Uno spettacolo indecente

Uno spettacolo indecente, che ci ha fatto rimpiangere - addirittura - i “caminetti” della Prima Repubblica e le crostate di casa Letta: la farsa andata in scena in questi giorni, dopo lo show renziano a reti unificate, nel quale il Bullo fiorentino annunciava il ritiro delle “sue” ministre dal Governo, è stata una delle peggiori mai messe in scena dalla politica italiana, che, con questa ultima performance, ha mostrato a tutto il mondo a quale livello infimo sia arrivata.

È vero, basterebbe ascoltare il Presidente del Consiglio, con i suoi discorsi pieni di banalità, di omissioni e di limpide bugie, per comprendere che siamo alla frutta, ma il mercato per la compravendita di qualche voto, da parte di personaggi che sono stati eletti proprio per combattere questo tipo di politica (e ci vuole davvero coraggio a definirla politica...) è stato da voltastomaco. Così come fanno rabbrividire alcuni cambi di campo, da parte di personaggi - pensiamo a Renata Polverini e alla senatrice Rossi - che hanno ricoperto, senza meriti, ma per mere congiunture favorevoli e per generose concessioni, ruoli di primissimo piano (una presidente della Regione Lazio, l’altra tesoriera di Forza Italia), per poi voltare le spalle a chi le aveva “create”, sostenute e accolte nel suo partito, ma anche a tutti gli italiani, che ora - anche grazie al loro voto favorevole - potrebbero dover subire (e probabilmente, con la complicità del Capo dello Stato, lo subiranno) l’avvocato Conte alla guida del Governo fino al 2023.

Sì, perché un esecutivo che non ha la maggioranza assoluta in un ramo del Parlamento (e, al Senato, Conte non ha i 161 voti necessari) dovrebbe andare a casa. Ma l’Europa delle banche e della finanza, insieme a tutti i potentati mondiali, vogliono l’esecutore Giuseppi a Palazzo Chigi e, dunque, Mattarella, che di quei potentati è espressione, lo terrà incollato alla poltrona di premier, a dispetto della volontà non solo del popolo, ma, a questo punto, dello stesso Parlamento.
Ormai, inutile negarlo, siamo in un regime vero e proprio, “giustificato”, si fa per dire, dalla pandemia: in realtà, alle banche e alla finanza serve Conte al Governo, affinché decidano loro come spendere i miliardi del Recovery Fund, che l’Europa ci elargisce a “generosi” tassi di interesse. Quindi, noi paghiamo e loro stabiliscono dove dobbiamo investire, così, poi, saranno loro a guadagnare.

È una vergogna assoluta, l’ennesima. Del resto, cosa possiamo aspettarci da un esecutivo che ci impone restrizioni, ci costringe a casa, ci dice se possiamo vedere parenti e amici e, nel caso, quanti e, poi, ci fa assistere, impotenti, allo spettacolo andato in scena alla Camera e al Senato, dove oltre ottocento parlamentari, più i membri del Governo, si sono accalcati per oltre dodici ore, uno vicino all’altro. Presidente Conte, ministro Speranza: ci state “torturando” da un anno con i divieti, ci avete detto che andare al ristorante è pericoloso, perché venti/trenta persone chiuse in una stanza possono trasmettersi il virus e, allora, perché non vietate le sedute in Parlamento, dove le persone chiuse nella stessa aula vanno dalle trecento alle cinquecento? E Lei, Presidente Mattarella, che ci invita un giorno sì e l’altro pure alla “responsabilità“, non ha nulla da dire a questi signori?

Nessuno dirà e farà niente, ma continueranno i divieti, che stanno uccidendo bar, ristoranti, hotel e turismo. Saranno macerie, sempre più, e stavolta ricostruire, dopo i danni del Governo Conte bis, sarà un’impresa davvero quasi impossibile.


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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