L'UE crea disoccupazione con la trappola della formazione-certificazione

L'Ue crea disoccupazione nelle fasce più povere della popolazione, agevolando lo sfruttamento, e grazie alle norme sfornate negli ultimi cinque anni (recepite dagli stati membri). La novità è che, si potrà non pagare un lavoratore perché privo dei titoli richiesti dalle normative Ue per la prestazione d’opera. Così l’Unione Europea impone che l’azienda si sinceri, ed attraverso scrupolose indagini, che il lavoratore sia in possesso delle certificazioni che attestino i requisiti per svolgere qualsivoglia lavoro: dal medico all’ingegnere, dal ragioniere al geometra, dal giardiniere all’inserviente… tutti sono tenuti alla “formazione continua” e, soprattutto, a munirsi di “curriculum certificati” quando si presentano per una domanda di lavoro. E chi ha accumulato esperienza non dimostrabile, ovvero con lavori a nero? Per questi ultimi non c’è spazio, la certificazione (ovvero il responso degli enti previdenziali) avviene solo in cambio di un effettivo versamento contributivo.

L’idea del curriculum certificato nasce con “Europass”, uno dei cosiddetti “servizi” offerti dalla Commissione europea. L’obiettivo in origine era offrire un formato standard per i curriculum in Europa. Ovvero un servizio certificativo (piace tanto ai tedeschi) che accompagni la circolazione dei lavoratori in ambito Ue. Così nessun lavoratore potrà sfuggire al curriculum certificato ed agli obblighi formativi, pena perdere il lavoro, autonomo o dipendente che sia. Alla formazione continua saranno obbligati anche gli artigiani (falegnami, muratori, carrozzieri, meccanici, fabbri…) tutti costretti a perdere ore di lavoro per frequentare corsi di formazione presso enti regionali: carrozzoni pubblici finanziati dal Fondo sociale europeo (Fse) dove i docenti ne sanno meno degli studenti, soprattutto meno degli artigiani d’esperienza. Quelli dell’Europass sostengono che queste regole dovrebbero aumentare la qualità del lavoro, la trasparenza dei titoli e “la comunicazione tra chi cerca e chi offre lavoro”. Obiettivo dell’Ue è “la mobilità nell’occupazione. In pratica chi ha un negozio di ferramenta a Roma o nel Sud Italia potrebbe aprirsi anche una rosticceria a Parigi e Strasburgo: ridiamoci sopra che è meglio. Da Europass garantiscono che è “il curriculum certificato è gratuito presso le strutture abilitate alla certificazione”, soprattutto che serve “per avere sotto controllo la promozione della propria figura professionale”. Sono proprio “tempi moderni”, roba alla Charlotte.

 


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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