Tutto pronto: vogliono rinchiuderci di nuovo

Purtroppo non ci eravamo sbagliati. I segnali che arrivavano dal Governo e dai servi travestiti da giornalisti erano inequivocabili: per tutta l’estate si è cercato di diffondere nuovamente il terrore da Coronavirus, per arrivare a rinchiuderci di nuovo tutti a casa in autunno (o anche prima). E, puntualmente, la politica delle chiusure è stata riproposta già il 16 agosto, col nuovo stop alle discoteche.

Ne siamo certi: è solo l’inizio, perché il terreno è pronto per scaricare addosso ai cittadini e agli imprenditori la totale incapacità di questo Governo, che a settembre non potrà certo ammettere di non essere stato in grado di riaprire le scuole (ma come pensava di farlo con una ministra come la signora Azzolina?) e, dunque, dovrà addossare ad altri la colpa dell’ennesimo fallimento. Ci sembra già di sentire il presidente del Consiglio, che a fine mese, con aria grave, a ora di cena, annuncerà agli italiani: “Il virus ha ripreso piede nel Paese, a causa di comportamenti irresponsabili di troppi cittadini, e, perciò, è impossibile tornare a fare lezione in classe”.

Vogliono toglierci nuovamente la libertà e lo fanno con il silenzio colpevole del presidente della Repubblica, che, pur di essere rieletto al Quirinale nel 2023, lascia che Conte, Di Maio, Zingaretti, Fico, Casellati e compagnia calpestino la Costituzione. Non si rendono conto – questi cialtroni mascherati da politici – che stanno affossando definitivamente un Paese, già in gravissima crisi ancor prima dell’emergenza Coronavirus. O forse se ne rendono conto benissimo e continuano a farlo, perché questi sono gli ordini che arrivano da Bruxelles, da Francoforte e da tutti i centri di potere economico-finanziari internazionali.

L’Italia fa gola a predatori e banchieri senza scrupoli e il Coronavirus, agitato da un Governo prono, rappresenta un grimaldello fondamentale, per chi vuole comprare aziende al collasso. E oggi, nel nostro Paese, le imprese in fin di vita sono migliaia, grazie all’azione devastante di un esecutivo che, mentre promette aiuti, lavora per spingere nel baratro la spina dorsale economica della Nazione, vale a dire le piccole e medie imprese.

Sono passati sei mesi, ma la musica non cambia: si ricomincia con i bollettini terroristici, per contare malati e morti (e allora perché non farlo anche per tumori e incidenti automobilistici, ad esempio?), con l’aggravante che oggi – con le terapie intensive vuote – si inventano ricoveri che non esistono. Il caso dei cinque giovani che sarebbero stati costretti in terapia intensiva in Puglia ai primi di agosto, citato da tutti i giornaloni e le tv di regime, è emblematico: rilanciato praticamente da tutti gli “scienziati” dell’informazione, è stato smentito da medici indipendenti, che hanno detto a chiare lettere di non esserci traccia di questi cinque ricoveri.

L’obiettivo è chiaro: terrorizzare il popolo e avere mano libera per disporre un nuovo blocco totale della attività. Così, questo governo di incapaci – protetto dal silenzio del Capo dello Stato – potrà continuare a fare i suoi comodi, a nominare esperti che esperti non sono, a dispensare consulenze milionarie a cialtroni di livello pari solo a quello di questi governanti.

Speriamo, davvero, di sbagliarci, ma il quadro che abbiamo davanti è più che preoccupante. E non certo per il Covid-19. Più del virus, fanno paura l’arroganza, la prepotenza e il totale disinteresse per il bene della comunità di personaggi, come Conte, Di Maio, Zingaretti, Gualtieri, Franceschini e gli altri imbarazzanti ministri di questo inquietante Governo. Figuri, che pensano alla poltrona e agli intrallazzi personali, mentre l’Italia muore. Fortunatamente, per quanto possano prendere tempo, rinviare, inventare stati di emergenza inesistenti, alla fine il popolo tornerà al voto. E, allora, saranno spazzati via. Tutti. Nessuno escluso.


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Editoriale

 

L’attacco alla scuola

di Adriano Tilgher

La prima vittima dell’attacco all’integrità del nostro popolo è la scuola.

Noi eravamo orgogliosi della nostra scuola, del tipo di formazione che dava ai nostri giovani, della qualità dei quadri che ne venivano fuori in tutti i campi e in tutti i settori, del senso critico, della libertà di pensiero profondo, delle capacità di analisi, di sintesi dei nostri giovani che permetteva loro di emergere ovunque si applicassero ed ovunque andassero.  La nostra scuola era ammirata e studiata da tutti e questo era uno dei principali elementi di invidia nei nostri confronti.

Infatti, quando l’Italia ha perso la guerra, le nazioni vincitrici ed i loro complici di casa nostra hanno iniziato a picconare tutte le colonne portanti del nostro incommensurabile patrimonio culturale materiale ed immateriale e prima fra tutte la scuola. Non è un caso che la prima sovranità che è stata messa sotto attacco è stata quella culturale.

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La Spina nel Fianco

 

TSO di Stato

Fano, Istituto Tecnico Commerciale Adriano Olivetti, una scuola che vanta una storia secolare, apprendiamo dal sito ufficiale che è operativo dal lontano 1861, circa un secolo dopo alla morte di Adriano Olivetti, prenderà l’attuale nome in memoria del grande imprenditore Italiano, che si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale devesse essere reinvestito a beneficio della comunità.

Olivetti credeva nell'idea di comunità, unica via da seguire per superare la divisione tra industria e agricoltura, e fra produzione e cultura, idee maturate da quelle di Rudolf Steiner. (Vi sono dei riscontri di finanziamenti a movimenti steineriani ed alla stampa antroposofica). Dal sito ufficiale apprendiamo che l'istituto: “offre grandi spazi in cui imparare, divertirsi ed osservare il mondo circostante. (..) La missione dell’Istituto Olivetti è (..) essere innovativi e sapere insegnare alla nuova generazione come affrontare il mondo del lavoro e la realtà di tutti i giorni. (..)”.

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