Il governo dei poteri forti

Un governo così era davvero difficile da ipotizzare. Nemmeno il più pessimista degli italiani, infatti, avrebbe mai pensato di poter avere tutti insieme, a Palazzo Chigi e dintorni, Mario Draghi, Daniele Franco e Vittorio Colao. Coloro che, negli anni, hanno parlato di esecutivi telecomandati dai cosiddetti ‘poteri forti’, mai avrebbero potuto immaginare che un giorno quei poteri forti non avrebbero dovuto fare alcuna pressione sul governo, per il semplice motivo di essere stati chiamati a governare direttamente il Paese.

 Questo è esattamente ciò che è avvenuto con l’esecutivo Draghi, voluto da Mattarella e dai potentati economici e finanziari mondiali, che hanno piazzato i loro uomini nei ministeri chiave. Le belle parole di Matteo Salvini, che ogni giorno si affretta a comunicare tutte le sue pie intenzioni, per difendere gli italiani, fanno perciò sorridere. “Ci stiamo battendo per il rinvio delle cartelle esattoriali.... chiederemo l’annullamento delle cartelle sotto i 10mila euro.... i ristori stavolta ci saranno davvero e subito”.... Provvedimenti che, magari, saranno anche assunti, ma che poi pagheremo in altro modo. Perché una cosa è chiara già da adesso: questo governo non farà nulla gratis. Non pagherà l’Europa (i debiti che faremo dovranno essere restituiti), non pagheranno le banche (per le quali si prevedono affari d’oro con Draghi e compagnia), non pagherà lo Stato (le casse sono desolatamente vuote). Quindi, come sempre, pagheranno gli italiani. A rate, in modo mascherato, attraverso tasse e balzelli, ma comunque il conto della crisi sarà a carico nostro.

Tutti sapevano, nel mondo politico, che sarebbe stato un esecutivo tragico per il Paese, ma alla fine tutti si sono piegati a una soluzione che veniva caldeggiata da tempo da Matteo Renzi, portatore degli interessi di molti gruppi di potere, da Silvio Berlusconi e da una buona parte della Lega, quella che fa capo a Giancarlo Giorgetti, l’uomo che siede nei consigli di amministrazione di diverse banche. Ed è stato proprio Giorgetti a “convincere” Matteo Salvini a entrare nel governo Draghi, facendogli “una proposta che non poteva rifiutare”: “In questo esecutivo dobbiamo esserci: ce lo chiedono gli industriali del Nord Est, ce lo chiedono i nostri elettori. Se dici di no, stavolta sarà la rottura e mi porterò via un pezzo importante di partito”. Con queste parole, più o meno dirette, Giorgetti ha incastrato Salvini, che ora si trova al governo non solo con Draghi e Colao, ma anche con quella Lamorgese, che, succedendogli al Viminale, aveva disconosciuto tutto ciò che il Capitano aveva fatto al Ministero dell’Interno.

Una situazione paradossale, dalla quale Salvini cerca di uscire vantando i successi delle misure “a favore dei cittadini”. Ma è chiaro a tutti che, ormai, nella Lega l’uomo forte è diventato Giorgetti, alla guida dell’importante ministero dello Sviluppo Economico. E a Matteo non resta che il derby nei sondaggi con Giorgia Meloni, la quale, grazie al “no” secco al governo Draghi, continua ad accumulare consensi.

Piccole soddisfazioni, che serviranno a poco, perché a votare si andrà nel 2023, quando il quadro politico e sociale sarà ulteriormente sconvolto e gli italiani saranno ridotti, ancor più, alla fame. Pronti per essere consegnati al Grillo di turno che, nel frattempo, i padroni del vapore avranno inventato e foraggiato, per attrarre milioni di voti. Ma a decidere, come avveniva con Conte, saranno sempre loro, alla faccia del popolo e della democrazia. A meno che, nel frattempo, in un sussulto di dignità, i cittadini si ribellino a questa dittatura economica e finanziaria, mascherata da emergenza sanitaria. Difficile, molto difficile. Ma, in fondo, è l’unica possibilità che abbiamo.


Editoriale

 

Il bene e il male

di Adriano Tilgher

È un mondo confuso quello che ci circonda. Ho visto il filmato di un uomo vestito da donna, che, secondo la lingua dei barbari, preferisce definirsi “drag queen”, mentre racconta a dei bambini o poco più che bambini, che il mondo è cambiato, che le vere favole non sono più quelle che ci hanno raccontato i nostri nonni o i nostri genitori, ma sono quelle nuove che raccontano di un’umanità in trasformazione, dove i sessi, contrariamente a quello che ci ha insegnato la natura, non sono solo due ma molti e molti di più (dimenticando che quando si parla di sesso, secondo la natura, si intendono manifestazione e funzione dello stesso e non le differenti pulsioni o deviazioni o perversioni di ognuno).

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La Spina nel Fianco

 

La meglio gioventù

1º ottobre 1950, nasce a Milano Marco Tullio Giordana, regista, sceneggiatore e scrittore italiano fuori dagli schemi, che seppur proveniente da quell' “intellighenzia" sinistra che ha dominato il mondo della cultura italiana sin dalla fine della seconda guerra mondiale, nelle sue opere dimostrerà un inusitato coraggio ad affrontare temi controversi, e a portare sullo schermo, autori altrettanto controversi, rappresentando forse più di tutti gli altri registi contemporanei, un reale spaccato della vita, dell'arte e soprattutto della politica del nostro Paese. Capacità di analisi dovuta presumibilmente dalla sua formazione accademica. (facoltà di lettere, indirizzo antropologico). Trasferitosi da Milano a Roma per motivi di studio, già da studente universitario collabora alla realizzazione del film di montaggio di Roberto Faenza "Forza Italia" , un film documentario del 1977 sulla situazione politica dell'Italia nel dopoguerra realizzato utilizzando spezzoni di documentari dell'istituto luce ed altri filmati relativi alla storia italiana dal 1945 fino alla metà degli anni settanta. Il titolo coincide (fortuitamente ?) con il nome dell'omonimo partito politico fondato da Silvio Berlusconi diciassette anni dopo. Nel 2011 Faenza sarà autore del docufilm Silvio Forever.

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