Conte, l’avvocato del proprio comodo

Sta facendo parlare parecchio la sentenza emessa dal Giudice di Pace di Frosinone, la quale ricalca quanto già detto più e più volte su Il Pensiero Forte e su molte altre piattaforme di informazione libera, non al soldo della dittatura del politicamente corretto ed eticamente corrotto.

La Costituzione della Repubblica Italiana prevede, infatti, già di per sé uno strumento da adottare nei casi di emergenza, ovvero il decreto legge, che deve poi essere convertito in legge dal Parlamento. Il Governo adotta questo strumento ove e quando necessario per ragioni di oggettiva urgenza, dovendo poi rendere conto al Parlamento dell’operato, il quale farà eventualmente venir meno il valore del decreto legge, e di ciò che esso ha implicato, non convertendolo in legge vera e propria. Questo strumento fu voluto così fatto dai padri della Costituzione in conformità alla forma repubblicana dello Stato, lì dove il Parlamento è il luogo che rappresenta la sovranità popolare e attraverso il quale si legifera.

In Italia ai tempi del Covid-19 è successo, invece, che il Governo Conte in prima battuta non è ricorso al decreto legge ma alla legge del 2018, riguardante il Codice di Protezione Civile, per dichiarare lo “stato di emergenza”; questa legge è già ai limiti della costituzionalità in quanto tende a smarcare lo strumento del decreto legge, che è invece previsto dalla Costituzione stessa. Il Giudice di Pace ha comunque superato il problema dichiarando che la legge del 2018 non permetteva la dichiarazione di uno stato emergenziale per un evento di carattere virale, non previsto espressamente. L’intervento successivo del Governo, per correre ai ripari dal disastro compiuto, è stato proprio un decreto legge, con il quale è però andato a violare l’art. 76 della Costituzione, per il quale l’attività delegata da parte del Parlamento viene affidata da parte del Parlamento stesso nelle mani del Governo, che solo allora prendi i poteri con determinati limiti. Nella seconda fase, il Governo si è auto-delegato i pieni poteri, usurpando il Parlamento e violando la Costituzione. Il terzo colpo, quello probabilmente definitivo, all’operato del Governo è quello di ricordarci che la libertà personale non può essere mai limitata nemmeno con una legge: ciò significa che mettere l’Italia agli arresti domiciliari, chiudendoci nel cosiddetto “lockdown” è illegittimo perché l’art. 16 della Costituzione prevede che solo la Magistratura possa impedire la libertà personale di un individuo e solo in virtù di un illecito di carattere penale. Simile cose avviene per l’art. 13, circa la libera circolazione. Nella sentenza, il Giudice ha giustamente ricordato anche la dottrina inerente alla Costituzione. La sentenza ha valore solo per le parti in causa, riconoscendo i d.p.c.m. di Conte come illegittimi, costituendo un precedente importante da cui il Governo difficilmente potrà discostarsi.

Il commissariamento della democrazia operato dal Governo Conte ci riporta ancora una volta a riflettere sulla realtà della corruzione politica e della criminosità di coloro che siedono nei seggi di Montecitorio. Conte si è spesso vantato di essere un abile giurista, ed è vero, bisogna riconoscerglielo: ha ingannato tutti, andando contro la Costituzione italiana con arte, mettendo in trappola l’Italia intera e portando avanti, in questo modo, gli interessi della propria cricca di governo e dei potentati transnazionali cui porge devota obbedienza. Più che avvocato del popolo, direi avvocato del proprio comodo.  

Quanto compiuto è a dire poco aberrante ed è la configurazione ulteriore di una dittatura politica spietata, che non guarda in faccia a nessuno, e che si avvale dei potenti mezzi di propaganda, ovvero i mass media, per plasmare l’opinione pubblica secondo i propri interessi, muovendo addirittura una sorta di adulazione idolatrica di massa verso il carnefice. Gli italiani, però, proni come sono ad ogni forma di sopruso purché forniti della serie A e di qualche reality show per distrarsi, sono stati capaci al massimo di stendere dai balconi degli striscioni con su scritto “#andràtuttobene”, cantando Bella ciao in coro nel pomeriggio, pronti poi per l’ora di liturgica venerazione al supremo carceriere davanti alla TV. Conte ha capito tutto, e quelli con lui adesso godono della medesima vittoria; porteranno avanti il proprio programma governativo, in barba alla democrazia, già pronti a disporre una seconda chiusura. Sono dei criminali, e come tali meritano di essere trattati, prima che sia troppo tardi.


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