Gli avvoltoi del vaccino anti Covid-19

Il vaccino contro il Covid-19 ancora non c’è, malgrado i giornaloni e le tv “importanti” riferiscano che manca davvero poco: a Pomezia sarebbero in dirittura d’arrivo; allo Spallanzani stanno per partire per i test;  la Cina e la Russia sarebbero pronte a commercializzarne uno prodotto nei loro laboratori; il presidente americano, Donalo Trump, sta distribuendo miliardi di dollari per arrivare all’obiettivo.
Ci siamo quasi, insomma, ci raccontano i gazzettini di regime, imbeccati dai tanti padroni, siano essi politici, imprenditori, banchieri, finanzieri o case farmaceutiche. Il “verbo” si diffonde, insieme a fosche previsioni sull’imminente ritorno del virus, e gli avvoltoi si preparano al banchetto: sì, perché lo scenario assomiglia, sempre più, ad altri, già vissuti nel recente passato.
Tutti, ad esempio, ricorderanno una delle più incredibili bufale rifilate al popolo italiano: il virus dell’aviaria, che mise in ginocchio i produttori del settore, perché nessuno in Italia consumava più polli, per non beccarsi il virus. Eppure il pericolo, cuocendo il pollo (domanda: in Italia c’è qualcuno che mangia il pollo crudo?) era pari a zero. Il ministro della Salute, all’epoca, si chiamava Francesco Storace e il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi. Era un sabato, quando il ministro convocò, con aria grave, i suoi collaboratori al Ministero e annunciò, con una improvvisata conferenza stampa, che l’aviaria era sbarcata in Italia (un volatile, nel Nord Italia, era risultato positivo ai test). E che, dunque, si doveva correre ai ripari.
Il rimedio, manco a dirlo, fu semplicissimo: vennero acquistati vaccini per svariati milioni di euro, malgrado gli esperti del Ministero spiegassero che non c’era alcun pericolo. È vero, in Asia c’erano stati dei morti per il virus, ma in luoghi in cui il pollo veniva sgozzato e consumato crudo, spesso sulle rive di fiumi sporchi e inquinati. I nostri polli, invece, erano (e sono) supercontrollati, magari “gonfiati” e imbottiti di antibiotici negli allevamenti intensivi (ma questo è un altro discorso), e potevano essere tranquillamente consumati, ovviamente previa cottura.
I vaccini, però, furono ordinati e acquistati in tutta fretta, anche grazie al lavoro di uno zelante sottosegretario, per essere poi stipati in un magazzino e là dimenticati per sempre. La spesa, ovviamente, fu a carico dello Stato e di tutti noi, mentre il guadagno fu solo per le case farmaceutiche e per pochi altri, che non avranno mai un nome e un cognome, anche se qualche sospetto è lecito.
Ecco, oggi, a distanza di quindici anni, si sta preparando il terreno per un nuovo banchetto, di altri avvoltoi, stavolta pronti a “mangiare” sull’acquisto del vaccino anti Covid-19. Non è un caso, immaginiamo, se il senatore Renzi, uno degli azionisti di maggioranza di questo sciagurato governo, ha già fatto sapere che il vaccino contro il Covid-19 dovrà essere obbligatorio. Il vaccino non c’è, gli scienziati dicono che ci vorranno anni per sapere non solo se sarà valido, ma anche se sarà sicuro e non avrà controindicazioni, e già Renzi vuole obbligare gli italiani a farselo iniettare.
Ora, capiamo che il senatore Renzi ha necessità di una certa visibilità quotidiana, per uscire dall’irrilevanza in cui lo costringono tutti i sondaggi, ma regali di questo tipo alle case farmaceutiche - per uno che ha già danneggiato la comunità, favorendo le banche, quando governava - rischiano di trasformarsi in un ulteriore boomerang. I cittadini non sono, poi, così stupidi e certamente si domanderanno per quale motivo Renzi stia aprendo una strada, sulla quale cammineranno a breve anche i Conte, gli Speranza e gli Zingaretti. E, facendo un po’ di conti, anche il più sprovveduto comprenderà che, dietro tanta fretta, è probabile che ci siano interessi inconfessabili.
Vaccinare tutti gli italiani, infatti, vorrebbe dire acquistare - uno più, uno meno - circa 60 milioni di vaccini. Calcolando che una singola dose di vaccino antinfluenzale può essere acquistata a un prezzo oscillante tra i 12 e i 18 euro (in farmacia), possiamo prevedere che il vaccino anti Covid-19 costerà almeno la stessa cifra. Siamo pronti a scommettere che il prezzo sarà parecchio più alto, ma vogliamo tenerci bassi: 60 milioni per 15 euro, ossia 900 milioni di euro.
L’affare che si va delineando, dunque, è intorno al miliardo di euro. Nei corridoi dei Palazzi del potere si avverte già un forte odore di mazzette e gli scienziati della tangente sono al lavoro, per mettere a punto consulenze fittizie e collaborazioni fasulle. E gli avvoltoi da vaccino volano intorno alla tavola, apparecchiata per un altro lauto banchetto. A spese, inutile sottolinearlo, del popolo italiano.


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