemente, ciò che è costituzionalmente ovvio anche a chi non ha scelto la difesa politica del primato della lingua e della cultura italiana non è altrettanto ovvio al ministro Fedeli e al suo staff.


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