RECENSIONI: Nascita dell'ideologia politicamente corretta

Una riflessione sistematica sulla genesi e lo sviluppo del pensiero politicamente corretto è stata esposta dal professore Eugenio Capozzi nel libro Politicamente corretto, Storia di un’ideologia (Marsilio Editori, 2018).  È un lavoro minuzioso con una ricca bibliografia di riferimento, un testo necessario per comprendere il mondo contemporaneo e la radicalità del politically correct. Ci soffermiamo su due punti fondamentali esposti nel testo, il primo riguarda la genesi del progressismo esasperato. Scrive Capozzi

“Quando, a partire dai medi anni cinquanta –con la morte di Stalin, le rivelazioni sui crimini del regime, l’invasione sovietica dell’Ungheria-, la forza attrattiva del modello comunista cominciò a declinare, le aspirazioni dei progressisti alla realizzazione del ‹‹paradiso in terra›› cercarono nuove vie, nuovi modelli e oggetti su cui concentrarsi. Nella società del benessere, con la prima generazione di giovani cresciuta nella pace e nella sicurezza sociale (i cosiddetti baby boomers), il progressismo conobbe una profonda trasformazione: nel giro di pochi anni il suo obiettivo si spostò dall’orizzonte socio-economico a quello culturale.”

La sovrastruttura, l’ideologia, assorbì del tutto la struttura, i rapporti economici. Così a partire

“Dagli anni cinquanta e sessanta del Novecento quell’ideale di redenzione si ampliò e radicalizzò, indicando come ostacolo da abbattere non più soltanto il capitalismo, ma la civiltà occidentale in sé e per sé, il suo modello di vita, la sua cultura, le sue tradizioni.”

Il nemico da abbattere diventava

“L’‹‹uomo bianco››, conquistatore e schiavista, devoto al sacrificio e alla produzione, repressore di ogni slancio creativo e differenza, era il nemico della liberazione umana, il freno al vero progresso verso un mondo più giusto e felice.”

Tutto ciò che lega l’uomo alla sua storia, alla sua tradizione, alla sua cultura, diventa ontologicamente maligno in quanto ostacolo al disvelarsi del progresso, della vera felicità. Le minoranze etniche e sessuali diventano moderni ‹‹messia›› da idolatrare, il neo-progressismo assume la forma di una religione secolare e in quanto tale ha dei dogmi: i confini e le identità non esistono (confini nazionali, confini sessuali). Tipica di una religione monoteista che accetta una sola verità, la sua, è l’intolleranza. Per l’ideologia politicamente corretta il mondo è diviso nettamente in due parti: i buoni che desiderano la società aperta e i cattivi, ovvero coloro
che non condividono la visione del mondo progressista, persone cattive, perché rifiutano il bene che la società arcobaleno offre.

Arriviamo al secondo punto. I sostenitori dell’ideologia politicamente corretta sono talmente convinti di professare la “religione giusta” che per razionalizzare il rifiuto di chi non accetta le loro idee, arrivano ad una “patologizzazione del dissenso”. In sostanza chi mette in discussione le idee progressiste ha un solo nemico: si trova nella sua mente. Non possono esserci discorsi razionali ma puramente emotivi, scrive Capozzi

“Il politicamente corretto fa appello soprattutto a un’adesione di tipo esistenziale ed emotiva, prima che filosofico-politica: si propone attraverso formule, termini, categorie che suscitino un’immediata partecipazione a principi presentati come evidenze indubitabili di tipo intuitivo. Cerca di imporre l’idea che quei principi così solari potrebbero essere contestati soltanto da persone insensibili, fredde, ‹‹cattive››.”

Ed è per questo motivo che

“Non solo la propaganda, la retorica, la pedagogia civile generati dalla nuova ideologia rivestono, nel suo progetto di società, un’importanza cruciale; esse si caratterizzano anche per un’impostazione severa, rigoristica, manichea. Partono dall’idea che, una volta rilevata, la verità insita nella dottrina debba fisiologicamente venire accettata da tutti, e che le voci dissenzienti non possano che essere attribuite a una persistente, inspiegabile incapacità di comprensione razionale o una sorta di perversione diabolica, a un ostinato rifiuto delle ‹‹magnifiche sorti e progressive›› derivanti dall’affermazione dei nuovi paradigmi culturali.”
Per propagandare tali idee –che ripetiamo ancora una volta, fanno leva sull’emotività dell’individuo- i mezzi prediletti e più persuasivi soprattutto per far presa sui più giovani sono i film, le serie tv, le canzoni e contenuti veicolati attraverso il web e i social network.
Il libro di Capozzi affronta tanti temi, colpevolizzazione dell’Occidente, la teoria gender, l’antiumanesimo ambientalista, fino ad arrivare alla Silicon Valley, un libro fondamentale per comprendere l’ideologia politicamente corretta, che oggi rappresenta una nuova forma di totalitarismo.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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