La democrazia nella UE come travestimento di un sistema oligarchico

Il golpe bianco in atto in Italia grazie alla operazione Mattarella, con la nomina del così detto “Governo del Presidente”, con  il Cottarelli di turno, come a suo tempo con il prof. Monti, fiduciari entrambi dei potentati finanziari transnazionali, ancora una volta dimostra che la democrazia nel sistema del capitalismo finanziario è soltanto il travestimento di un regime oligarchico dominato dalle lobby finanziarie e sottoposto alla dipendenza da centrali direttive estere che sono a Bruxelles, a Francoforte ed a Washington.

D’altra parte, se si va ad esaminare a fondo il mito dell’Unione Europea e si analizza su quali contraddizioni questa sia stata costituita, si comprende che essa è una struttura oligarchica, dilaniata dalla corruzione, costruita sulla negazione di ogni sovranità popolare, che impone un amaro regime di privilegi per alcuni e di coazione per tutti gli altri.

In Italia come in Francia, in Spagna o in Belgio, i governi di centro destra o di centro sinistra, difendono unicamente gli interessi di una oligarchia finanziaria in contrasto con i desideri, le speranze e le aspirazioni di popolazioni che sono esasperate per la soppressione dei diritti, per la repressione salariale, stanche per il degrado permanente delle condizioni di vita e di lavoro, per l’immigrazione incontrollata. Le vicende ultime della situazione politica italiana lo dimostrano ampiamente e rendono lampante come non sia possibile uscire dalla gabbia di norme e regole costruite appositamente per sottrarre la sovranità ai popoli.

Il fondamento ultimo che ha creato le condizioni perché questo fosse possibile è stata la costruzione verticistica dell’Unione Europea che si è trasformata in un sistema di dominazione politica ed economica che amministra ed organizza gli interessi comuni della classe apolide e globalizzata dominante, garantita sotto l’egemonia della Germania sul resto degli stati europei. Se vai minimamente contro questo sistema vieni come minimo emarginato e considerato “populista, retrogrado e fascista”. Se poi raccogli una buona parte dei voti degli elettori si mette in atto uno dei tanti marchingegni per disattivare la possibilità di una ascesa dei partiti “populisti” al governo.

Bisogna capire che le denominate “democrazie” in Europa, in particolare quelle dei paesi del sud Europa, l’Italia per prima, la Grecia e la Spagna, con la loro situazione di super indebitamento, sono ormai di fatto dei “protettorati” dei paesi creditori ed dei grandi potentati finanziari transnazionali, dispongono di una limitata o inesistente sovranità. I governi che escono dalle elezioni (quasi sempre una farsa) che siano di destra o di sinistra, sono obbligati ad adempiere le direttive provenienti dalla troika di Bruxelles e Francoforte, ovvero pagare i debiti, limitare la capacità di intervento dello Stato, ridurre i diritti sociali, privatizzare i beni ed i servizi pubblici, riformare il mercato del lavoro (jobs act e similari) sulla base dei precetti neoliberisti.

Se qualcuno vuole derogare a queste imposizioni, se pure legittimato dal voto popolare, si mettono in atto una serie di marchingegni, al limite della legalità, per sottrarre ai popoli la possibilità di ristabilire una propria sovranità. Quello che sta accadendo in Italia è lo stesso copione, con poche varianti, di quanto accaduto a suo tempo in Grecia.

In sintesi i governi eletti devono realizzare, che lo vogliano o no, il progetto neoliberista.

Se si va ad esaminare a fondo quale sia il modello di sistema imposto dal liberalcapitalismo, vediamo che si tratta di un modello che si basa in sostanza sulla disuguaglianza sociale emergente, sulla precarietà del lavoro, sull’estensione del lavoro sottopagato e sfruttato per masse crescenti di giovani e meno giovani e che profitta dell’arrivo di masse di migranti che costituiscono la mano d’opera di riserva del grande capitale e che favorisce l’abbattimento dei salari ed il lavoro nero.

Il processo di trasformazione del modello sociale è stato favorito dal sistema dell’euro, che ha proibito la svalutazione competitiva e qualsiasi ostacolo alla libera circolazione delle merci e dei capitali, oltre che delle persone. 

I paesi vassalli della Germania hanno subito il saccheggio dei propri risparmi imposti da una tassazione feroce attuata da governi delegati dai poteri finanziari (Monti in Italia, Papademos in Grecia), l’acquisizione delle migliori aziende che potevano essere concorrenti con quelle tedesche e la conseguente chiusura di migliaia di imprese strozzate dagli alti costi di produzione. La vicenda della Grecia con la spoliazione totale dell’economia greca e la sua sottomissione ai voleri della Troika, con, da ultimo, la vendita dei suoi porti alla Germania (per pagare i debiti), risulta la più significativa del sistema di neocolonialismo economico imposto dalla Germania.

Da questo quadro emerge come il fattore chiave sia stato la perdita delle sovranità nazionali per le nazioni del Sud Europa, tormentate da alto debito, deflazione, disoccupazione, crisi economica ed ondata migratoria epocale. Sembra chiaro che una possibile destabilizzazione sociale di questi paesi faccia parte della pianificazione già predisposta dalle grandi centrali di potere transnazionale.

Il quadro è cupo e non ci sono vie di uscita morbide da questa situazione, questo deve essere tenuto presente da coloro che sognano un ritorno alla sovranità popolare, il sistema lavora per renderli innocui. Salvini e Di Maio ne traggano frutto.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.