Le infrastrutture italiane: una tragedia

La tragedia di Genova ha portato alla ribalta, in modo brutale, l’arretratezza e la mancanza di manutenzione delle nostre infrastrutture viarie, autostrade in testa. Il ritorno del campionato di calcio, con l’arrivo di una nuova  offerta (chiamiamola così) di trasmissione in diretta, attraverso internet, delle partite più importanti, ha, invece, dimostrato quanto l’Italia sia indietro anche sotto il profilo delle autostrade informatiche. Gli incontri trasmessi da Dazn (la nuova tv), infatti, arrivavano sui televisori e sui tablet in ritardo di alcuni minuti rispetto alla diretta e con interruzioni varie e hanno suscitato valanghe di proteste degli abbonati.


Si tratta di temi, ne siamo consapevoli, molto distanti tra loro, che dimostrano, però, come i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni abbiano portato il nostro Paese nelle posizioni di estrema retroguardia del Continente: mentre tutti i nostri partner europei hanno lavorato in un’ottica di miglioramento nazionale, su tutti i fronti, le varie classi dirigenti italiane degli ultimi trent’anni hanno pensato soltanto a come saccheggiare le casse dello Stato, a tutti i livelli, da quello comunale a quello statale, passando per Regioni e Province.


Il risultato è devastante: restando alle Autostrade, in senso stretto, basta citare la Salerno-Reggio Calabria, un’opera che tutti i governi  hanno annunciato di voler completare, ma che non finisce mai, malgrado i miliardi di lire (prima)e di euro (poi) spesi; quanto, invece, alle autostrade informatiche e, dunque, a internet, è scandaloso il servizio offerto dai diversi gestori, con Intere zone del Paese mal collegate, mentre, dove la copertura è (teoricamente) totale,  si accusano spesso deficit improvvisi, interruzioni del servizio e disagi vari. Una situazione inaccettabile, nel 2018: nella quasi totalità dei Paesi europei, infatti, era tale vent’anni fa.


È mai possibile, ad esempio, che a pochi chilometri dalla Capitale d’Italia il segnale internet e la rete telefonica per i cellulari siano praticamente sconosciuti? Pensiamo ai Castelli (sud di Roma) o la provincia di Viterbo nella zona dei Cimini (nord della Capitale), dove telefonare, mandare un sms o collegarsi a internet con uno smartphone è impresa disperata. Per non parlare delle rete Wi-Fi nelle nostre città, sempre annunciate, ma mai funzionanti.


Siamo fanalino di coda in tutto e lo dobbiamo a chi ci ha governato, pensando non all’interesse collettivo, ma a quello personale e di partito. Lo schiaffo di Genova è stato terribile: speriamo che serva, almeno, a risvegliare un Paese in coma e a imporre una svolta vera, per poter sperare in un cambiamento reale, tale da restituire speranza ai nostri giovani.

                                                                  


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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