Il Governo del fallimento

Abbiamo questo grande conto del Papeete, che ci è stato lasciato da pagare, e dobbiamo farlo in modo equilibrato, senza danneggiare la crescita, trovando le soluzioni e anche la giusta mediazione tra le posizioni in campo”. A parlare così, in tv, nella sua prima vera uscita pubblica, è stato Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia del cosiddetto governo giallorosso. Parole che, ovviamente, sono state salutate dalle ovazioni delle folle di giornalisti-tifosi dell’attuale esecutivo, così come è stata accolta da una vera e propria “ola” da stadio un’altra affermazione forte del simpatico ministro: “Il nostro è un governo pro-europeo, senza se e senza ma”.

Forse qualcuno aveva dubbi sull’europeismo di un esecutivo e di un ministro dell’Economia pretesi proprio da Bruxelles, dalla Merkel e da Macron, oltre che dai potentati economici e finanziari? Forse qualcuno si era scordato che il professor Gualtieri è uno storico e non un economista, eppure è titolare del dicastero dell’Economia? Chissà, ma, a scanso di equivoci, Gualtieri ha voluto sottolineare pubblicamente la sua devozione e la sua totale sottomissione a chi lo ha voluto su quella poltrona, per fare gli interessi di tutti, fuorché degli italiani.

Non a caso, il professore, dopo aver omaggiato i suoi “padroni”, non ha citato alcuna soluzione vera, per dare respiro a cittadini e imprenditori. Niente di niente. Ha fatto ciò che fanno tutti coloro che non hanno soluzioni: ha accusato i suoi predecessori, con la battuta (poco originale) sul Papeete, dimenticando, peraltro, che in quell’esecutivo c’erano anche i suoi attuali alleati a cinque stelle e, dunque, non ha senso attaccare il solo Salvini. Il problema vero è che, quando si va sui contenuti, quando si chiede conto di quelle che saranno le azioni dell’esecutivo giallorosso, Gualtieri si rifugia in frasi che non riescono a nascondere il vuoto, che è alla base di questa innaturale alleanza.

Gli italiani, però, sono ancora capaci di intendere e di volere e, magari, andranno a leggersi l’accordo sottoscritto da Pd e 5Stelle. Sì, perché è proprio in quei 29 punti che si certifica il nulla, la grande truffa che ha portato a questo matrimonio. Basta andare al capitolo “Ambiente”, quello che dovrebbe essere uno degli elementi-cardine dell’intesa, per comprendere bene come si sia in presenza di un enorme bluff: “Il Governo intende realizzare un Green New Deal, che comporti un radicale cambio di paradigma culturale”. Parole vuote, senza alcun senso. E certo non conforta leggere quanto il seguito, che si pone come obiettivo “…inserire la protezione dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale”. Niente di più facile, per una maggioranza che, a malapena, riuscirà a far passare qualche legge a maggioranza semplice. Figuriamoci quanto è realistico proporsi di modificare addirittura la Costituzione.

Siamo alla farsa, insomma, e l’unica strada che il nostro Paese ha davanti è quella di nuove elezioni. Probabilmente, arriveranno a primavera e allora dobbiamo augurarci che il Governo del Fallimento, impostoci dall’Europa, non riesca a fare i danni che vorrebbero a Bruxelles, dove si ha un obiettivo chiarissimo: rendere quasi impossibile governare a chi arriverà dopo questo sciagurato esecutivo.

L’auspicio, in definitiva, è che Pd e 5Stelle implodano ancor prima di riuscire a mettere le mani nei portafogli degli italiani e che il futuro governo, quasi certamente a trazione leghista, riesca a realizzare tutto quello – dalla flat tax in poi – che la frangia sinistrorsa dei 5Stelle ha reso impossibile al governo gialloverde.


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