La sanità che non c'è

Dal 1995 – vale a dire dal primo presidente di Regione “comunicatore”, Piero Badaloni – a oggi ci sentiamo ripetere che, nel Lazio, la Sanità è un’eccellenza, che i conti migliorano e che le liste d’attesa diminuiscono. Il ritornello è stato ripetuto da tutti coloro che si sono succeduti alla guida della Giunta Regionale: Badaloni, appunto, Storace, Marrazzo, Polverini e adesso Zingaretti. Fatta eccezione per Storace, che, malgrado abbia ereditato 8.000 miliardi di lire di debiti “sanitari”, è riuscito a mettere a disposizione dei cittadini presidi fondamentali come il Sant’Andrea e il Policlinico di Tor Vergata, è evidente che tutti i presidenti hanno parlato e parlano di una Sanità che non c’è.

Badaloni ha dovuto assecondare gli appetiti del centrosinistra romano che lo aveva voluto alla guida della Regione e la Sanità è diventata, sotto la guida sua e dell’assessore Lionello Cosentino, un bancomat per consulenze agli amici dei compagni. Risultato: liste d’attesa infinite e tracollo dei conti. Tanto che, cinque anni dopo, la Sanità allo sfascio è stata uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Francesco Storace, che, una volta alla guida della Regione, ha fatto il possibile per risollevarla. Impresa titanica, riuscita solo nella parte riguardante l’apertura di nuovi ospedali: raggiunti due traguardi importantissimi, come detto, ma non sufficienti a risanare il settore, anche perché i politici di centrodestra, in quel periodo, hanno continuato a usare la Sanità come un bancomat. Risultato: scandali e arresti, anche di direttori Asl, per tangenti.

Dell’era Marrazzo e Polverini non c’è traccia alcuna, se non qualche sporadico annuncio, puntualmente smentito dai fatti, e dal 2013 abbiamo il campione dei comunicati, vale a dire Nicola Zingaretti. Almeno una volta al mese, il Governatore esulta per i miglioramenti della Sanità laziale, inaugurando un consultorio o un Poliambulatorio. E, visto che il governo Gentiloni ha deciso pochi mesi fa, dopo dieci anni, di chiudere il commissariamento della Sanità laziale, Zingaretti non solo ha detto che questo è frutto della buona gestione della sua Giunta, ma ha anche annunciato migliaia di assunzioni nel settore, ribadendo che la Sanità del Lazio ha imboccato la strada giusta.

Ecco, allora vorremmo chiedere al presidente della Regione Lazio: dove vive? Ha mai provato a chiamare il Cup (Centro unico di prenotazione) per prenotare una visita? E’ mai stato in un Pronto soccorso di un ospedale romano o laziale? Evidentemente no, perché la Sanità del Lazio è davvero al collasso, i Pronto Soccorso scoppiano e non riescono più a soddisfare tutte le richieste e per fare un esame diagnostico – un’ecografia o quant’altro – si devono aspettare mesi. E, nel frattempo, si licenziano i lavoratori di un’eccellenza come la Fondazione Ime, che viene chiusa.

Caro Zingaretti, aspettiamo il prossimo comunicato sulla fantastica Sanità laziale. La Sanità che non c’è.

       

 


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