La stampa di regime e la manovra economica

Leggendo i “giornaloni” di regime - quelli che, da sempre, privatizzano i guadagni e socializzano le perdite, attingendo a piene mani all’ormai quasi defunto fondo per l’editoria, pagato da tutti i cittadini - sembra che la manovra varata dal governo giallo-verde non lasci scampo all’Italia: sarà la rovina, per noi, ma anche per l’Europa, visto che, di fatto, l’Italia si prepara a uscire dall’euro e a generare, quindi, una valanga che travolgerà l’Unione Europea.

 Lo dicono un po’ tutti gli “scienziati” che, da mesi, ci spiegano quanto sia incapace e illiberale questa compagine di governo, sottolineando, molto spesso, che si tratta di una manovra “pericolosa”. Le facce allarmate e cupe, più del solito, dei vari Martina, Zingaretti e compagnia cantante, oltre agli editoriali di autorevolissimi commentatori sulla stampa nazionale, stavano quasi per convincerci che questa manovra economica potrebbe portarci davvero oltre il baratro. Poi, però, ci siamo fermati a ragionare con la nostra testa e non con quella di chi è pagato da banche, fondazioni, Confindustria, sindacati e potentati vari. E non è stato difficile ricordare chi ha portato l’Italia sull’orlo del baratro, vale a dire proprio i Martina, gli Zingaretti e compagnia, tutti, peraltro, acclamati e applauditi sui “giornaloni” di regime.

 Da Monti in poi, infatti, le manovre economiche dei vari governi sono state un esempio di macelleria sociale, impoverendo ulteriormente chi già era povero, tagliando diritti acquisiti e consentendo, addirittura, all’Agenzia dell’Entrate di entrare arbitrariamente nei nostri conti correnti. E, allora, ci domandiamo: dov’erano gli editorialisti “scienziati”, mentre questi governi, da una parte, massacravano i cittadini e il Paese e, dall’altra, “pompavano” miliardi di euro per salvare le banche amiche?

 Dopo tutto questo, oggi dovremmo essere preoccupati da una manovra economica, come quella del governo giallo-verde, che, in qualche modo, cerca di rimettere qualcosa nelle tasche degli italiani? Dovremmo essere preoccupati da una pace fiscale che, male che vada, farà recuperare qualche miliardo di euro e, soprattutto, farà tornare a dormire milioni di cittadini e imprenditori ossessionati da un Fisco-vampiro?

 No, non siamo preoccupati più di quanto lo eravamo otto mesi o un anno fa: il nostro Paese è stato in ginocchio per anni, prono davanti ai “padroni” europei, e, adesso che cerca di rialzare la testa, non possiamo che guardare con speranza ai tentativi di un esecutivo sicuramente giovane e inesperto, ma con tanta voglia di fare.

 Ben venga, dunque, una manovra economica “diversa”, che non ci parla di “lacrime e sangue”, ma dell’obiettivo di far ripartire il Paese, sia pure in deroga (peraltro parziale) ai vincoli europei. E, se Juncker annuncia che l’Unione Europea non potrà dare il suo “via libera”, questo proprio non ci toglie il sonno: in passato, Bruxelles ha sempre approvato le nostre manovre e le cose, per gli italiani, sono andate sempre peggio, mentre i banchieri continuavano ad arricchirsi. Se stavolta arriverà il “no” dell’Unione Europea, magari succederà che i banchieri guadagneranno meno e che ci sarà qualche euro in più per i cittadini meno ricchi. E, comunque, non potrà andare peggio di com’è andata con Monti, Renzi e Gentiloni.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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