Il Governo sbaglia anche con il pallone

Incapaci in tutto e per tutto. Inetti, inutili, ridicoli e chi più ne ha più ne metta. Eppure, “Giuseppi” Conte e i suoi prodi ministri sono riusciti nell’impresa titanica di far venire meno agli italiani una delle poche certezze della loro triste esistenza: il campionato di calcio di serie A. Sì, perché con i loro divieti e le immediate retromarce, con gli stadi a porte chiuse, poi aperte e poi di nuovo chiuse, nessuno ha capito più nulla. E, alla fine, i vertici del mondo del calcio - anche quelli pieni di personaggi di infimo livello - si sono accordati, dopo zuffe e insulti, per la prosecuzione del campionato a porte chiuse per tutti, dal Sud al Nord, isole comprese.

Nella bagarre, però, sono già saltate diverse partite e si stanno facendo salti mortali per trovare il modo di recuperarle tutte, senza falsare il campionato. Ma agli occhi degli italiani, ormai, il sacrilegio è compiuto: partite in stadi vuoti, tifosi a casa per un mese, nessuna possibilità di incitare i propri beniamini dal vivo. Una bestemmia, appunto.

Il problema è che questa improvvisata banda di governanti, anche per il calcio ha scelto la strada dell’improvvisazione: ascoltando oggi uno scienziato e domani un altro; prima accogliendo le richieste del presidente di una società calcistica molto importante, poi quelle del magnate della squadra rivale.

Così, grazie anche a una Lega Calcio litigiosa e in balia delle correnti che fanno capo a uno o a un altro presidente, si è arrivati al caos totale. E adesso chi tutela gli spettatori? I biglietti acquistati per una partita in programma a febbraio saranno rimborsati o dovremo andarla a vedere a maggio? E gli abbonati, che hanno acquistato l’ingresso per le diciannove partite casalinghe, avranno il rimborso per le partite a porte chiuse, alle quali non potranno assistere?

Domande scontate, alle quali si sarebbe dovuto rispondere tre settimane fa, quando è scattato l’allarme coronavirus anche per il dorato mondo del calcio. E, invece, sia il governo, sia i padroni del pianeta pallonaro hanno aspettato che l‘allarme diventasse emergenza, prima di assumere qualsivoglia decisione. Nel frattempo, lo spettacolo al quale abbiamo assistito è stato, come al solito, vergognoso: mentre la serie A giocava a fasi alterne, la “B” è scesa in campo normalmente, con gli stadi pieni, mentre la “C” ha chiuso due gironi (Nord e Centro), facendo giocare le squadre del Sud (girone C).

In definitiva, per tre settimane abbiamo assistito al caos totale. Poi è sceso in campo il governo ed è andata anche peggio. Se proprio era necessario per tutelare la salute pubblica, come sostengono alcuni virologi, c’era solo una cosa da fare: bloccare tutti i campionati, fino al termine dell’emergenza. Sarebbe stata una scelta impopolarissima, ma dettata dalla scienza. Invece, hanno deciso “scienziati” come Conte e Di Maio. Campioni del mondo di inutilità.


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