Regione Lazio, si torna al voto?

Ufficialmente, nessuno ne parla. Anzi, se chiedete ai consiglieri di maggioranza o agli assessori della Giunta Zingaretti, tutti dicono che alla Regione Lazio non succederà proprio niente e che si andrà avanti fino al termine della legislatura, sempre se continuerà ad esserci il sostegno dei transfughi del centrodestra. Niente di più falso, perché tutti sanno bene che la seconda era “targata” Zingaretti potrebbe essere agli sgoccioli: se a marzo il Governatore del Lazio verrà scelto dal popolo del Pd come nuovo segretario, arriveranno le sue dimissioni da presidente della Regione e si tornerà al voto.

 Un’ipotesi più che probabile, visti i sondaggi che danno Zingaretti nettamente favorito nella corsa alla segreteria Pd, tanto che alla Pisana si fanno già previsioni sulla data delle prossime elezioni: i bene informati sostengono che ci sarebbe, addirittura un “patto d’aula”, in virtù del quale Zingaretti aspetterebbe l’ultimo giorno disponibile per dimettersi e la legislatura sarebbe, poi, tenuta in vita fino alle elezioni europee in programma a fine maggio. Dopodiché, si potrebbe andare verso il voto per la scelta del nuovo Governatore del Lazio.

 È per questo motivo che tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, hanno già scaldato i motori e hanno le macchine elettorali pronte a partire. In quello che una volta era il centrodestra, ad esempio, sarebbe stato stipulato un accordo tra Fratelli d’Italia e la Lega di Salvini: Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e storico leader di Fratelli d’Italia, verrebbe candidato come presidente della Regione Lazio, mentre un uomo della Lega correrebbe per la poltrona di sindaco di Roma, al termine del mandato di Virginia Raggi.

 Fantapolitica? Forse sì, forse no. Certo è che un patto di questo tipo non piacerebbe a molti. Tra questi, anche un leghista di peso (in tutti i sensi) come Claudio Durigon, attuale sottosegretario al ministero del Lavoro, convinto che sarà lui il candidato di Salvini alla presidenza della Regione Lazio. E, se sarà così, è assai probabile che il centrodestra corra, ancora una volta, diviso. Un errore imperdonabile, che nel Lazio è già costato la sconfitta, proprio nella primavera 2018.

 Anche il centrosinistra pensa già al dopo Zingaretti, ma, in questo caso, le lacerazioni sono ancora maggiori e ipotizzare un candidato alla presidenza del Lazio – prima ancora di sapere, ad esempio, se i renziani resteranno nel partito, una volta che Zingaretti sarà segretario – sarebbe puro azzardo. Così, pur col macigno di una sindaca impopolare come Virginia Raggi, che rischia di far colare a picco i consensi nella Capitale, che ha un peso decisivo nelle elezioni regionali, anche i Cinque Stelle sperano nel colpaccio. Ma, anche al loro interno, pesano divisioni e fazioni: i “rumors” della Pisana dicono che la Lombardi, invisa un po’ a tutti, resterebbe al palo e che sarebbe pronta una candidatura forte, come quella di Paola Taverna, attuale vicepresidente.

 Forse sono solo chiacchiere, supposizioni, suggestioni. Quel che è certo è che presto, comunque entro il 2019, i cittadini del Lazio potrebbero tornare alle urne, per scegliere il nuovo presidente della Regione Lazio.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 2

di Adriano Tilgher

Abbiamo definito, nell’articolo del 10 novembre, le modalità di risveglio e ripresa delle capacità intrinseche del nostro popolo, da me definite come patrimonio immateriale, la cui conservazione e trasmissione alle nuove generazioni è ancora possibile, nonostante sia sotto attacco da parte di potenze straniere che utilizzano traditori nostrani, frequentemente allocati anche in ruoli di governo. Questa definizione è fondamentale perché chiarisce le prime cose da realizzare immediatamente, ovvero salvaguardare e trasferire quell’enorme patrimonio impalpabile ma di straordinaria potenza, per riacquistare per l’Italia quel ruolo fondamentale che ci è stato assegnato dalla storia e dalla collocazione geografica.

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La Spina nel Fianco

 

The Damiano Horror Picture Show

Novembre del 1974, due ragazzi Brad e Janet partecipano al matrimonio di amici, al termine del quale Brad chiede a Janet di sposarlo. Lei accetta e decidono di comunicare questa loro decisione al loro mentore, ed ex docente universitario, il Dr. Scott. I due partono in auto per recarsi all'abitazione dell'insegnante. Durante il tragitto però vengono colpiti da un forte temporale e si perdono nei boschi, per giunta bucheranno una gomma, proprio mentre all'autoradio ascoltano la voce di Nixon che annuncia le proprie dimissioni da presidente degli Stati Uniti. Abbandonata la vettura seguono le luci di un'abitazione lontana, luci che scopriranno appartenere ad un castello. Vengono accolti da due domestici il maggiordomo Riff Raff, e la domestica Magenta, e accompagnati nel salone principale dove è in corso una festa. Janet spaventata chiederà di andarsene, quando le musiche si interrompono per l'arrivo del padrone di casa il dottor Frank-N-Furter. Questo è l'incipit del Cult Movie "The Rocky Horror Picture Show", diretto da Jim Sharman e tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Richard O'Brien, che qui ricoprirà anche il ruolo di sceneggiatore e di interprete nel ruolo di Riff Raff. Nella classifica dei migliori "cult movies" della storia del cinema, stilata nel 2003 dalla rivista "Entertainment Weekly", "The Rocky Horror Picture Show", si piazza al primo posto. Nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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