Case popolari e criminalità: lo stato è assente

La sanatoria concessa a un membro della famiglia Spada, salita agli onori delle cronache nazionali per una “capocciata” inferta da un suo componente, Roberto, ad un giornalista che voleva intervistarlo ad ogni costo, per una casa popolare di Ostia, ha creato il caos: sul tema, sono intervenuti tutti, da protagonisti dell’antimafia a politici, da prefetti a opinionisti. E tutti a dire che è una vergogna, che non si può regolarizzare la posizione di un membro della stessa famiglia mafiosa, che a Ostia occupa gli alloggi di edilizia residenziale pubblica e, poi, li affitta agli amici e agli amici degli amici. A parte il fatto che è, quantomeno, stravagante che solo oggi tutti si accorgano che esiste un problema connesso alla legalità nelle case popolari, per esprimere un giudizio sul caso in questione dovremmo conoscere le carte che hanno portato alla regolarizzazione del signor Spada. Probabilmente, la legge è stata rispettata e la sanatoria è stata concessa perché dovuta, in base alle norme vigenti. Ma il punto non è questo. Il fatto vero è che la vicenda degli alloggi popolari andrebbe affrontata sulla base del vero problema: la totale assenza dello Stato in larghe parti del nostro Paese. E questo non riguarda solo il Sud, dove le organizzazioni criminali, da sempre, si sono sostituite alle istituzioni, ma anche le grandi città e la Capitale d’Italia. Lo scandalo non è che Spada sia stato regolarizzato, lo scandalo è che ci siano interi quartieri di Roma (ma anche di Milano e di altre grandi città) dove le case popolari sono gestite dalla criminalità. Basta pensare al “serpentone” di Corviale, un chilometro di abitazioni di edilizia residenziale pubblica, dove la legalità è una parola sconosciuta: provò Teodoro Buontempo a restituire dignità a quella zona, ma fu fermato subito e messo all’indice come un pazzo visionario. Ancora oggi, a Corviale, come a Tor Bella Monaca e chi più ne ha più ne metta, comandano i criminali e la povera gente, quella che ha davvero bisogno, non può avere la casa che dovrebbe avere, in base al reddito e ai requisiti. A chi dire grazie? Alla politica, in generale, e allo Stato che non c’è. Ci rifiutiamo di credere che le forze dell’ordine non siano in grado di scardinare un sistema che è sotto gli occhi di tutti, organizzato da persone conosciute, anche per altri reati, a polizia e carabinieri. Ma nessuno interviene. E l’unico scandalo è quello del vecchio Spada “regolarizzato”. Con la benedizione di media ciechi e sordi e di politici troppo spesso corrotti e collusi. 




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Editoriale

 

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2018, Maximiliano H. Bruno produce e dirige il film “Red Land (Rosso Istria)”, ambientato in Istria dopo l'8 settembre 1943 e la firma da parte dell'Italia dell'armistizio separato con gli angloamericani. Il titolo del film fa riferimento al colore delle terre dell'Istria e del Carso triestino, colorazione dovuta alla presenza in queste terre, di sporogelite, quarzo, tormalina, corindone, zircone, apatite, pirite, ecc., questo ci dice la chimica, per chi ha una visione del mondo meno materialista, il colore di quelle terre, è il colore, del sangue di un popolo che più di ogni altro ha pagato il proprio desiderio di italianità.

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