La banda che ci (mal)governa

Ormai è chiaro: Conte, Zingaretti, Di Maio e tutta la banda che ci (mal)governa da dodici mesi hanno deciso che in autunno agiteranno di nuovo lo spauracchio del coronavirus, gridando all’emergenza sanitaria, per costringerci di nuovo a casa e per poter continuare a occupare le remuneratissime poltrone pagate dai cittadini. Il tutto, ovviamente, mentre l’inquilino del Quirinale, sperando di ottenere la conferma per altri sette anni, quando sarà il momento, assiste a questo scempio della Carta Costituzionale senza proferire parola. E l’unica cosa che dice è contro chi non usa la mascherina, perché “libertà non è far ammalare gli altri”.

Una vera e propria follia, insomma, anche perché gli scienziati indipendenti - non quelli a gettone, che guadagnano fama e denaro, diffondendo la paura del virus - hanno detto chiaramente che lo scenario è radicalmente cambiato rispetto a marzo/aprile e che il Covid-19 ha perso la sua forza dirompente, che aveva riempito le terapie intensive, e soprattutto che ora si è pronti a contrastarlo. Parlare di emergenza sanitaria, dunque, è sbagliato. Ma il governo deve farlo, per mantenersi in sella e Mattarella, come tutti coloro che tacciono, acconsente.

Conte e compagnia, quindi, sbagliano di grosso e lo fanno, quasi certamente, in malafede. Vogliono costringerci a un autunno/inverno di terrore, con guanti e mascherine, e stanno preparando accuratamente il terreno: accusano di irresponsabilità chi dissente, se la prendono con chi partecipa a convegni che dicono la verità (tipo “l’emergenza è finita”) e utilizzano la stampa e le tv di regime, per diffondere il loro verbo.

In questo clima di caccia al negazionista (sì, chi non concorda col governo è addirittura negazionista, termine usato per cose un po’ più serie...), c’è però qualcosa che il cittadino comune proprio non capisce: chi si fa un aperitivo senza mascherina è un pericoloso sovversivo, mentre in molte città, ma in particolare nella Capitale d’Italia, ci sono orde di rom che, senza mascherina, senza guanti e senza alcuna precauzione, passano le loro giornate a rovistare nei cassonetti dell’immondizia, girando per le strade carichi di materiale recuperato all’interno dei nauseabondi e sporchissimi raccoglitori di rifiuti.

Ecco, questi signori, ai quali nessuno dice nulla, non sono un pericolo sanitario per la comunità tutta? Siamo razzisti se chiediamo al sindaco Raggi, ad esempio, di vietare questa attività? I vigili urbani multano i monopattini che circolano sui marciapiedi (e dove dovrebbero muoversi? Sui binari del tram?), ma non si sognano nemmeno di fermare la “spesa” quotidiana di centinaia di rom, letteralmente padroni di una Capitale semivuota.

Lo chiediamo alla Raggi (che pure non muoverà un dito), perché a un governo in balia della sinistra estrema e salottiera non verrà mai l’idea di prendere provvedimenti che possano scalfire il “lavoro” dei loro amici rom. Ma qui non è questione di avercela o meno con gli “zingari”, il problema, in questo caso, è davvero sanitario e i romani lo sanno bene: se gli scienziati - e su questo sono tutti d’accordo - ci consigliano di lavare continuamente le mani, per evitare il diffondersi di quel che resta del virus, come si può permettere ai predatori della spazzatura di rovistare con le mani nei cassonetti e poi di restare tutto il giorno in giro per la città, naturalmente senza toccare acqua né sapone?
Domanda che resterà senza risposta e che, se arriverà alle orecchie di qualche esponente dell’intellighenzia di sinistra, avrà il potere di provocare un’alzata di spalle: “I soliti razzisti....”.
La verità è che, ancora una volta, a essere penalizzati sono i cittadini onesti, che rispettano le regole e hanno l’unica colpa di credere nelle istituzioni. Ma “queste” istituzioni, questo governo e i loro protettori lavorano soltanto per interesse personale, contro il popolo. Che presto, molto presto, presenterà a lorsignori un conto molto salato. E li costringerà a togliersi definitivamente dai piedi.


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Editoriale

 

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